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Appena l'allarme Akuma scatta, io sono già pronta sulla Torre Eiffel, per identificare la vittima della giornata.
Ma le mie ricerche sono vaghe, perché nonostante mi stia dondolando su tutta Parigi, qui sembra tutto come sempre.
Possibile sia un errore?
Ma soprattutto, ChatNoir dov'è?

ChatNoir
Poco prima...

Sono tornato a casa da ormai mezz'ora, e il silenzio che riecheggia nella dimora mi è familiare, ma in questo periodo mi spaventa.
Ormai avevo il dubbio da mesi che mio padre fosse più losco del solito, e che quasi mi stesse pedinando per capire che facessi tanto in giro.
Se scoprisse che io sono ChatNoir, sarebbe pericoloso sia per lui che per me. Potrebbe essere una vittima di Papillon.
E questa situazione inevitabilmente avrebbe ferito Marinette, da qualche parte dovevo mettere un punto, ma non avrei rinunciato a lei.

Esco dalla mia camera, e con passo titubante cerco mio padre per le camere.
Prima la sala comune, la cucina, la sua camera da letto, il giardino e infine lo studio.
Penso abbia frequentato quest'ultima stanza più di quanto abbia frequentato me.

È buio, ma sembra tutto quasi normale, a parte vari documenti sparsi sulla scrivania.
Le foto di mia madre in questa stanza sono sparse ovunque, a rivederle mi si riempie il cuore di gioia; non so se ho mai affrontato propriamente la scomparsa di mia madre, però rispetto ad anni fa ho accettato il dolore e ho imparato a conviverci.
Per mio padre, non ho mai capito se abbia mai fatto lo stesso.

La camera sembra sia stata lasciata da poco, io non posso entrare nello studio come e quando voglio quindi approfitto della sua assenza per sbirciare un po' nella libreria o in qualche cassetto.
Tutto sembra normale, e la tensione nel mio petto sembra quasi sollevata.

Mi avvicino all'enorme quadro verticale di mia madre, penso sia un pezzo unico nel suo genere. La sua rappresentazione è così realistica che mi sembra di averla qui davanti a me, è egoistico tenere un quadro simile solo per sé.
<<Che uomo particolare che ti sei scelta...>>

Appoggio la mano sul dipinto, come nella speranza fantascientifica di riportarla qui da me; ma accarezzando la tela del quadro, scorrendo le dita sulla superfice, tre dei triangoli che le compongono il vestito sono in rilievo, quindi non sono parte del dipinto.

<<Ma che cazzo>>

Passo il dito su i tre pezzi sospetti, sembrano quasi pulsanti.
E allora li spingo,entrambi si infilano nella parete, e il quadro si spalanca come una porta.
Davanti a me c'è una lunga scalinata che scende verso un piano inferiore, ma non riesco a vedere oltre per il buio.
L'aria è fredda, e il mio stomaco sembra fare le capriole per l'adrenalina.
<<Plagg...>> sussurro con un nodo alla gola <<Trasformarmi>>

Una volta munito della mia fedele tuta, e quindi una possibile difesa che in quel momento sentivo necessaria, scendo scalino per scalino, lentamente, tenendo stretta in mano la mia arma.

È una lunga discesa, ma sceso l'ultimo gradino, mi ritrovo in un ampio giardino artificiale; l'aria è fredda, proveniente da dei grandi condizionatori disposti sull'alto soffitto, il praticello è diviso a metà da questo sentiero di sanpietrini stile romano, molto eleganti.
Ero immerso in cespugli di ogni tipo di pianta, c'erano fiori di ogni genere e colore, un posto davvero enorme. Non so come mi sia passato così inosservato, è letteralmente sotto i miei piedi ogni giorno.

La cosa forse più particolare, sono le farfalle bianche che svolazzano libere da fiore a fiore; uno scenario surreale.
Non facevo mio padre un tipo da botanica.
D'altronde, chissà quanto non so di lui.

Con cautela proseguo per il sentiero sotto i miei piedi, ma passo dopo passo la tensione nel mio petto si alza a dismisura perché ho la netta sensazione che c'è qualcosa che non è apposto qui.
L'aria è troppo fredda per i fiori cresciuti qui, dovrebbero essere morti con una temperatura così bassa.

-Formidable- [Marichat] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora