La giornata a scuola scorre più veloce del previsto. Risate, battutine, compiti che si accumulano. Alya non perde occasione per punzecchiarci, e Nino le fa eco, come sempre. Io e Marinette ci scambiamo sguardi complici, piccoli sorrisi che ci bastano per capire tutto senza bisogno di parole.
Quando il suono dell’ultima campanella esplode tra i corridoi, è un sollievo generale. Ci salutiamo davanti al portone, Marinette si ferma a chiacchierare con Alya e Rose, mentre io invento una scusa rapida:
«Ho delle cose da sistemare a casa… ci vediamo dopo, ok?»
Lo dico con un sorriso che cerca di rassicurarla. Marinette annuisce, ma i suoi occhi parlano chiaro: mi controllerebbe passo per passo se potesse. La saluto con un bacio rapido sulla guancia e mi incammino.
Il tragitto verso la villa sembra eterno eppure familiare. Ogni angolo di strada mi ricorda i giorni in cui ci tornavo a malincuore, come in una gabbia dorata. Adesso… adesso non so.
Spingo il grande cancello e l’eco del cigolio mi accompagna fino al portone principale. Appena entro, il silenzio mi investe. Non c’è nessuno a riempire le stanze, nessuna presenza ad aspettarmi, solo i miei passi che risuonano sui pavimenti lucidi.
Cammino lentamente nel salone, sfiorando i mobili come per testare se sono reali. L’aria profuma ancora di quella freddezza elegante che mi ha sempre messo a disagio, ma qualcosa è diverso. Forse è perché questa volta la villa non appartiene più a mio padre. È mia.
Salgo la scalinata con calma, guardando i quadri alle pareti, le luci perfette, i dettagli che un tempo mi opprimevano. Ora mi sembra quasi di avere spazio per respirare, uno spazio mio.
Nella mia stanza, poso lo zaino e mi lascio cadere sul letto. Lo sguardo corre al soffitto bianco, poi scivola verso la grande finestra che illumina tutto. Per la prima volta non sento le mura stringermi addosso, e le responsabilità soffocarmi.
E allora un pensiero mi sorprende, dolce e insistente: come sarebbe se Marinette fosse qui con me? Immagino la sua risata che rompe il silenzio, i suoi schizzi di stoffe e disegni sparsi sul pavimento, la sua presenza che scalda l’aria.
Sorrido, un sorriso vero. Forse questa villa può smettere di essere un monumento al vuoto, e diventare qualcosa di nuovo.
Potrà mai diventare casa?
Chiudo gli occhi, lasciandomi andare a quell’idea. Non più una prigione. Non più solitudine.
Adesso, finalmente, una possibilità.
Mi addormento quasi senza accorgermene, perso in pensieri troppo grandi per me.
La vibrazione insistente del telefono sul comodino mi riporta alla realtà. Strizzo gli occhi, la luce dello schermo mi acceca per un attimo: Marinette.
«Pronto?» mormoro con la voce ancora impastata dal sonno.
«Adrien? Ma che dormivi?» la sua voce è bassa, un po’ cauta. «Hai cenato?»
Sospiro, passandomi una mano tra i capelli arruffati. «Ehm… no. Me ne sono dimenticato.»
«Adrien!» protesta lei, come una mamma severa. «Sono le dieci di sera! Come puoi esserti dimenticato di mangiare?»
«Nathalie è via per un convegno di moda, e… insomma, pensavo di ordinare qualcosa, più tardi...»
«Più tardi delle dieci? Ti farai venire il mal di stomaco!» ribatte senza darmi scampo.
«Va bene, va bene…allora—» mi lamento con un sorriso stanco, ma prima che possa continuare sento il click della linea che cade. Rimango lì, il telefono in mano, confuso.
Si è arrabbiata davvero?
Mi sdraio di nuovo sul letto, fissando il soffitto nella penombra. Le sue parole mi rimbalzano in testa, insieme all’immagine del suo broncio quando mi sgrida.
Passa mezz’ora, e sono ancora lì a tormentarmi, incapace di decidere se alzarmi o semplicemente addormentarmi di nuovo.
STAI LEGGENDO
-Formidable- [Marichat]
Fiksi Penggemar🔒 Lei è Ladybug. Lui è ChatNoir. Ma fuori dalle maschere... nessuno sa niente di nessuno. Marinette è innamorata del suo compagno di classe Adrien, ma una notte finisce per perdere la testa proprio per ChatNoir, il suo partner. Peccato che siano la...
![-Formidable- [Marichat]](https://img.wattpad.com/cover/259754412-64-k992888.jpg)