Un Po' Coreana.
«Lo sai che teoricamente quelli della tua squadra non li devi uccidere, vero?» Le chiese Valerio, leggermente spaventato, senza distogliere lo sguardo dallo schermo, finché: «Quello ero io!» Esclamò lasciando cadere le braccia sulle gambe.
Si girò finalmente verso la ragazza che vinto il gioco per la quarta volta, allungò le braccia verso l'alto per stiracchiarsi e poggiò il joystick sulla scrivania. «Hai perso.» Commentò semplicemente prima di alzarsi.
«Mi hai ucciso. Eravamo nella stessa squadra!» Si lamentò lui spegnendo tutto quanto.
Lea alzò le spalle ignorando il commento dell'amico e iniziò a camminare per la sua stanza.
Il letto a una piazza era accanto alla parete, subito alla destra della porta quando si entra, le coperte erano tirate su alla bene e meglio, e da sotto il cuscino scappava fuori un pezzo di pigiama.
Sulla parete sopra il letto si trovavano gli scaffali di Donkey Kong, quattro brevi lastre nere, una sopra l'altra, messe leggermente storte per dare un senso di movimento, e sopra ognuna di queste si trovavano dei diversi personaggi di Mario Bros, fino ad arrivare all'ultimo, dove vi era lo scimmione e la principessa Pitch. Glielo aveva regalato Lea qualche mese prima, per il suo diciottesimo.
Dall'altra parte della stanza invece, si trovava una libreria, che di altezza arrivava a metà parete e di larghezza se ne prendeva un'altra buona parte, questa vomitava libri da ogni lato. Tra questi, inoltre vi erano diversi gadget, tra cui dei Funko Pop di Harry Potter.
Sopra di essa erano appesi con estrema attenzione le locandine vintage di alcuni film, la maggior parte di Star Wars.
Lea si avvicinò alla scrivania e si abbassò a osservare lo scudo di Capitan America, a essa appoggiato. Ma spostando l'occhio verso sinistra notò qualcosa che non quadrava.
Accanto alla scrivania, infatti, era posizionata la piccola e morbida cuccia del cagnolino di Valerio, il problema era che in quella cuccia c'era qualcosa che non apparteneva al ragazzo.
«Sbaglio o quella pallina è del mio gatto?» Chiese alzandosi e mettendosi le mani sui fianchi, per poi riservare al ragazzo uno sguardo di rimprovero.
Lui si appoggiò con la schiena alla sedia da gamer. «Probabile.»
«Perché ce l'hai tu?»
«Non ce l'ho io... Ce l'ha Pop Corn.» Precisò il ragazzo.
E al suono del suo nome, il piccolo cane entrò saltellando da una zampa all'altra, dentro la camera. Era un carlino di pochi mesi che ogni passo che faceva veniva accompagnato da piccoli grugniti e un infinito fiatone.
Lea osservò l'esserino con un sopracciglio alzato, poi puntò un dito contro il padrone. «Non posso prendermela con lui, perché sebbene sia solo un esperimento di laboratorio uscito male, è troppo carino! Rivoglio la mia pallina.»
Valerio spalancò gli occhi e si alzò di scatto. «Sei matta? Non devi parlare così davanti a lui.» La rimproverò per poi prendere in braccio il cagnolino. «Scherza Lea, scherza...» Lo rassicurò accarezzandolo, mentre la ragazza si passava incredula una mano sulla fronte. «E poi non prendertela con me, è il tuo stupido gatto che non protegge le sue cose.»
«Okay,» Disse Lea alzando le mani al cielo. «La pallina la lascio a Pop Corn, tu sei ogni giorno più pazzo, e io me ne torno a casa. Grazie per la partita.» Gli disse sorridendo stanca e gli diede una leggera pacca sulla spalla.
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Sdraiata sul divano, con sulla pancia un pacchetto di patatine al formaggio, guardava distratta uno show televisivo, commentando a bassa voce ogni volta che la presentatrice diceva qualcosa che lei riteneva stupido.
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Pesca La Papera
RomanceImpegnata nella ricerca di un'attività in cui sia brava, maledice i suoi genitori biologici per averle dato quei geni che lei reputa "rotti" e per averla successivamente abbandonata in ospedale. Arrivata all'ultimo anno del liceo, Lea sentirà il bis...
