Firmiamo Un Contratto.
Camminava lentamente per le vie della città, mentre tornava verso casa con la musica che le rimbombava nelle orecchie, quando improvvisamente sentì il suo zaino essere tirato, e con questo tutto il suo corpo. Fece qualche passo indietro per riprendere l'equilibrio e, spaventata, si tolse velocemente le cuffiette, si guardò intorno e quando lo vide lasciò che il suo sguardo lo pietrificasse.
«Toccami di nuovo e ti taglio le mani. Zac.» Disse Lea mimando con le dita delle forbici.
Valerio la guardava divertito dall'alto. «Sembri un elfo quando ti arrabbi.» La informò. «Sai, perché sei...» e con la mano indicò la sua bassa statura.
La ragazza soffiò dal naso e imbronciata riprese a camminare, aumentando il passo.
«Sei proprio noiosa, piccola Lea.» Continuò il ragazzo, a cui non fu difficile raggiungerla, e affinché non gli scappasse più, le portò il braccio intorno alle spalle e la strinse al suo fianco.
«Cosa vuoi, Vale?» Gli chiese rassegnandosi a quello che da ormai cinque mesi era diventata routine, anche se sapeva benissimo cosa il biondo stava per chiederle.
«Allora,» iniziò lui liberandola dalla stretta e iniziando a giocare col braccialetto di pelle che teneva al polso. «Che ne pensi se le chiedessi di andare al cinema, venerdì?»
Lea si fermò in mezzo alla strada e alzo la testa verso il ragazzo. Questo aveva dei rossi sulle guance che gli mettevano in risalto gli enormi occhi marroni. «Valerio.» lo chiamò seria e lui abbassò lo sguardo verso di lei, vedendo l'espressione dell'amica si imbarazzò e si passò una mano tra i corti capelli castano chiari. «Jasmine non ha idea di chi tu sia.» gli ricordò.
Valerio si coprì il viso con le mani e riprese a camminare. Lea dovette fare una corsetta per non rimanere indietro. «Dai, piccolo Vale, ti ho detto che troverò un modo per farvi conoscere, ma non fidarti troppo. Jasmine non è una che si innamora, finirà per spezzarti il cuore.»
Il ragazzo annuì e le sorrise dolcemente, per poi scompigliarle i capelli con la mano.
Continuarono a camminare insieme e a parlare del più e del meno, in particolare Valerio le raccontò nei minimi dettagli del suo nuovo videogioco, mentre silenziosamente, Lea, pensava che non avesse la minima possibilità con una come Jasmine.
Si fermarono solo quando finalmente arrivarono a quello che era considerato il quartiere più bello della città. L'asfalto si trasformava in sanpietrini, i grandi edifici in piccole case da un solo piano, coperte di mattoncini e di edera. C'era una strana pace in quella parte di città per chi veniva dal centro, non erano abituati all'assenza di traffico, di clacson, di smog e del via vai continuo.
Valerio e Lea abitavano uno accanto all'altra, da piccoli giocavano a palla lanciandosela oltre la bassa siepe che separava i loro giardini. Lea salì i tre gradini in pietra, aprì il piccolo cancelletto in legno e si girò verso il ragazzo.
«Buon pranzo, nana.» La salutò lui iniziando ad avviarsi verso la porta di casa.
«Anche a te, Smigol.» Ricambiò, lui si girò divertito e la ragazza gli lanciò un bacio con la mano.
Percorse il breve sentiero coperto da delle pietre di forme diverse, fiancheggiato dal piccolo giardino, e finalmente aprì la porta di casa.
Nel fare questo gesto, qualcosa di duro ed estremamente profumato andò a scontrarsi contro il suo corpo.
«Aia...» Mormorò allontanandosi e passandosi una mano sopra il piccolo naso dolorante. «Già è un po' schiacciato, poi ti ci metti anche tu.» Continuò a lamentarsi.
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Pesca La Papera
RomanceImpegnata nella ricerca di un'attività in cui sia brava, maledice i suoi genitori biologici per averle dato quei geni che lei reputa "rotti" e per averla successivamente abbandonata in ospedale. Arrivata all'ultimo anno del liceo, Lea sentirà il bis...
