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"Sei sicuro? Sei ancora in tempo per andartene." Dico a Riccardo e lui si mette a ridere.

Lo guardo dritto negli occhi in attesa di una risposta.

"A me andrebbe anche bene, andiamocene ora." Lo prendo per mano ma lui si mette a ridere.

"Ma smettila." Mi lascia un bacio sulla fronte. "Ti preoccupi troppo."

"Ho delle buone ragioni per preoccuparmi." Alzo gli occhi al cielo.

Riccardo mi accarezza la schiena per rassicurarmi.

"E va bene."

Faccio un bel respiro profondo prima di aprire la porta.

Mia madre accoglie Riccardo con un sorriso, più di cortesia che altro.

Mi viene quasi da ridere pensando al fatto che, neanche due settimane fa, ha detto a Riccardo che non fosse il mio tipo.

No infatti, non è proprio il mio tipo.

"E quindi tu sei Riccardo."

"Sì signora." Dice Riccardo cercando di fare il simpatico, ma con mia madre riesce poco.

Si avvicina Lorenzo per salutarlo con una stretta di mano, e lo ringrazio mentalmente per il fatto che si stia facendo vedere così accomodante. Non se ne rende conto, ma probabilmente mi sta facendo un favore enorme.

Poi sento mio padre scendere le scale.

"Riccardo." Mio padre gli sorride, e mi lascia sbalordita dal momento che io l'ho sempre visto parecchio freddo e distaccato. "Alessia mi ha raccontato buone cose su di te."

Si stringono la mano, ed io sento la mia agitazione crescere.

"Ne sono contento." Riccardo sorride.

"Vieni, accomodati." Gli fa segno mia madre, e ci sediamo a tavola.

L'idea di venire a cena è stata tutta di Riccardo. In un certo senso si è quasi autoinvitato, ma tanto sarebbe successo a breve.

Sembra che per il momento la situazione sia sotto controllo, tutto sembra andare per il verso giusto. Ciò non significa che la mia ansia sia diminuita però.

La gamba mi trema sotto al tavolo, è così che cerco di scaricare l'ansia. Non riesco a stare ferma.

Riccardo, accanto a me, poggia una mano sul mio ginocchio. A mia volta, stringo la sua mano sotto la mia ed accenno un sorriso.

"Allora Riccardo." Si schiarisce la voce mio padre.

Ecco qua, si comincia.

"Alessia mi ha detto che sei un calciatore. Giochi in Serie C oppure-"

"Veramente-" Riccardo trattiene a stento una risata. "Gioco al Bologna, e nella Nazionale."

Mio padre fa un'espressione che mi fa intendere che è abbastanza impressionato, stava prendendo Riccardo sottogamba.

"E quindi sei uno importante."

"Non mi definisco uno importante... Faccio il mio dovere, è un lavoro come tanti altri."

"Sai io vivo a Londra, ogni tanto vado allo stadio, hai mai visto partite della Premier League?" Chiede mio fratello a Riccardo.

La sua intromissione può solo che essere utile.

"Sì, a gennaio sono andato a Londra per vedere una partita dell'Arsenal."

"Quella contro Crystal Palace?"

"Sì, quella." Annuisce Riccardo.

"Ci sono andato anch'io, gran bella partita." Commenta Lorenzo.

Riccardo e Lorenzo continuano a parlare di calcio, che a quanto pare è un argomento che li lega parecchio.

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