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Riccardo's pov

Prendo i vestiti e li metto in valigia cercando di essere il più ordinato possibile, ma mi riesce abbastanza male.

Devo tornare a Bologna almeno per una settimana, poi starò libero per un po' e potrò rimanere a Roma più a lungo.

In parte mi rende felice, ciò significa che ho più tempo da passare con Alessia.

Mi squilla il telefono così mi sbilancio per riprenderlo sul letto.

"Partita a calcetto?" Mi chiede Luca ed io faccio una smorfia.

"Veramente dovrei partire tra qualche ora."

"Dai! Una partita veloce e te ne vai."

"Veloce... Le partite sempre quello durano."

"Ci vediamo al campo!" Non aspetta neanche una mia risposta che mi riattacca in faccia.

In breve rimedio il borsone con le mie cose, e vado al solito campo.

"Menomale che non volevi venire, ci hai messo cinque minuti." Commenta Alessandro mentre fa stretching.

"Luca non mi ha lasciato scelta."

"Potevi non venire, avremmo capito."

"Non apprezzate mai la mia presenza." Alzo gli occhi al cielo.

"Tu servi sempre, con Calafiori si vince." Dice Luca ed io mi metto a ridere.

Mi cambio, faccio un po' di stretching e poi scendo in campo. La nostra è una squadra vincente, e il risultato era immaginabile.

Così appena finita riprendo le mie cose e mi cambio.

"Mi devo sbrigare, devo tornare, almeno passo a salutare Alessia." Mi metto il borsone in spalla.

"Comunque Riccà immagino tu sia contento di lei."

"Di che parli?" Domando confuso.

"Ludovica mi ha detto che adesso parte per Londra, per l'Erasmus. Quindi è una cervellona."

Rimango un attimo di sasso.

In che senso deve partire per Londra? Per l'Erasmus? E questa notizia da dove esce fuori?

"L'ho vista l'altro ieri non mi ha detto nulla."

Alessandro tira una sberla a Luca dietro la nuca.

"Non ti fai mai i cazzi tuoi."

"Ahia." Si lamenta.

"Io... Io vado. Ci vediamo quando torno." Accenno un sorriso, molto tirato.

Non riesco a capire. Alessia non mi ha menzionato né Londra, né l'Erasmus, né un'imminente partenza. Perché non avrebbe dovuto dirmelo? È una cosa positiva. Anche se adesso, di positivo non vedo proprio nulla. Sono arrabbiato, e molto.

Quindi, la prima cosa da fare è andare da Alessia per capirci qualcosa, prima che io impazzisca definitivamente. Magari mi chiarisce qualche dubbio.

Parcheggio male e di fretta, ma non mi importa.

Suono alla porta, anche insistentemente. Batto per terra il piede in un gesto nervoso, non riesco a stare fermo.

"Ciao." Mi saluta con un sorriso non appena apre la porta, ma appena vede la mia espressione si rabbuia.

"Cos'è successo?"

"Dimmelo tu."

"Cosa?" Mi guarda confusa.

Dammi un motivoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora