Quella sera non volli mangiare e mi addormentai tra le braccia di Paulo appena finì. Mi svegliai e osservai la finestra, il sole rifletteva sull' acqua della piscina creando dei scintillii. Appoggiai entrambe le mie spalle al letto spostando il mio sguardo dalla finestra al tetto e dal tetto a Paulo che dormiva e sorrisi istintivamente. Guardai l'orario e mi accorsi che erano le 6, mi alzai e decisi di preparare la colazione ai ragazzi. Andai i cucina e riempii i cornetti di cioccolata e preparai a ciascuno l' acqua. "Vuoi farci ingrassare?" Disse Simone dandomi un bacio in guancia e sedendosi. "Come stai?" Mi chiese mordendo il suo cornetto. "Meglio, ero un pò giù ieri" Ammisi asciugandomi le mani bagnate su uno strofinaccio. "Dovresti mangiare anche tu" Disse indicandomi il cornetto alla nutella che osservai. "Mi rifiuto" Dissi strizzando gli occhi per il conato di vomito che mi salì. Nessuno sapeva che avevo il cancro e non volevo che lo sapesse nessuno, non volevo fare tenerezza a nessuno. "Quanta nutella hai messo?" Disse ridendo Zaza. "Tanta" Dissi ridendo. Scese Alvaro che mi diede un bacio in guancia e mi abbracciò e stessa cosa Paul. "Paulo" urlai improvvisamente facendo sobbalzare i ragazzi. "Scusate dissi ridendo"Ammisi. Mi voltai e lo vidi scendere le scale. "Buongiorno" Disse tirandomi a sè. "Buongiorno" Dissi avvicinando le mie labbra alle sue. La sua mano si infilò da sopra nella mia maglietta uscendo il cordoncino con il suo anello. "Quando hai intenzione di rimetterlo?" Disse sorridendo. Gli lanciai un occhiata e mi levai la collana per poi indossare il suo anello che osservai a lungo. "Ti piace?" Chiese Paulo guardandomi e asciugandosi con un fazzoletto le labbra sporche di cioccolato. "Come la prima volta che lo vidi" Ammisi sorridendo e distogliendo lo sguardo dall' anello. "Alle 15 abbiamo partita" Disse Paul "Sono carico per questa partita" Disse Paulo alzandosi e incominciando a riscaldarsi. Sorrisi e salii sopra a prepararmi. Quando finii scesi dai ragazzi anche loro era già pronti. Arrivammo e i ragazzi incominciarono a riscaldarsi. "Come stai? Tuo padre mi ha detto che sei stata poco bene" Ammise il mister "Meglio" Dissi fingendo un sorriso. Entrarono i giocatori del Chievo che incominciarono a correre per metà campo riscaldandosi. Allegri si allontanò per parlare con il mister del Chievo e mi si avvicinò Gennaro. "Ciao puttana" Disse correndo sul posto "Che cazzo vuoi ancora?" Sbottai "Non ti devi avvicinare a lei" Urlò Paulo avvicinandosi a me. "Ragazzi" urlò Allegri "Ad allenarsi" sbottò subito dopo. Decisi di entrare dentro per non distrarre i ragazzi e andai negli spogliatoi. Dopo un ora abbondante entrarono i ragazzi. "Come stai?" Domandò Gigi "Ho saputo un pò di cose che sono successe in questi giorni" Ammise guardandomi. Gigi era come un secondo padre, molto protettivo nei miei confronti. "Sto bene" Dissi guardando a terra "Hai qualcosa tu" Disse alzando il mio viso dal mento. "Nulla" Dissi sorridendo per poi uscire e incrociare lo sguardo di Zaza che era fermo su di me mentre si asciugava con l' asciugamano. "Buona fortuna" Dissi sorridendo ai ragazzi prima di chiudere la porta alle mie spalle. Buttai un sospiro e chiusi gli occhi. Non stavo bene. "Come stai?" Mi chiese mio padre posizionandosi davanti a me. Quella parola non l' avevo mai sentita ripetere così tante volte. "Bene" Ammisi guardandolo "Non si direbbe" Disse scrutandomi "Cosa c'è che non va?" Mi chiese "Nulla" Finsi. Mi andai a sedere nelle panchine accanto a mio padre e ai ragazzi che non giocavano, tra cui Alvaro. "Vuoi qualcosa?" Mi chiese mio padre "Cosa?" Domandai. "Vuoi qualcosa da mangiare?" Mi domandò "No, grazie" Ammisi sorridendo. Con la coda dell' occhio vidi lo sguardo di Alvaro puntato verso di me e lo distolsi immediatamente.
Fischio d' inizio.
Io e Alvaro non parlavamo più così tanto spesso, penso che ci stavamo allontanando e penso che a farlo ero proprio io. Non volevo che lui soffrisse se io sarei morta, perchè per me di quello si trattava. La mia vita potevo contarla sulle dita, mi rimanevano cinque mesi, perchè al sesto mi sarei lasciata morire. I miei pensieri andavano da tutt' altra parte che alla partita, ma l' arbitro incominciò a fischiare ripetutamente e scossi la testa per cacciare via i pensieri. Vidi Paulo vicino a Gennaro, le loro fronti erano attaccate, Paulo gli mise entrambi le mani sul suo petto "Non rompere il cazzo" Gli urlo spingendolo e mandandolo a quel paese. Lo guardai e il mio sguardo si scontrò con il suo che mi rassicurò. 90' Gol Dybala. Tutti ci alzammo ed io svenni.
Aprii i miei occhi non distinguendo dove fossi. Incominciai a sbattere le mie palpebre osservando il tetto bianco. Ero in ospedale, forse. Girai il mio viso e notai lo stemma della Juve e solo allora capii di essere in infermeria. "Amore" Disse mio padre chiamandomi. "Papà" Dissi con quel filo di voce che mi ritrovai. Mi aiutò a sedermi nel lettino e mi guardò severo. "Mi devi dire qualcosa?" Chiese unendo le braccia al suo petto. "Si" Ammisi per poi deglutire. "penso di avere il cancro" Ammisi. Il mio sguardo cadde su una figura davanti la porta.
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•La mi joya•
RandomMio padre è il responsabile dell' area medica della Juve. Inutile dire che ho l' accesso ovunque, grazie alla grande amicizia di mio padre con Massimiliano Allegri, allenatore della Juve. Con tutti i giocatori della Juventus ho un buonissimo rapport...
