Continua

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E' un maschietto, proprio come aveva detto Simò. Non vedevo Alvaro, Gigi, Paul, Claudio, ma soprattutto Paulo, da quasi un anno. Paulo se la passava bene con Antonella, da quanto vedo dalle foto che posta su instagram. Simone andava agli allenamenti ed io lo aspettavo a casa, ogni tanto venivano a casa suoi amici, ma non Alvaro. Quando c' erano le partite le guardavo in tv, non me ne perdevo una. Passarono nove mesi ed ormai mancava poco alla nascita del bambino e la convivenza con Simone andava benissimo. "Sei pronta?" Disse Simone scendendo le scale. "No" Dissi arrabbiata incrociando le braccia al petto. "Amore non ti lascio a casa sola e lo sai" Ammise Simone. "Mi hai sempre lasciata ed ora ti crei problemi?" Domandai arrabbiata. "Ara non fare storie, se partorisci sei da sola ed io ho una partita da giocare" Sbottò Simone avvicinandosi a me. "Vai a piedi allo stadio?" Domandai sapendo già la risposta "C'è Alvaro giù" Ammise. "A maggior ragione non vengo, non ho intenzione di farmi vedere dai ragazzi" Ammisi. "E nessuno ti vedrà" Ammise "Alvaro" Dissi "Non dirà niente a nessuno" Ammise sbuffando. "E dove mi metto?" Domandai sedendomi. "Simò è assurdo, sto a casa" Ammisi "Chiamami se succede qualcosa. terrò il cellulare in panchina" Ammise per poi lasciarmi un bacio sulle labbra. "Non fare cose pericolose" Sbottò per poi uscire. Mi sedetti e accesi la televisione.

Durante il primo tempo Simone mi inviò almeno sei messaggi chiedendomi come stessi. Erano ancora 0 a 0 ed eravamo ai minuti di recupero. GOAAAAAAAAAL DYBALA. Mi alzai urlando Dybala e le acque mi si ruppero. Mi sdraiai a terra e afferrai il cellulare per chiamare Simone. "Pronto?" Disse preoccupato. "Simò si sono rotte le acque" Dissi respirando. Non riuscii a tenere il cellulare in mano, ma continuai ad osservare la partita. Inquadrarono Simone che entrava in campo chiamando Alvaro e Paulo si fermò ad osservarli per poi continuare ad abbracciarsi con Paul, mentre Simone ed Alvaro corsero fuori. Paulo si avvicinò ad Allegri per chiedergli cosa era successe, ma Allegri si limitò a congratularsi con l' argentino. Il rumore delle chiavi mi fece girare e Simone corse verso di me. "Amore" Disse prendendomi in braccio "Dove andi" cercai di dire. "Respira" Mi ordinò per correre in macchina da Alvaro. Chiuse lo sportello e Alvaro premette l' acceleratore. "Alvaro se non ti sbrighi partorisco nella macchina" Dissi urlando. "AHHH" Urlai. "Respira" Mi ordinò Simone "Lo sto facendo" Urlai "Ti sbrighi?" Disse Simone ad Alvaro. "Ho una macchina, non un aereo" Sbottò lo spagnolo. Dopo alcuni secondi arrivammo in ospedale dove la dottoressa mi portò nella stanza.

Ero in un lettino, con le gambe allargate e Simone che mi stringeva la mano. "Spingi" Urlò la dottoressa. "Dai" Continuò. Spinsi due volte e dopo la terza sentii un pianto. Dopo averlo pulito me lo diedero in braccio e smise di piangere. I suoi piccoli occhi si aprirono e mi guardarono, quegli occhi che avevo già visto, gli stessi occhi di Paulo.


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