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"Dove cazzo sei stata?" Disse Paulo preoccupato. Entrai facendo strisciare la schiena nel cornicione della porta e provocandomi dolore. Ero distrutta sia fisicamente che mentalmente, il dolore che provai in quel momento non si poteva descrivere. Provavo del bruciore in tutto il corpo, nella schiena che sanguinava, alla mia intimità. Le mie guance erano arrossate e bagnate. "Che hai fatto?" Mi urlò Paulo tenendomi il braccio. "Lasciami mi fai male" Dissi tra un singhiozzo e l' altro. "Hai sentito?" Urlò Simone. Alvaro sembrava sconvolto quanto Paul che era inerme dietro a Paulo. Paulo lasciò la presa ed io salii le scale per chiudermi in camera mia. Tolsi i miei indumenti buttandoli a terra e riempii la mia vasca. L' acqua prese del colore roseo e il sapone incominciò a pizzicarmi la schiena. Dio quanto mi facevo schifo, mi facevo schifo perchè mi stavo ammazzando da sola, perchè odiavo il fatto che Paulo mi avesse tradita e forse il punto per colpirlo sarebbe stato rovinarmi. Rovinarmi per poi un giorno levarmi da tutti gli strati che separano la visuale del mio corpo e farlo soffrire, soffrire perchè lui mi sta riducendo in questo modo. La porta del bagno si spalancò ed entrò Paulo. "Come hai fatto?" Sbottai con quel poco di voce che mi rimase e coprendomi con le gambe e le braccia. "Mi devi ascoltare" "Ti ascolto quando finisco la mia doccia, aspettami giù" Dissi per poi uscire dalla vasca coprendomi con l' asciugamano. Uscì sbattendo la porta e quel rumore mi rimbombò all' interno della testa, fù come se le pareti si fossero frantumate e fosse rimasto solo polvere ed aspettavo un colpo di vento che avrebbe portato via tutta quella polvere. Mi vestii e scesi. Il silenzio in casa era tombale, non si sentivano nemmeno le zanzare ronzare per aria. Mi sedetti di fronte i ragazzi e alzai il mio sguardo, sguardo distrutto, scontrandolo con quello di Paulo. "Mi vergogno per ciò che ho fatto" Ammise. " Non me ne frega nulla" Sbottai. "Ara, ascoltami. Non ti ho detto nulla perchè non volevo rovinare nulla" "E scopavi con una puttana mi pensavi? pensavi  che la tua ragazza era in coma?" Sbottai urlando. "Hai ragione, ma ero distrutto pensavo di averti persa" Ammise. "Non mi hai perso prima, ma mi hai perso ora" Ammisi alzandomi. Il suo braccio mi bloccò e la mia mano si stampò sulla sua guancia. "Voglio essere lasciata in pace" Scandii le parole per poi salire le scale e buttarmi nel mio letto e non facendo caso se la porta fosse aperta o chiusa mi recai in bagno dove presi dei lassativi che mi fecero cadere in un sonno profondo.

La luce del sole mi provocava fastidio agli occhi e mi accorsi che erano le nove di mattina. Il cellulare poggiato sul letto continuava a squillare e  risposi quando riconobbi il numero di Carlos. Era fuori casa che mi aspettava. Avevo la giornata libera e lui non ne era a conoscenza, ma la voglia di stare in quella casa con Paulo era sparita, così presi la prima cosa che trovai nell armadio e la indossai per poi uscire di corsa lasciandomi alle spalle i ragazzi che stavano facendo colazione. Salii in macchina e non mi degnai nemmeno di salutarlo. "Che hai?" Mi domandò "Non ho nessuna voglia di parlarne, portami a Vinovo" Mi limitai a dire e lui con sguardo preoccupato accese la macchina e partì. Arrivammo a Vinovo e non entrai nel mio ufficio andai verso gli spogliatoi. "Mi dispiace" Disse una voce femminile alle mie spalle. Mi limitai a sorriderle ed entrai nello spogliatoio con Carlos. Mi levai la maglietta e mi slacciai il reggiseno tenendo nascosto il mio seno, mi girai mostrandogli i tagli. "Che cazzo hai fatto?" Domandò. "Ho bisogno di qualcuno che mi medichi" Sbottai. "Ara io non" Sentimmo sbattere la porta e Paulo entrò prendendo dal collo Carlos, mi voltai vedendo Simone e mi piegai afferrando la mia maglietta che mi infilai immediatamente. "Sei stato tu?" Urlò Paulo. "Lascialo" Sbottai e la mano di Paulo allentò la presa tanto da poter permettere a Carlos di allontanarlo. Paulo mi prese per il braccio e mi spinse fuori dagli spogliatoi. "Paulo le fai male" Urlò Simone. Paulo continuava a camminare ed io mi fermai di forza allentando anche il suo passo. "Vi dovete dimenticare di me" Urlai da far fermare sia Simone che Paulo. Uscì Alvaro che mi osservò, sapeva quanto stavo male, ma chissà per quale assurdo motivo non veniva da me e non mi consolava. "Io non riesco a dimenticarti" Ammise Paulo "Invece devi farlo come deve farlo Simone" Sbottai osservandolo.  Arrivammo a casa dove non spiaccicai parola per tutta l' intera giornata. Erano le 19:00 e i ragazzi stavano cercando di convincermi ad andare a vedere la loro partita, ma mi rifiutai. "Non posso devo andare a lavorare" Sbottai. Andarono alla partita senza di me, mentre alle nove e mezza di sera mi passò a prendere Matt. Uscii di casa ed entrai in macchina. "Pronta?" Mi domandò "Si" Dissi deglutendo. "Oggi devi fare due lavori" Ammise accendendo la macchina. " Che tipo di lavori?" Domandai. "Ti porto in un locale da stasera in poi lavorerai lì" Ammise " Si, ma che devo fare?" Domandai "Devi ballare e fare uno spogliarello a metà, devi essere sexy e tu lo sei. Pagano 340 euro ogni due serate, quando finisci di ballare fanno delle offerte la più alta sarà con colui che andrai a letto" Non dissi nulla osservai la strada che stavamo percorrendo. Dopo qualche minuto posteggiò e scendemmo dalla macchina per entrare in questo pub-discoteca. "Amico" Disse un ragazzo alto dandosi una spallata con Matt "Ciao, lei è la ragazza di cui ti ho parlato" Ammise. Mi spostai una ciocca di capelli per poi mettermela dietro all' orecchio e l' osservai. In quel momento mi accorsi che i ragazzi hanno una debolezza. Avrei gestito i soldi del proprietario a modo mio e così avrei finito prima del dovuto il debito da saldare. "Pur volendo potrei pagarti io" Disse avvicinandomi a lui. La mia mano si abbassò accarezzando la sua erezione, non mi sarebbe dispiaciuto farlo con lui sempre meglio di un 40 enne. "Va bene così, appena finisci il balletto sali da me" Disse leccandosi le labbra. " Potrei avere due birre?" Domandai "Tutto quello che vuoi" Ammise. Afferrai le due bottiglie di birra e aprii tutte le porte fino a quando non trovai il mio spogliatoio. Entrai chiudendo la porta alle mie spalle e bevvi due bottiglie di birra tutte d' un sorso. Più bevo e più sarò sensuale e non ricorderò nulla. L' alcool incominciò a fare effetto ed una volta messo l' intimo uscii salendo sul bancone. Il proprietario di cui non so il nome serviva le bevande, mentre io feci scontrare più volte la mia intimità coperta con il palo. Stranamente il locale era pieno di ragazzi alcuni anche famosi. Finita il balletto i ragazzi mi buttarono i soldi che raccolse il proprietario. Scesi dal bancone e mi diressi nell' ufficio dove mi privai dei miei indumenti e aspettai l' arrivo del proprietario. "Sei stata perfetta" Urlò aprendo la porta. "Hai raccolto 200 euro e te ne aspettano altri 200 se vai bene il tuo lavoro" Non lo feci fiatare più che mi avventai su di lui.

Aprii i miei occhi accorgendomi di essermi addormentata su una sedia d' ufficio ed ero completamente nuda. Il mio cuore incominciò a battere sempre più forte, uscì da quella stanza e scesi le scale. I tacchi non permettevano di fare silenzio e quando arrivai all' ultimo gradino mi ritrovai Matt e il proprietario. "Sei bellissima" Disse Matt. Mi coprii con le braccia e corsi nello spogliatoio dove mi vestii immediatamente. Presi la borsa e tornai fuori. "Eccomi" Dissi tossendo. "Sei stata bravissima ieri sera" Ammise il proprietario. "Grazie" Dissi seria. "Ti puoi sciogliere un pochino" Disse Matt prendendomi per il mento e alzandomi la testa. "Vorrei tornare a casa" Dissi levandogli la mano da sotto il mio mento. "Andiamo" Disse prendendo i soldi che gli diede il proprietario e poi uscimmo dal locale. Arrivammo davanti casa Juve "Hai fatto una bella somma" Ammise "Grazie" Mi limitai a dire scendendo dalla macchina "Stasera alle nove ti passo a prendere ti faccio riscaldare un pò e magari abbasso il debito" Disse facendomi l' occhiolino. Chiusi lo sportello e partì. "Puttaniere" Urlai "Scusa quello è Paulo" Dissi poi tra me e me. Mi privai delle scarpe con il tacco ed entrai facendo attenzione a non fare rumore. Chiusi la porta alle mie spalle e sentii solo silenzio. Salii le scale ed entrai in camera mia. "Dove cazzo sei stata?"

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