"Scusami, ma proprio non ci riesco" Dissi a Matt chiudendo il libro. "Dai, facciamo le ultime due pagine" Disse Matt "Sono stanca" Ammisi. "Preferisco studiare spagnolo che fare storia" continuai. "Studiamo spagnolo allora" Disse sorridendomi. Il ragazzo incominciò a farmi domande in spagnolo. "Non mi sembra che tu lo sappia parlare" Disse Paulo "Come scusa?" Disse Matt "Non sai parlare in spagnolo, tanto meno a fare domande" Ammise Paulo mettendo le braccia conserte. "Paulo, per favore" Dissi supplicandolo. " È meglio che vada, ci vediamo domani alle 9" Disse prendendo la sua borsa e uscendo. Sospirai mettendomi una mano fra i capelli. "Non lo sopporto" Ammisi "Io nemmeno lo sopporto a quello lì" Disse Paulo "Io parlavo di mio padre" Dissi sorridendo e mettendomi accanto a lui nel divano. "Ragazzi perchè non usciamo stasera?" Chiese Paul "Si, ti prego devo uscire" Ammisi lagandomi i capelli in una coda alta. "Ancora non abbiamo festeggiato il compleanno della neo-maggiorenne" Ammise Claudio. "Sono le sette" Disse Paulo "Andiamo a mangiare e poi andiamo in discoteca" Disse Paul "Per me va bene" Dissi sorridendo. "Fino a quando Paul non si troverà una ragazza, non ci lascerà in pace. Dovremmo girare per tutte le discoteche" Disse Alvaro causando la risata di tutti. "Vado a prepararmi" Dissi alzandomi e salendo le scale. Entrai nella mia camera e presi un vestito nero lungo, con uno spacco alto che scendeva fin la caviglia e uno scollo a V profondo, presi i miei tacchi rossi e mi diressi in bagno. Mi feci una doccia e avvolsi il mio corpo in un' asciugamano. Sentii la suoneria del mio cellulare e uscii dal bagno. "Cazzo" Dissi "Qualcuno può portarmi il cellulare?" Urlai dalla mia camera, ma non ottenni nessuna risposta. "Grazie" Dissi tra me e me. In punta di piedi mi affacciai dalla scala e non vidi nessuno così scesi ed entrai in cucina. Vidi il mio cellulare accanto al libro di spagnolo, ma mi accorsi di non avere ricevuto nessuna chiamata. Mi girai e mi ritrovai davanti Paulo. "Pensavo fosse il mio" Ammisi imbarazzata, non sapevo cosa dire. Lui mi osservò e non distolse lo sguardo sul mio corpo. "Paulo l' hai trova" Alvaro non finì la frase che mi vide in quello stato. "Io salgo" Dissi imbarazzata. Salii le scale e mi chiusi in camera. Passarono un paio di minuti e mi vestii e truccai. " Aspettiamo solo te" Urlò quella che sembrava la voce di Paul "Non ci sai stare senza ragazze intorno" Dissi uscendo dalla camera e scendendo le scale. Vidi Paulo, Paul, Alvaro e Simone con la bocca aperta. "Sei davvero bella" Ammise Gigi "Grazie" Dissi sorridendogli. "Non viene Claudio?" Chiesi "Si, viene con sua moglie a cena" Disse Gigi "Sai, se tu non fossi impiegata con il mio più sincero amico." Disse Paul "Evita di fare pensieri su ciò che è mio" Disse Paulo avvicinandosi a me "Sei davvero splendida" mi sussurrò all' orecchio "Non so se sarò in grado di resisterti" Continuò. Due braccia mi strinsero a sè e riconobbi il profumo di Alvaro. "Sei bellissima" Disse stringendomi ancora a sè. "Grazie Alva, Ti voglio bene" Dissi "Te ne voglio anche io" Rispose lo spagnolo. Andammo in macchina. Durante il tragitto non dicemmo niente io e Paulo, ci scambiammo solo sguardi che sembravano dire tutto. Appoggiò la sua mano nella mia coscia che era scoperta per via dello spacco e rabbrividii a quel contatto. Arrivammo a cena e salutai tutti e dopo aver finito quasi tutti tornarono a casa, tranne me, Paulo, Paul, Alvaro, Simone, Juan e Mario, che andammo in discoteca. Entrammo e incominciammo a ballare. "Vado a bere" Dissi all' orecchio di Paulo. Mi sedetti davanti al bancone. "Scusa per favore una birra" Chiesi, non mi piacevano gli alcolici forti andavo di più sulla birra. "Sei maggiorenne?" Mi chiese il barman "Si" ammisi "Allora gira e fammi un lavoretto" Disse con tono obbligatorio.
" Come?" Chiesi "Hai capito, vieni" Disse "No" Sbottai "Che problemi ci sono?" Mi girai e vidi Paulo e Alvaro. "Nessun problema" Disse il ragazzo. "Quanto vuoi?" Mi domandò "100 ti bastano?" Disse dandomi i soldi. La mano di Paulo afferrò il mio braccio e mi portò dietro di lui. "Ripeti" Disse Alvaro. Paulo prese il colletto del barman "Ora gli dai una birra, quei soldi te li ficchi nel culo e le chiedi scusa, offrendogli la birra" Disse Paulo lasciandogli il colletto per poi mettersi accanto a me. "Tieni" Disse stappando una birra. La presi e gliela buttai addosso. "Andiamo?" Dissi guardando entrambi che ridevano soddisfatti. Vidi Paulo dire qualcosa ad Alvaro, ma non riuscii a sentire per via del volume della musica. Alvaro diede una pacca sulla spalla di Paulo. "Andiamo, ti va?" Mi chiese Paulo, annuii e gli afferrai la mano dirigendoci in macchina. Arrivammo a casa e posteggiò nel garage, scesi dalla macchina ritrovandomelo vicinissimo. "Scusami" Disse Paulo "Perchè?" Chiesi "Perchè non so se resisterò" "Non c'è bisogno che resisti" Ammisi. Entrammo in casa e quando si assicurò che la porta fosse chiusa incominciò a baciarmi. Questa volta non era un semplice bacio a stampo, ma era qualcosa di più spinto. Arrivammo alla scala che non vedemmo, mi tenni al passamano per non cadere. Paulo incominciò a baciarmi il collo fino a scendere nella scollatura del vestito. Mi levai le scarpe e salii le scale. Mi prese dai fianchi e cinsi le mie gambe intorno al suo bacino, con il gomito aprì la porta della mia stanza, mentre le sue mani continuarono a toccarmi il fondoschiena. Mi appoggiò sul letto e dopo esserci tolti l'unica cosa che separava i nostri corpi, entrò dentro di me,incominciando a fare l'amore. Ci sdraiammo l' uno accanto all' altro. "Ti amo" Mi girai assumendo un espressione seria. "Ti amo anche io Paulo". Sentimmo un rumore di chiavi. "Siamo arrivati" Urlò Alvaro.
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Eccovi il sedicesimo. Cosa ne pensate?
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•La mi joya•
RandomMio padre è il responsabile dell' area medica della Juve. Inutile dire che ho l' accesso ovunque, grazie alla grande amicizia di mio padre con Massimiliano Allegri, allenatore della Juve. Con tutti i giocatori della Juventus ho un buonissimo rapport...
