"Elena mi sembri strana," le disse Fiamma appena si sedettero a tavola, il Conte,come succedeva sempre più spesso non c'era a pranzo e lei se ne approfittava per tormentare la figliastra.
""no,sono normale"
" e poi,quante volte ti ho detto che il rosso non ti dona?Ti sta male"
"pazienza,a me piace"
"la smetti di essere così indisponente?
"mamma,vorrei dirti una cosa,anzi due, nel pomeriggio andrò a studiare da Julian e domenica lui verrà qui"
"cosa stai dicendo? ma ti rendi conto? Tuo padre sarebbe svenuto se ti avesse sentito dire queste cose...io..io non credo alle mie orecchie.Quel disgraziato qui, con noi,al pranzo di famiglia? no Elena,ascolta, tu sei da rinchiudere in manicomio,non è possibile continuare così..."
Lei si alzò da tavola senza finire ciò che aveva nel piatto e se ne andò in camera sua, ormai era decisa a far guerra;pensò di chiamare la zia Maria Cristina,ma doveva studiare, esisteva la concreta possibilità che la interrogasse a storia e non voleva prendere un brutto voto,poi avrebbe visto Julian...ma un minuto per la zia lo avrebbe trovato,così la chiamò.
"che c'è cara? la voce della zia era preoccupata, raramente la nipote le telefonava a quell'ora,era più frequente che si sentissero nel tardo pomeriggio o dopo cena,
"zia, scusami se ti disturbo,volevo farti un saluto"
"e poi? sputa il rospo!"
"verrai domenica ,vero?" non sapeva come introdurre l'argomento della casa in dono,ma desiderava avere certezze in merito,anzi, ne aveva un bisogno assoluto.
"ma che domanda!si che verrò,non mi perderei la tua festa per niente al mondo,piccola"
Sentirsi chiamare così le dava forza e coraggio, si sentiva protetta,benvoluta,cosa che i suoi non le davano assolutamente.
"va bene,allora ci vediamo al pranzo".
"ehi,Elena, non è che mi nascondi qualcosa?"
"no,no,stai tranquilla.."
"sicura?"
"sicura"
"la tua voce è troppo incerta,cara, so che mi stai nascondendo qualcosa, forse una preoccupazione,forse una novità,ma ne parleremo al prossimo incontro,voglio che tu stia serena e che conti su di me,Promesso?"
"promesso,zia."
"allora fai come ti ho detto, serenità e tranquillità .Ah,dimenticavo, al pranzo non verrò sola."
Elena rimase un po' perplessa,certo che non sarebbe venuta sola,ma con lo zio,che cosa voleva dire con quella frase?
"si,lo so,vienei con lo zio"
E con un'altra "cosina" al seguito..ricordi la mia promessa?Ecco l'ho mantenuta,verrò con un regalo simbolico,che testimonierà quello vero...la casa delle fate è già tua, piccola".
"oddio,zia,grazie, si, certo ricordavo la tua promessa! ma..."
"niente ma,signorina, poi definiremo tutte le faccende burocratiche e non,a presto,baci"
Elena chiuse la comunicazione con il trionfo nel cuore, si sentiva felice, ma doveva studiare e poi avrebbe visto il suo amore,ma ora doveva tuffarsi fra i libri di storia.
"mamma,oggi pomeriggio verrà Elena."
Julian era seduto in soggiorno con i suoi genitori,avevano appena terminato il pranzo e gli adulti bevevano il caffè mentre i ragazzi guardavano la televisione e Julian leggiucchiava un quotidiano sportivo.
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Elena e Julian
Fiction généraleUn amore intenso che nasce fra due liceali di estrazione sociale e religiosa diversa. Lei,Elena di nobile lignaggio ma cresciuta senza l'affetto della madre, in un ambiente arido e poco attento alle sue esigenze, incontra Julian ragazzo ebreo di...
