[Ci tenevo tanto a trattare in un capitolo a parte il crollo di Henrik solamente citato nel capitolo "Scheletri nell'armadio", spero che possiate apprezzare. Love u]
Crollo.
(Henrik)
Occhi incavati, vuoti.
Peso che aveva preso la strada verso la caduta libera.
Tachicardia, vuoto, blocchi continui.
Dopo il risveglio dal coma di Tarjei pensavo che tutto sarebbe stato luminoso e meraviglioso, ma mi sbagliavo. Pensavo che la parte peggiore fosse passata, ed invece era appena cominciata.
Accettare di cominciare a vedere uno specialista fu una scelta difficile, in quanto non volevo far preoccupare Tarjei ed ho tentato in tutti i modi di nascondere il mio malessere. Ma lui fu molto attento ad ogni mio minimo cambiamento e spesso se ne prese anche la colpa.
Ebbi una serie di attacchi di panico terribili, il solo rumore delle automobili mi spaventava. Quando ero in compagnia di Tarjei non gli tenevo la mano solamente perché stavamo insieme, gliela tenevo perché ero pronto a diventare il suo scudo umano in caso ci sarebbe stato il bisogno.
Di notte sognai più volte il suo funerale, fu terribile ed agghiacciante, la bara, i fiori, la mia figura completamente devastata. Quella visione riusciva ad influenzare le mie ore da sveglio, in cui diventavo particolarmente ossessivo nei suoi confronti. Se tardava anche di un solo minuto andavo nel panico più totale, immaginandomi le cose peggiori.
All'Ett Bord fu altrettanto dura. Fu lì che appresi la notizia del suo incidente. Inutile dire che ogni volta che squillava il telefono del ristorante saltavo in aria o, peggio ancora, mi congelavo sul posto, con gli occhi sbarrati, il terrore sul viso, la tachicardia, un respiro frenetico ed irregolare, un freddo glaciale percepito fin dentro le ossa, ma allo stesso tempo un sudore ingestibile. La clientela spesso si spaventava, pensando che stessi per avere un attacco epilettico o un infarto, per questo mi presi lunghi periodi di riposo, usando come scusa la stanchezza dovuta per le riprese di Skam o cose simili.
La notte, però, rimaneva la mia peggior nemica: mi mostrava cosa che mi raggelavano il sangue, gli organi, che mi facevano sentire morto. Spesso mi svegliavo con Tarjei accanto a me, intento a fissarmi con gli occhi che comunicavano tristezza, ansia, un mortale senso di colpa. E allora, senza dire una parola, si alzava, si vestiva, afferrava i miei vestiti, mi vestiva, mi portava fuori a respirare l'aria fredda della nostra Oslo addormentata.
Mi faceva camminare, respirare a pieni polmoni nel silenzio più totale.
Mi portava alla panchina degli Evak, restavamo ore ed ore a contemplare quel silenzio: ascoltando musica, baciandoci, stringendoci, promettendoci che tutto sarebbe girato nel verso giusto, che tutto sarebbe passato.
Dentro di me, però, oltre al terrore, si faceva strada un senso di rabbia fuori da ogni concezione. Ho pensato più volte di mettermi alla ricerca di quella persone che aveva quasi ucciso Tarjei e che stava uccidendo anche me. Ho pensato più volte al modo in cui l'avrei uccisa. Azioni raccapriccianti prendevano forma nei miei pensieri. Non mi interessava il suo sesso, io volevo solo vendetta, volevo scaricare la mia rabbia, pensavo che sarebbe stato l'unico modo per ottenere la pace.
Quella rabbia infernale, però, lasciava il posto ad una dolcezza angelica quando gli occhi di Tarjei si posavano sui miei. Il suo verde smeraldo è sempre riuscito ad eliminare ogni traccia della mia cattiveria repressa.
Fu Tarjei a salvarmi, fu Tarjei il mio eroe. Lui mi convinse a vedere uno specialista, lui, nonostante la convalescenza, fece di tutto per non farmi sentire solo, portandomi con se a fisioterapia, chiedendomi di aiutarlo coi compiti. Passavamo sempre la notte a casa di uno o dell'altro, appunto perché lui era a conoscenza dei miei incubi, della paura che avevo ogni volta che il buio incombeva. Si prese cura di me come io avrei dovuto fare con lui.
Fosse stato per me mi sarei rinchiuso in casa, con la speranza che quel malessere sparisse da solo col tempo, ma fu lui a mantenermi sulla linea di una vita stabile e regolare, che stavo per decidere di abbandonare. Lui mi portava fuori di casa, convincendomi che non c'era niente di cui avere paura là fuori e che non potevo lasciarmi condizionare da quel singolo evento. Lui mi portava al parco, mi faceva stendere sull'erba, mi faceva guardare il cielo, il sole, le nuvole, i fiori, i rami degli alberi, ogni piccolo dettaglio. Si stringeva a me, mi sorrideva, mi baciava, dimostrava di amarmi incondizionatamente, anche se ero in fase di crollo.
Avrei fatto lo stesso per lui.
Quell'evento ci fece capire molte cose e posso anche osare dire che ci fece legare ancora di più. Quella voglia di protezione assoluta, che abbiamo sempre nutrito nei nostri confronti, è sempre stata un tratto fondamentale nella nostra vita di coppia.
Io ho sempre messo lui al primo posto, e lui ha sempre messo me.
E magicamente, in questo modo, ci siamo sempre ritrovati a condividere insieme il gradino più alto del podio della nostra vita, con lo stesso grado di felicità e gratitudine reciproca.
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#Evak
FanfictionCOMPLETA [Non fatevi ingannare dal titolo, è una storia Tarjei/Henrik.] *Capitoli Bonus in corso* SEQUEL ONLINE! English Version on Wattpad: https://www.wattpad.com/story/106922355 English Version on AO3: http://archiveofourown.org/works/10066259/ch...
