Lunedì 2 luglio (sera)
I nostri piatti arrivarono quasi subito, ma solo l’idea di mandare giù qualcosa che non fosse un alcolico mi faceva venire il voltastomaco. Soffocai il vomito piantandomi le unghie nelle cosce e allontanai da me il cibo.
Christopher non ebbe i miei stessi problemi, affondò la forchetta e cominciò a mangiare con gusto.
«Questa tavola calda è la mia preferita» bofonchiò.
Mi presi del tempo per osservarlo. Mi trovavo bene in sua compagnia, avevo dimenticato il dolore alla caviglia, la notte passata in bianco e perfino la stanchezza sembrò abbandonare il mio corpo. Era un uomo affascinante e sprizzava carisma da tutti i pori. Le labbra rosa, la barba ben curata, gli occhi neri come un pozzo senza fondo, i capelli mossi che mi facevano venire voglia di passarci in mezzo le mani infinite volte…
Smettila Veronika! Mi diedi uno schiaffo mentale e puntai lo sguardo sul soffitto di legno.
«Già, vedo» mormorai annoiata. In realtà ero interessatissima, ma non volevo farglielo capire. Mi piaceva che lui mi stuzzicasse e volevo che continuasse a farlo.
Christopher inarcò un sopracciglio. «Cosa vuoi dire?»
Finsi di osservarmi le unghie. «Mah… ti sei buttato sul piatto come se non mangiassi da settimane…» insinuai, guardandolo con la coda dell’occhio. Non era vero, ma volevo vedere fino a che punto sarei riuscita a spingermi. Fino a che punto sarei riuscita a provocarlo. Volevo metterlo alla prova e testare la sua resistenza. Lui l’aveva fatto fino a quel momento e ora toccava a me. Chissà se sarei stata capace anche di fargli perdere la pazienza…
«Mi stai dando del ciccione?»
Camuffai una risata dietro un colpo di tosse e tornai con lo sguardo sul suo viso. «No, ti sto dando del mangione» lo corressi.
«È la stessa cosa.»
Scossi convinta la testa. «No, non lo è.»
Lui, invece, annuì serio. «Lo è.»
«No.»
«Sì.»
Capii che continuando così non sarei arrivata da nessuna parte. Celando il divertimento dietro un’espressione stizzita, mi allungai sul tavolo fino a sfiorargli la punta del naso con il mio. «Okay ti do ragione» sussurrai. «Sei un ciccione.»
Per una frazione di secondo, sentii qualcosa di liquido inoltrarsi al di sotto del tessuto della maglia e bagnarmi la pancia, ma non ci feci tanto caso. Così com’era arrivata, la sensazione scomparve lasciandomi piacevolmente rabbrividita.
Christopher adocchiò velocemente la scollatura della felpa, prima di mantenere tenacemente gli occhi incatenati ai miei. Mi sfuggì un sorriso quando mi accorsi che non avrebbe mai mollato e che quella lotta muta di sguardi sarebbe potuta durare anche per ore.
Per alcuni interminabili secondi il silenzio fu scandito solo dai nostri respiri mescolati e dello scricchiolio contrariato del tavolo sotto di me, poi si spezzò quando il regista alzò una mano e indicò divertito qualcosa.
«Hai rovesciato il vino.»
Ecco cos’era quella sensazione di bagnato sulla pelle!
Mi ritrassi di scatto e guardai seccata l’enorme chiazza scura sulla felpa.
«Torno subito» sbottai, prima di fiondarmi verso il bagno. Strappai decisa della carta e me la passai sul ventre. La macchia però, si ostinò a restare ferma al suo posto e alla fine persi la pazienza. Frustrata gettai a terra i fazzoletti e mi levai la felpa dalla testa, rimanendo in mutande. Aprii il rubinetto e la misi sotto al getto d’acqua, sfregando energicamente i due lembi opposti.
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Bondings
Chick-LitSiamo di nuovo noi, le pazze del Club della Frusta, con un nuovo progetto! Se vi aspettate di leggere una trama, resterete delusi: noi siamo le prime a non avere idea di quello che combineremo. Possiamo solo assicurarvi tanto sesso, quindi per chi a...
