Christopher. Incontri dannati

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Sabato 30 Giugno

La riconoscerai, mi aveva detto Elena con un sorrisetto perverso stampato sulle labbra quando mi aveva comunicato che non poteva più occuparsi dei miei affari e mi aveva trovato una sostituta. Ghignai appena arrivai in prossimità del luogo d'incontro. Non si era sbagliata.

Kaylee se ne stava seduta al tavolino del bar con i suoi occhiali scuri a nascondere gli occhi, un foulard rosso drappeggiato intorno al collo e un vestitino colorato che svolazzava ad ogni folata di vento. Non sarebbe passata inosservata neanche vestita di sacco, in quel modo non faceva che attirare le occhiate di ogni maschio fosse a portata di vista.

Non che liberarsi degli ammiratori troppo appiccicosi fosse un problema per lei. L'ultimo in ordine cronologico lo aveva fatto secco con un solo sguardo assassino.

Sorrisi. Ce n'era un altro in agguato e per quanto io non fossi proprio un cavaliere dall'armatura scintillante e per quanto lei fosse tutto fuorché una damigella in difficoltà, decisi di avvicinarmi.

Presi la sedia accanto la sua e la scostai dal tavolo.

«Giusto per evitarti la fatica di rimetterla al suo posto, sto aspettando qualcuno.» Decisa, senza un incertezza, il suo tono non lasciava spazio ad interpretazioni. Smamma o ti spezzo in due, diceva. Già mi piaceva.

«È me che stai aspettando.»

Mi accomodai, lanciai un'occhiata al cameriere che già si stava avvicinando per rispedirlo da dove era venuto e mi dedicai a lei. «Kaylee, vero? »

La sorpresa di lei durò non più di un battito di ciglia. Altro punto a suo favore. Incassava i colpi in fretta e si riprendeva ancora più rapidamente.

«Christopher Roberts» disse. Non era una domanda la sua. Era un'osservazione. «Questo è il meglio che riesci a fare con i travestimenti?» aggiunse indicando il mio abbigliamento. La notorietà dal mio punto di vista era solo una seccatura. In generale in ogni caso un berretto da baseball calato sul volto e un paio di occhiali scuri erano più che sufficienti a tenere alla larga le ammiratrici.

«Tu non mi hai riconosciuto, no?»

Si irrigidì all'istante, come se l'avessi punta sul vivo. Era una professionista, essere presi di sorpresa non rientrava tra le sue possibilità. Non durò più di un istante. Con fare civettuolo si protese verso di me, abbassò leggermente gli occhiali e disse: «Chi ti dice che io non lo abbia fatto?»

Scoppiai a ridere e lei mi seguì subito dopo. Sapevamo entrambi che ero riuscito a prenderla in castagna, ma non lo avrebbe ammesso neanche sotto tortura. Fiera, battagliera. Mi piaceva ogni secondo di più.

Notai il cameriere che a qualche passo da noi ci girava intorno come se stesse facendo la ronda, lo sguardo supplice. Nessuno dei due aveva ordinato e probabilmente aveva già ricevuto pressioni dal titolare. Capii che se volevo fare una chiacchierata in santa pace con Kaylee dovevo togliermelo dalle scatole.

Con un cenno lo chiamai.

«Va bene un analcolico per te? »

«Scherzi? Un martini liscio» ordinò. «Non dirmi che sei astemio.»

«E tu non dirmi che sei una di quelle donne che giudica la virilità di un uomo da quanto alcol riesce a ingurgitare.» Riuscii a strapparle un'altra risata cristallina e a farle illuminare lo sguardo con un luccichio di piacevole sorpresa.

«Sei interessante, Christopher»

«Anche tu lo sei, Kaylee. Peccato che nessuno di noi due sia qui per fare amicizia.»

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