Capitolo 26
Ti va una cioccolata calda?
Sì okay, il lunedì fa schifo, ma vogliamo parlare del giovedì, dopo due ore di matematica, una di chimica e una di letteratura inglese?
Ho la testa che mi scoppia e l'insegnante di matematica ha pensato bene di farci fare una sorta di compito a sorpresa. Non sopporto un altro giorno con lei in classe, prossima volta che c'è matematica dovrei restare a casa a dormire.
Peccato che io la matematica non la capisco neanche con la spiegazione, figuriamoci se dovessi iniziare a saltare le lezioni.
Esco dalla porta secondaria e mi ritrovo nel giardino della scuola. Stranamente non è tanto vuoto come mi ero immaginata. Insomma, sono pur sempre le tre del pomeriggio!
Mi stringo nel mio cappotto, le temperature si stanno abbassando e ovviamente ho dimenticato la sciarpa a casa stamani.
Faccio per andare a casa, prendendo la strada di sempre, quando vedo poco distante da me la testa bionda di Natalie e la sua giacca pesante. Sta aspettando l'autobus e mi chiedo dove sia finito il suo valoroso cavaliere quando serve.
Come per magia si gira verso di me, mi guarda negli occhi per qualche secondo e poi, sempre con la solita espressione impassibile, si volta di nuovo dall'altro lato.
Una grande rabbia si impossessa di me: siamo state amiche per tre lunghi anni, ci siamo fatte forza nei momenti di bisogno l'una dell'altra e ora per uno stupido ragazzo dobbiamo mandare all'aria la nostra amicizia?
Preferivo quando mi raccontava tutto di lui, annoiandomi alle volte, ma almeno rendendomi partecipe della sua vita, dei suoi pensieri.
Ora si comporta come se fossimo due sconosciute e la cosa non la posso sopportare, così prendo un bel respiro e devio la mia direzione, puntando su di lei.
Cammino velocemente e mi pianto di lato a lei, non c'è neppure bisogno che la chiami perché mi ha guardata con la coda dell'occhio mentre mi avviavo per venire da lei. Infatti, sposta i suoi occhi azzurri su di me con una nota di finta sorpresa. «Sì?» Ha pure la faccia tosta di guardarmi con sufficienza nel pormi questa domanda.
«Non mi puoi evitare per sempre, Nat.» Le faccio presente questa notizia shock.
«Non ti sto evitando.» Ma chi crede di prendere in giro?
«Non parliamo più, Natalie. Come puoi dire che non ci stiamo allontanando?» Le chiedo accigliandomi e una ciocca di capelli neri mi finisce davanti agli occhi.
«Cosa vuoi sentirti dire, Maya?» Sbuffa come se stare con me a parlare fosse un così gran dispiacere o fastidio. «Non ti chiederò scusa per ciò che ci siamo dette l'ultima volta.»
Mi sento colpita nell'orgoglio. Non sono una persona troppo orgogliosa, non mi faccio problemi ad ammettere di non aver capito o di aver sbagliato e sono sempre la prima ad essere propensa a chiedere scusa e trovare un accordo, ma quando mi trovo davanti una persona così testarda come Natalie i miei buoni propositi se ne vanno al vento.
«Ti sta bene perdere la tua migliore amica per un ragazzo?» Le chiedo e sinceramente ho paura della risposta.
«Se tu fossi stata una vera migliore amica non ci sarebbe neanche stata questa conversazione.» Mi incolpa di questo ora e io non riesco a credere alle mie orecchie.
«Vuoi forse dire che non sono stata una buona amica per te in tutti questi anni?» Sento la mia voce farsi sempre più piccola, tremolante, ma non accenna a spostare i suoi occhi da me o a cambiare la sua espressione dura.
Non sembra neanche più la stessa Natalie di prima.
«Vallo a chiedere a Lauren, ho visto che siete molto amiche in questi ultimi tempi.» Asserisce con una nota di freddezza nella voce, sposta lo sguardo per guardare di fronte a sé.
«Cosa c'entra lei adesso?» Mi ritrovo a chiederle, ma in realtà non lo voglio sapere. Rischieremmo solo di andare fuori strada. «Perché mi stai allontanando in questo modo? Perché ti stai comportando in questo modo?»
«Non capisco a cosa tu ti riferisca, Maya.» I suoi occhi azzurri mi guardano con freddezza, sono sicura che questa non sia la mia Nat. «Se pensi di mancarmi o se pensi che io abbia bisogno di te hai proprio sbagliato. Sto bene e sono felice di avere un fidanzato che tiene a me sempre.» Resta a fissarmi per qualche secondo, alza un sopracciglio con aria di sfida. «Perché non torni a casa? Fa freddo e scommetto che hai da studiare qualcosa.»
Annuisco, se non vuol parlare con me non la posso di certo forzare a farlo, anche se la cosa mi duole perché non riusciamo neanche più a comunicare e senza parlarci non so come le cose si possano risolvere.
Faccio un paio di passi indietro, la figura di Natalie è dritta e tesa come un fuso. «Quando vorrai parlare saprai dove trovarmi.» Trovo il coraggio di dirle, ma a giudicare dalla sua espressione la mia frase non l'ha minimamente toccata.
«Và, Maya.» Mi risponde, infatti, e poco dopo arriva il suo autobus e scompare al suo interno.
Mi volto e proseguo per la mia via.
Cammino lentamente, non ho neppure la voglia di tirare fuori il cellulare e le cuffie per ascoltare la musica. Ho la testa da un'altra parte, per questo non sento chiamarmi fino a quando qualcuno non mi prende per un braccio.
«Ehi nana, ma che fai? Non mi senti?» Domanda Matt guardandomi divertito, ma il suo sorriso si spegne quando vede una lacrima sulla mia guancia. «Ehi Maya.» Si avvicina a me e mi accoglie in un abbraccio, stringe le sue braccia sulla mia schiena e mi appiattisco al suo petto. «Che è successo?»
Non riesco a parlare, infatti un singhiozzo scappa fuori dalle mie labbra tremanti e altre lacrime scorgano fuori dai miei occhi.
Odio piangere di fronte alle persone, sono brutta quando piango. Anche quando non piango, ma quando piango sono davvero inguardabile.
Quando si allontana da me mi manca il calore che il suo corpo emanava e mi mordo il labbro inferiore per evitare di farlo tremare ancora oppure per evitare a un altro singhiozzo di uscir fuori e farmi fare ancora di più la figura della scema. «N-Niente.» Farfuglio e passo le dita sotto ai miei occhi, sperando così di cancellare i segni del mio pianto.
È tutto il giorno che lo cerco per i corridoi, che spero di ritrovarmelo davanti oppure in caffetteria, ma di lui e della sua classe neanche la traccia, ma me lo ritrovo qui per la strada alle tre e mezza del pomeriggio mentre piango? Questa è sfortuna!
«Cazzate.» Impreca e io lo guardo dal basso della mia statura, che ora sembra essere ancora più scarsa di fronte a lui. «È per la scuola? O a casa?»
«Ho-Ho litigato con Natalie.» Ammetto e abbasso di nuovo la testa, passo nuovamente le dita sotto i miei occhi e tossicchio lievemente.
«Ancora quella storia?» Non lo chiede con un tono scocciato o infastidito, sembra più interessato e comprensivo lui di quanto lo sia Natalie.
Annuisco e, per qualche ragione, mi vergogno a guardarlo negli occhi. Per carità, lui non mi sta giudicando o altro -Matthew è uno dei pochi ragazzi che conosco che non l'ho mai visto giudicare qualcuno-, ma io non ho abbastanza coraggio e prontezza nel fargli vedere i miei occhi arrossati, gonfi e pieni di lacrime nascoste.
«Ti va una cioccolata calda?» Mi chiede dolcemente e io sollevo lo sguardo lentamente, cercando di capire se fa sul serio o meno. «Conosco un posto buonissimo.» Continua e mi porge un sorriso dolce, al quale non posso non ricambiare.
«Sì.» Annuisco e mi mordo il labbro inferiore, questa volta per la tensione che per altro. «Sì, ho proprio bisogno di una cioccolata calda.»
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Fallin all in you
Teen Fiction[COMPLETA] You know I've been alone for quite a while haven't I? I thought I knew it all Found love but I was wrong More times than enough But since you came along I'm thinking baby You are bringing out a different kind of me There's no safety net t...
