CAPITOLO 78

6.6K 187 8
                                        

MADDIE

"Ciao ragazzi" dico avvicinandomi a Juliet e Ryan.

"Come stai?" mi domanda la mia amica.

"Molto meglio" ammetto, ed è davvero così. Questa notte sono riuscita a riposare e oggi mi sento di nuovo in forze. Cole mi circonda le spalle con le braccia e fa un accenno di saluto verso di loro.

"Grayson?" domanda.

"Sta arrivando, stamattina sua madre ha dovuto letteralmente buttarlo giù dal letto ed è in ritardo."

Scoppiamo a ridere ma quando il mio sguardo incontra degli occhi marroni che mi fissano mi irrigidisco, bloccandomi all'istante.

"Cosa succede?" mi domanda Cole accorgendosi del mio repentino cambiamento d'umore.

Continuo a fissare quegli occhi, incapace di decidere quale sia la prossima mossa da fare. I miei amici seguono il mio sguardo, poi capiscono.

"Kristine" commenta Juliet.

Inizia a muovere dei passi verso di me fino a quando non ci troviamo una di fronte all'altra: troppo vicine per i miei gusti.

Rimango in silenzio, non sarò di certo io la prima a romperlo.

"Vorrei parlarti" il suo tono è diverso dal solito, ma comunque non mi lascio ingannare: conosco Kristine, è fredda e di sicuro non è venuta qui per informarsi sulle mie condizioni di salute.

Decido però di concederle qualche minuto: sono davvero curiosa di sentire quello che ha da dirmi.

"Cinque minuti, poi devo andare a lezione" le riferisco puntando il dito nella direzione dell'istituto alla mia sinistra.

Kristine acconsente e i miei amici si allontanano. Quando rimaniamo sole, incrocio le braccia al petto ed alzando il mento la guardo di nuovo, questa volta con più convinzione: deve capire che non sono riusciti a piegarmi, ne lei ne nessun altro.

"Ti ascolto"

"Senti so che non abbiamo avuto un passato sereno, ho commesso degli errori e non ne rimpiango nessuno se non quello che ho fatto quella notte." Certo, perché tutte le volte che mi hanno trattata male a scuola a causa di Aaron non sono cose importanti. Ma la lascio continuare, spero solo che la mia espressione le faccia silenziosamente capire quello che penso. Mi appoggio al muro con le braccia ancora incrociate al petto e le faccio cenno di continuare.

"Pensavo che la morte di Roger fosse stato un incidente, tutti noi pensavamo che fosse morto per salvarti dalle fiamme" tutti?

"E lo avete deciso in base a cosa? Eravate lì anche voi quella notte" ribatto.

"Lo so, ma eravamo dall'altro lato della casa, non vi abbiamo visto con i nostri occhi fino a quando Peter ci ha raccontato quello che era successo. O almeno, la sua versione della storia."

"Certo" dico soltanto.

"Senti, non siamo mai state buone amiche e probabilmente non lo saremo mai. Non mi sei mai piaciuta ed io non sono mai piaciuta a te" le rivolgo un cenno del capo che vuole come ringraziarla per la sincerità. "Però non sapevo come erano andate veramente le cose, volevo solo fartelo presente" a quale scopo?

"Per sentirti meglio con la tua coscienza? Adesso ne hai una?" Non so se le mie parole la feriscano, ma non riesco proprio a fare a meno di dirle.

"Forse mi merito la tua rabbia" forse?

"Forse si Kristine, perché sei venuta fino a qui?" le domando, sinceramente in attesa di una risposta.

"Non lo so" dice soltanto e mi sembra quasi di sentire del dispiacere nella sua voce.

"Non fa differenza se pensavate che fosse stato un incidente, quando siete usciti da quella casa io ero ancora lì dentro, avevo perso i sensi e non avevo possibilità di uscire. Avete pensato a voi stessi fregandovene di me e se non fosse stato per Roger non ne sarei mai uscita viva. Non so cosa tu sia venuta a fare, visto che non ho nemmeno sentito delle scuse uscire dalla tua bocca, e forse nemmeno mi interessa. Io sto bene con la mia coscienza Kristine, tu puoi dire lo stesso?"

Non ottengo nessuna risposta, solo uno sguardo ostile perché dopotutto sa, dentro di lei, che le mie parole corrispondono alla verità. Se non è venuta qui per scusarsi non c'è ragione che io rimanga ancora ad ascoltarla.

"Non ho nient'altro da dirti" e dopo averlo detto le volto le spalle e torno dai miei amici.

E' strana la sensazione che provo in questo momento: rabbia, soddisfazione, rancore. Con che coraggio viene qui, intromettendosi nella mia nuova vita senza neanche una vera ragione? Voleva farmi sapere che credeva che l'incidente di Roger non fosse stato intenzionale, e allora? Che differenza fa? Forse non immaginava che uno dei suoi amici fosse capace di una cosa del genere, o quanto meno non lo pensava in grado di nascondere una verità simile, dal momento che la vera colpevole è sua madre. Ma ai miei occhi non cambia nulla: quella notte la vecchia Madelaine è morta, e tutti loro con lei. Sono venuta qui per darmi un'altra possibilità, ricostruirmi una vita con nuove persone ed è quello che ho fatto. Sono felice qui, grazie a Cole e ai miei amici ho ritrovato la gioia, la voglia di vivere e di lottare per me stessa e per ciò che conta davvero. Lei non fa più parte della mia vita e voglio che mi stia il più lontano possibile.

Ricordo non molto tempo fa di aver letto una frase con la quale oggi mi trovo pienamente d'accordo, è di Paulo Coelho e dice così: bisogna chiudere i cicli, non per orgoglio, per incapacità o superbia, semplicemente perché quella cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, pulisci la casa, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei. Devo chiudere con quella fase della mia vita che mi ha fatto soffrire per tanto tempo, adesso sento di avere la forza di farlo e non mi tirerò di certo indietro.

Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei: è esattamente quello che ho intenzione di fare.

Mentre mi allontano sento ancora la sua voce, è quasi un sussurro.

"Congratulazioni per il bambino"

Non le rispondo, non mi volto a guardarla, continuo a mettere un piede davanti all'altro e quando raggiungo l'entrata, decido di lasciarmi lei e le cose del passato alle spalle. Proprio lì, dove sono e dove devono stare.

RACE MEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora