CAPITOLO 64

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GEORGE

"Di quali conseguenze stiamo parlando esattamente?" domando con tono ostile, se non fosse che sono fedele al detto le donne non si toccano neanche con un fiore a quest'ora gliene avrei suonate di santa ragione.

Questa donna sta facendo soffrire la mia bambina e il burattino al suo fianco non ne parliamo nemmeno.

So che è soltanto un ragazzo, per l'amor del cielo se lo so. Non sono sempre stato come sono oggi, vuoi anche l'età che mi ha reso con il tempo decisamente più saggio e responsabile. Anch'io ho commesso degli errori, alcuni anche importanti e che mi porterò dietro per il resto dei miei giorni. Non ero proprio quello che si poteva definire il ragazzo perfetto, ho vissuto un periodo buio durante la mia adolescenza che mi ha fatto perdere la bussola e così mi sono smarrito. E' lì che è arrivata Elisabeth: come se sapesse che avevo bisogno di lei, mi serviva una guida per uscire dalla spirale nella quale ero entrato. Avevo bisogno di essere salvato, avevo bisogno di lei.

Tutti meritano una Elisabeth nella propria vita, una persona che riesca a leggerti dentro e a capirti anche quando tu non vuoi essere guardato, perché sei perso e pensi che ormai sia troppo tardi per te. Lei mi ha donato la speranza, mi ha fatto tornare la voglia di vivere e se sono l'uomo che sono oggi lo devo soltanto a lei.

Abbiamo sofferto tanto per la morte di Luke e tutt'ora il vuoto che ha lasciato non si è colmato neanche di un millimetro. E' ancora lì, un buco enorme che non si restringerà mai. La morte di un figlio è una cosa che nessuno di noi dovrebbe vivere, non è così che funziona, non è naturale. I genitori sono stati creati per vedere crescere i propri figli, vederli compiere il cammino della vita per poi andarsene prima di loro, felici e in pace, perché completi. Quando abbiamo ricevuto la telefonata, quella maledetta sera del 18 settembre mi sono sentito morire dentro, e un pò l'ho fatto sul serio. Una parte di me se n'è andata con lui e non tornerà più.

Lo stesso dolore lo leggo negli occhi di Elisabeth e ne ho la certezza perché qualche volta la sento ancora piangere la notte. Non è più lo stesso senza di lui e tutto questo ha inevitabilmente cambiato la nostra esistenza. Poi è arrivata Maddie, prima di quell'anno la vedevamo spesso ma non come avremmo voluto. Luke e Susan abitavano non proprio vicini a Danvers quindi dovevamo aspettare il weekend per passare un pò di tempo insieme. La scomparsa di mio figlio ha cambiato anche Susan: il dolore l'ha travolta a tal punto da trascurare tutto il resto, compresa sua figlia, che di fatto era l'unica cosa che le era rimasta.

Maddie è stata la nostra benedizione, la ragione che ci ha spinto ad essere forti, un nuovo motivo per ricominciare a vivere. Ucciderei per mia nipote, nel vero senso della parola, quindi questo palo della luce con i capelli biondi farà meglio a non sfidarmi.

"Beh, non so se avete sentito che ho delle conoscenze al distretto di polizia." ricomincia, "Intendo amicizie fidate" si pavoneggia rispondendo alla domanda che le ho fatto un attimo fa.

Io e mia moglie attendiamo: così è davvero troppo facile e faccio di tutto per non farmi scappare il sorriso diabolico che preme per uscire.

Quando vede che non rispondiamo, continua.

"Non ci sono speranze che io venga incolpata di qualcosa, il mio povero marito defunto di sicuro non può far sentire la sua voce per raccontare la vera versione dei fatti e fino a prova contraria la mia è l'unica che possono avere quindi, se non fate un passo indietro, faremo in modo che sia vostra nipote ad essere incolpata." conclude.

"La prigione non è un bel posto per una ragazza come lei, non credo che le piacerebbe" aggiunge il biondino ed invoco tutti gli Dei per farmi rimanere seduto su questa sedia.

No ragazzino, non lo è, ma poi mi farai sapere.

Questo è quello che vorrei dire, questo è quello che invece rispondo: "Quindi fatemi capire voi due, siete venuti qui per minacciarci?"

"Interpretala pure come vuoi, io preferisco chiamarlo avvertimento. La parola minaccia mi fa sembrare una brutta persona." Ah beh, che diamine, allora no.

Denise fa un lungo sospiro. "Sono contenta che ci siamo chiariti, avevo proprio bisogno di una chiacchierata come questa" anche noi.

"Già" commenta Peter alzando le spalle, poi insieme si voltano e iniziano ad incamminarsi verso l'auto, Elisabeth però sembra non avere finito con loro.

"Una sola domanda Denise: dove trova una donna la forza di uccidere il proprio marito e continuare a vivere come se niente fosse? Sono curiosa."

Elisabeth si avvicina alla mia signora tornando sui suoi passi ed io mi preparo ad intervenire. Quando arriva di fronte a lei, si inginocchia per essere più o meno alla sua altezza e con la voce più fredda e calcolatrice che io abbia mai sentito, risponde:

"Ho dovuto scegliere tra lui e mio figlio vecchia, non c'è stato nemmeno bisogno di pensarci troppo." A queste ultime parole si alza di nuovo in piedi e ci lascia così, con l'unica confessione della quale avevamo bisogno.

Osserviamo la macchina uscire dal vialetto ed i sorrisi di quei due fanno allargare di gran lunga i nostri. Pensano di averla scampata, di averci spaventato e di poter continuare con la loro vita di sempre i furbacchioni: non vedo l'ora di vedere le loro espressioni quando scopriranno di essersi ingannati con le loro stesse mani.

"Ce l'abbiamo fatta donna" commento fiero.

"Siamo proprio una bella squadra testone" scoppio a ridere, lo faccio ogni volta che mi chiama così. Dopo tanti anni di matrimonio il nostro rapporto non è cambiato di una virgola.

RACE MEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora