Correva come una pazza verso il tram che l'avrebbe portata in salvo da quei ragazzi. Malediceva mentalmente Daniel, le aveva dato una sola da consegnare senza nemmeno avvisarla, ma tanto cosa gliene importava a lui, era sempre lei a rischiarsela tanto.
Era ormai un annetto che era entrata a far parte di quel brutto giro, non sapeva nemmeno lei esattamente come ci fosse finita, i suoi erano finiti in ospedale, era cresciuta mentalmente tutta di un botto e di conseguenza aveva iniziato a essere amica con una ragazza più grande, che poi l'aveva portata a farle conoscere tutta un altra serie di ragazzi, che le avevano passato la prima sigaretta, la prima canna e che poi l'avevano iniziata a mandare in giro per vendere, sostenevano il fatto che lei sembrasse così piccola e innocente, che mai l'avrebbero fermata. All'inizio tutto le sembrava così appagante, entrare a far parte di un gruppo più grande, quando tutte le sue amiche non capivano appieno cosa stesse succedendo nella sua vita, era soddisfacente, anche se comunque nessuno di loro sapeva bene della sua storia. Si sentiva forte a fumare, a iniziare a bere, si sentiva nel posto giusto, ma poi dopo un paio di mesi, quelle sensazioni tutte nuove avevano smesso di darle l'adrenalina, anzi contribuivano a farla stancare ancora di più.
La mattina si alzava presto e finiva di studiare un minino, lavava la casa, vuota da un po' e prendeva una mela, che sarebbe stata la sua colazione, pranzo e cena. Andava a scuola, andava a danza, le uniche due cose rimaste intatte nella sua quotidianità; poi passava dai suoi all'ospedale, per sapere come stessero, fingeva con loro che andasse tutto bene, che dovevano stare tranquilli e poi uscita da lì, studiava sull'autobus, fino ad arrivare al solito parchetto dove si riunivano tutti, quando le andava bene rimaneva lì, a stare con gli altri a decidere dove passare il resto della serata, quando le andava male la mandavano, come quella sera, in posti anche sperduti a vendere o comprare.
Odiava farlo, spesso si ritrovava a litigare, a doversi difendere o a scappare via. Era veramente un brutto giro, ma ogni giorno che passava, si sentiva sempre più affossata lì in mezzo fra loro, soprattutto perché quando sembrava volesse allontanarsi, loro in qualche modo la riprendevano sempre.
Anche quella sera l'avevano mandata dall'altra parte di Roma e un'altra volta l'avevano messa nei guai senza avvisarla, saltò sulla prima corsa che riuscì a prendere, chiamando la sua 'amica' per farsi dire dove fossero.
Aveva il fiato corto e le forze già le mancavano. 'Fottuto Daniel'.
Una volta arrivata in quel enorme locale all'aperto, cercò con lo sguardo il suo gruppo, ma prima incrociò gli occhi con lui, Giovanni, un ragazzo di un altro gruppo, ma che ogni tanto si univa al loro, anche se non erano per niente invischiati in brutte storie come loro, si limitavano a farsi qualche canetta ogni tanto. Si erano conosciuti proprio così e da subito Giulia aveva capito che aveva avuto un colpo di fulmine, per lei era bellissimo e soprattutto buono. Lo vedeva come trattava le sue amiche e i suoi amici, si vedeva così tanto che ci teneva, che era una bella persona. Anche con Giulia era stato molto carino, le aveva addirittura prestato un suo giacchetto una volta, che l'aveva vista tremare dal freddo. Si divertivano molto insieme, ma Giulia non si era mai spinta oltre, per lei era un amore impossibile e soprattutto la sua situazione era così complicata ormai, che avvicinare qualcuno era convinta fosse una scelta pessima, avvicinarlo avrebbe voluto dire trovare una persona che ci tiene, che le avrebbe sbattuto in faccia tutte le pessime scelte prese in quel periodo, che l'avrebbe forzata a uscirne, e lei non ne aveva la forza o la voglia, non prendere posizione e lasciarsi comandare dagli altri, quando dentro hai il caos, è più facile e Giulia preferiva rifugiarsi in quella comodità, era troppo sola, troppo triste, se si fosse dovuta aprire era sicura che sarebbe scoppiata una bomba dentro di lei, che nessuno sarebbe stato in grado di gestire, e che soprattutto non voleva far pesare su qualcuno, tanto meno che su un ragazzo carismatico e forte come quel riccio, che sempre la faceva ridere. E poi non aveva nemmeno senso fantasticarci su, una come lei non gli sarebbe mai potuta piacere, una come lei non poteva piacere a nessuno, per cui non c'era nulla a cui lei avrebbe dovuto pensare, non sarebbe mai successo nulla e basta. Si doveva accontentare di immaginarsi ogni tanto tra le sue braccia, che l'avrebbero racchiusa e nascosta dal mondo, ma era solo quello pura fantasia.
Si accorse che praticamente lo stava fissando da un minuto e che lui la stava salutando con la mano con sguardo divertito. Scosse la testa ridendo e passandogli accanto per raggiungere i suoi, si giustificò di quello strano comportamento.
-Scusa stavo riprendendo fiato-
-Tranquilla, tu puoi guardarmi quanto ti pare- le rispose lui, scombinandole i capelli, per poi vederla raggiungere gli altri.
Giulia per lui era stata una piacevole scoperta, adorava la sua risata, lo coinvolgeva in una maniera assurda dalla prima volta che l'aveva sentita. Spesso si era ritrovato a pensare a lei, anche se non la vedeva molto. Aveva un viso così particolare, sembrava un opera di Dalì, e la trovava bellissima per questo, in più aveva una personalità così espansiva che cavoli starci insieme lo faceva dimenticare del mondo, perdeva totalmente la cognizione del tempo. Eppure c'era qualcosa in lei anche di estremamente malinconico, riconosceva molte volte in quel viso pittoresco, lo spegnersi della luce nei suoi occhi e di quel sorriso tanto puro. Succedeva quando perdeva il suo sguardo da qualche parte in un punto fisso non definito, si isolava da tutti e rimaneva li inerme, e in quei momenti la riconosceva in modo più autentico, le occhiaie scavate e il corpo fragile, sembrava potesse rompersi con un niente. Poi però qualcuno la richiamava con una battuta e lei tornava Giulia sorridente, con i muscoli forti e la forza di un uragano. Il riccio spesso avrebbe voluto parlare solo con la vera Giulia, farsi dire per quale motivo stesse male, perché lui aveva capito che c'era qualcosa sotto e ne era così curioso. Quando la vedeva sentiva un estremo bisogno di starle accanto, di proteggerla in un certo senso, anche perché credeva fermamente che non le volessero sinceramente bene, non sapeva perché, ma ne era convinto. Inoltre spesso quei ragazzi la guardavano con occhi languidi e lei non se ne rendeva minimamente conto, e lui odiava questa cosa, se ne doveva rendere conto per tutelarsi da sola, anche perché non gli sembrava che ci fosse qualcuno che sarebbe intervenuto in suo aiuto, nessuno tranne lui forse. Sospettava che quella piccoletta provasse qualcosa per lui, e la cosa nemmeno gli dispiaceva anzi, ma ogni volta che riuscivano a vedersi, poi lei tutto d'un tratto diventava sfuggente, e senza che nemmeno se ne rendesse conto, Giulia spariva e lo salutava quando già era lontana verso le uscite dai posti. Non ne capiva sinceramente il motivo, per lui era abbastanza palese che fosse interessato anche lui, che voleva conoscerla meglio.
Anche quella sera, quando l'aveva vista entrare e guardarlo, automaticamente aveva sorriso, ma lei non si fermò con lui, perché non lo faceva mai?
La osservò andare dai suoi amici e stranamente iniziare una discussione.
-È la quarta fottutissima volta Dan, perché non mi avvisi cazzo?- Giulia era davvero nervosa e poco le interessava se aveva al consapevolezza di perdere quella discussione.
-Eddai Giulietta non è successo nulla-
-Perchè ho quasi perso un polmone per riuscire a correre via-
-Giu dai non fare la ragazzina e non rovinarmi la serata- Daniel si avvicinò a lei per accarezzarle la guancia, ridendo. -Te l'hanno mai detto che sei eccitante quando ti arrabbi?- Giulia alzò gli occhi al cielo, odiava quando la prendeva in giro in quel modo, gli scostò la mano dal viso.
-Sei un idiota- e si girò.
-Dove vai ora?- rise lui.
-A casa-
-Peccato, ti avrei potuto dare una ricompensa per il tuo bel lavoretto- e mentre sentiva quella risata, chiaramente dettata dell'alcool, Giulia si avviò verso l'uscita, poco le interessava se c'era Sangio quella sera, era davvero al limite della sopportazione.
Uscita dal locale si mise in fermata ad aspettare il notturno che l'avrebbe riportata a casa.
-Sta sera sei stata proprio per poco- la voce di Giovanni arrivò alle sue orecchie facendola sorridere, che carino che era.
-Si non sono molto in vena- disse lei girandosi.
-Ho visto che hai litigato con Daniel-
-Una semplice discussione-
-Non ti avevo mai vista arrabbiata-
-Ahahah adesso non dirmi anche tu che sono più eccitante perché davvero non lo sopporterei- scherzò lei, scimmiottando la voce di un uomo.
-Te lo ha detto lui?- chiese lui, con un sorrisetto strano sul volto, era divertito, ma anche infastidito, come quando ti si dice una verità scomoda.
-Si, si diverte a prendere in giro il ragazzo- rispose lei, poco convinta di quella domanda.
-Dovresti stare più attenta- le suggerì lui, facendo un passo verso di lei.
-A che cosa, a non arrabbiarmi?- ridacchiò Giulia.
-No a come ti guardano i tuoi amichetti, lui in primis, tu pensi che ti prenda in giro, ma fidati che non è così, le pensa davvero quelle porcate-
-Ahaha ma figurati, come hai detto tu siamo 'amichetti'-
-Giulia sono serio te lo dico da maschio-
-Vabbe si, facciamo che hai ragione- cercò di dire lei, trattenendo una risata, ma anche l'emozione per quella premura che le stava riservando, come se ci tenesse al fatto che lei stesse bene e che non le venisse fatto nulla che non voleva.
-Sei proprio ingenuotta ogni tanto- rise lui, forse rendendosi conto che aveva un po' esagerato nel dimostrarle tutte quelle attenzioni.
-Sei tu che vedi più cose di quelle che sono-
-Sese, ne riparleremo poi- e Gio rispose, sperando in realtà di non doverla mai vedere con qualcun altro.
-Comunque sto bene, quindi se vuoi puoi rientrare- lo rassicurò lei, con un sorriso rassicurante.
-Se non ti dispiace preferirei rimanere qui-
Giulia arrossì, poi decise di prendere il suo pacchetto di sigarette e magari offrirgliene una, così mise le mani nelle tasche del suo giacchetto e rendendosi conto di una quasi tragedia per lei.
-O cazzo- alzò gli occhi impanicati verso di lui.
-Cosa?-
-Non ho le chiavi-
-Di casa?-
-Eh- Giulia si era iniziata a tastare tutti i possibili posti dove potessero essere.
-Vabbe non ci sono i tuoi a casa?-
-No- rispose lei frettolosamente, mettendosi le mani fra I capelli, mentre Sangio rimase stranito, era ottobre, era strano che non avesse i suoi a casa.
-Stai da sola?-
-Eh si, managgia e mo che faccio?- lo guardava impanicato cercando di trovare una soluzione.
-Puoi venire da me- le propose subito lui, cogliendo al volo quell'occasione. A Giulia tremarono le gambe per quella cosa.
-Ma no, cioè non voglio disturbarti- rispose credendo che magari lo avesse fatto per educazione. 'Niente non capisce proprio' pensò lui.
-Non mi disturbi affatto, e poi probabilmente andresti a casa di uno di quelli che stanno ancora dentro, ma mi hai detto che non sei molto in vena di rimanere no?- non l'avrebbe mai lasciata andare da uno di loro, anche a costo di portarla in braccio fino a casa sua.
-Perchè tu te ne stai andando?- chiese allora sorridente lei.
-Si- rispose lui, non era così fino a quel momento.
-Ma non hai nulla con te-
-Diciamo che è stata una scelta improvisa degli ultimi due minuti- ammise lui senza troppi problemi, aveva capito che con Giulia doveva essere abbastanza ovvio, altrimenti lei non ci sarebbe arrivata.
-Dai vieni accompagnami dentro che prendo il giacchetto- le porse la mano che lei afferrò presto.
Non c'era assolutamente bisogno di quel contatto eppure lui le aveva preso la mano, perché lo aveva fatto? Giulia si sentiva in fiamme, e la cosa aumentò quando entrati dentro, lui non si staccò, ma continuò a tenerla a sé, avvicinandola ancora di più, per non perdersi tra le persone.
-Gio già te ne vai?- le chiese una sua amica.
-Sisi sono stanco Sere- le rispose lui con un sorriso, mentre cercava con la mano non impegnata di prendere il suo giacchetto. L'amica di Gio guardò Giulia con un sorrisetto malizioso, ma divertito, ricambiato da una risata imbarazzata di Giulia.
-Bene io mi do, ciao ragazzuoli- esclamò Sangio, recuperata la sua roba e riprendendo subito la mano di Giulia, dopo essersi infilato il giacchetto, iniziando a tornare verso l'uscita.
Era bello sentirsi così per lei, sembrava davvero volerla proteggere dal mondo, l'aveva visto fare così tante volte con le sue amiche e si era sempre immaginata come si sarebbe sentita lei a essere trattata così bene.
Una volta usciti si misero a riaspettare l'autobus che arrivò poco tempo dopo.
-Pf e tu volevi tornare a casa da sola- gli sussurò all'orecchio lui, mentre le metteva una mano intorno al fianco, per passare nel corridoio del mezzo, senza volere che facesse un passo da sola, c'erano certi soggetti strani.
-Io torno sempre da sola- sospirò lei, ancora più emozionata da quell'atteggiamento.
-So che sembro ripetitivo, ma dovresti davvero stare più attenta a te stessa-
-Non mi è mai successo nulla-
-Eh che vuoi fare aspettare che accada, stupidina?- rise lui, per poi sedersi su uno dei posti a due, facendo mettere lei in quello interno vicino al finestrino.
-Non mi portare sfiga-
-Ah sono sicuro che è per questo- rise lui, facendola ridere di rimando.
Giulia fece un grande sbadiglio, volendo accantonare quello strano discorso, che alimentava solamente le sue illusioni.
-Sei tanto stanca?-
-Si oggi mi hanno mandano lontanissimo e poi sono stata a danza e prima a scuola, non mi so fermata un secondo-
-Trovo davvero assurdo che ti mandino a te-
-Sono piccola non mi fermano a me per i controlli-
-Lo trovo comunque assurdo, e poi in generale è davvero strano vederti parte di quel mondo-
-Perché?-
-Perchè appunto sembri così piccola e pura, fa strano- Giulia alzò le spalle, nemmeno lei sapeva perché lo facesse alla fine.
-Ma è una cosa che ti piace fare tipo? Cioè ti da adrenalina?- chiese lui davvero curioso.
-Mah all'inizio si, ora come ora in realtà mi pesa. Tutte le volte è un'ansia e poi corro tantissimo- ridacchiò lei.
-E non puoi smettere di farlo?-
-Boh una volta mi sono rifiutata e Dan e gli altri mi hanno urlato contro per ore, mi hanno fatta sentire in colpa ed eccomi qua-
-E poi tu sostieni che sono tuoi amici bah-
-Ma guarda che lo so che per loro non conto un cazzo- il riccio sembrava davvero scioccato dalla tranquillità con cui gli stava dicendo quelle cose.
-E allora perché continui a uscirci?-
-Eh bella domanda, è complicato, diciamo che per adesso mi diverte-
-Non mi sembra-
-Ti ho detto è complicato- rispose lei, con tono dolce, per fargli capire che non era un discorso allegro e che non ne voleva parlare, anche se apprezzava molto quel suo interesse.
-Okok ho capito, in ogni caso, spero davvero tu riesca a staccarti da loro, dovresti avere più rispetto per te stessa-
-Mh si- si limitò a dire lei, girando lo sguardo verso il finestrino.
Sangio si mise a osservarla, stava avendo uno di quei momenti in cui perdeva tra i suoi pensieri e lui per la prima volta poteva osservarla ancora più da vicino.
Chissà perché non si voleva bene? Si chiedeva, trovandola sempre più bella e unica.
Scesero alla fermata di casa sua ed entrarono di soppiatto per non svegliare nessuno, salirono al piano di sopra ed entrarono nella camera del ragazzo.
-Spero non ti dispiaccia condividere il letto, ma se vuoi dormo per terra- ridacchiò lui.
-Ahahah non importa, tranquillo- la piccola Giulia non stava ancora realizzando il fatto che fosse a casa sua e stessero per dormire nello stesso letto, anche se non credeva avrebbe dormito molto.
-Tieni questi per dormire- gli passò dei suoi vestiti.
-Il bagno è la porta qui affianco, miraccomando non fare troppo rumore- si raccomandò lui, aprendole la porta.
Giulia si chiuse in bagno e si cambiò in fretta, sia mai che un componente della sua famiglia dovesse andare in bagno proprio mentre c'era lei.
Tornò in camera del ragazzo, con quei vestiti che le stavano tre volte tanto e per cui lui rise, divertito.
-Bene vado anche io, tu se vuoi intanto stenditi- le disse lui, facendole un occhiolino, ancora beandosi della sua vista con i suoi vestiti addosso.
Giulia invece iniziò a osservare la camera di quel ragazzo, era fighissima come lo era lui. Si fermò a guardare un collage di foto per cercare di riconoscerlo in ognuna di esse.
-Che guardi?- la imputò lui, ridendo, dopo essere tornato.
-Oh scusa, nulla nulla- subito si impanicò lei.
-Ma no scherzavo- rise ancora di più lui a quella reazione.
-Scemo ahah- e così Giulia tornò con lo sguardo verso le foto. -Qui quanti anni avevi?- gli chiese e senza volerlo intenzionalmente, lo fece avvicinare, si mise dietro di lei, facendo aderire la schiena di lei contro il suo petto.
-4 o 5 credo- rispose lui sorridendo.
-Eri proprio carino-
-Ero? Guarda che ti posso ancora buttare fuori di casa eh-
-Ahah non lo faresti mai- ed era vero.
-Ah si? E cosa te lo fa credere?-
-Tu sei buono- il ragazzo rimase in silenzio di fronte a quel complimento, che detto dalla sua voce risuonava ancora meglio.
-E qui invece?-
-9- rispose lui, abbracciandola intorno alle spalle, anche quella volta non ce ne era il bisogno, ma dopo quella frase, il bisogno di scambiarsi affetto era ancora più grande. Giulia si sentiva minuscola, ancora di più, messa in quel modo, non si sarebbe mai voluta schiodare, così rimase a fissare quelle foto ripetutamente, non si sarebbe mai staccata per prima per infilarsi sotto le coperte.
-Ma te le vuoi imparare a memoria?- le sussurò lui ridendo, notando che ci si stava soffermando davvero tanto e così Giulia si vide costretta, presa dall'imbarazzo, a spostarsi e dirigersi tutta rossa verso il letto, sussurrando un 'Scusa'.
Sangio scosse la testa, era proprio scema.
Si stese a sua volta, dall'altro lato del letto, spegnendo la luce piccola che illuminava ancora poco la stanza.
-Perchè i tuoi non ci sono?- le chiese, pensando a quanto fosse strano anche il fatto che i suoi la lasciassero così libera.
-Hanno avuto un brutto incidente, sono in ospedale da un po'- affermò lei, incapace di mentire, soprattutto a lui. Sangio si maledì, perché glielo aveva chiesto, ora si sarà rattristata.
-Mi dispiace- sussurò.
-Tranquillo, è tutto ok-
-E quindi stai da sola sempre?-
-In pratica si, ogni tanto la domenica mia zia mi viene a prendere per andare a pranzo fuori-
-Mh, deve essere difficile gestirti tutto da sola, la spesa e le pulizie-
-Dopo un po' ci ho fatto l'abitudine-
-Ora capisco perché sei così stanca ahah-
-Eh si- rise anche lei, apprezzando il fatto che non volesse anche lui renderla una conversazione triste.
-E cosa hai imparato a cucinare?- le chiese curioso.
-Ma nulla di che, non mangio quasi mai a casa, dopo scuola, ho danza e dopo danza esco- spiegò lei.
-E cosa fai mangi sempre fuori?-
-No mi porto qualcosa da casa-
-Eh allora vedi che cucini-
Si era fregata da sola.
-No magari porto una mela o uno yogurt-
-Ma stai scherzando Giulia?-
-Cosa?-
-Non puoi mangiare così-
-Ma a me piace-
-Finirai per andare sottopeso sei scema?-
-Sto benissimo papà- ridacchiò lei.
-Dovresti prendere più seriamente la tua salute e la tua testolina- si ritrovò a ribadire quel concetto per non sapeva quale volta quella sera.
-Ci proverò dai- sospirò lei.
-Dovresti riuscirci di base proprio-
-Mh, dai basta parlare di me- lo incitò lei, girandosi verso di lui.
-Vuoi dormire?- le chiese.
-No-
-Ma sei stanca-
-Non credo che in questo momento riuscirei ad addormentarmi-
-E perché?- si girò anche lui verso di lei, ritrovandosi faccia a faccia.
-Perché mi piace parlare con te-
-Anche a me piace parlare con te, ma non mi sento più attivo per questo, anzi mi rilassa-
-Ahahaah volevi dire che ti annoio?-
-No scema- rise lui, passandole una mano fra i capelli.
-Quindi ti rilasso?-
-Si, molto, sembra tutto più leggero con te- chiuse gli occhi nel dirlo.
-Tu vuoi dormire?- gli chiese allora, Giulia forse non aveva pensato che lui volesse riposare.
-Si-
-Ok dai allora buonanotte- quasi ci rimase male, così si girò dall'altra parte del letto.
-Perché fai sempre così? Ti ho appena detto che mi rilassi e ti allontani- ridacchiò lui.
-Mi hai appena detto che vuoi dormire- intimò lei, non capendo esattamente la sua frase, cosa aveva fatto di male?
-Voglio dormire grazie a te che mi rilassi, se tu ti allontani la cosa non funziona- spiegò il riccio. Giulia si sentì un turbine di bollicine dentro. Si girò verso di lui.
-Ok quindi devo stare così?- gli chiese sorridendo.
-Potresti fare di meglio-
Giulia avanzò di poco, facendo sfiorare giusto i loro piedi. Sangio sbuffò, racchiudendola in un abbraccio, facendo incrociare le loro gambe.
-Questo intendevo- sussurò sul suo collo.
Giulia non rispose nemmeno più, tante erano le cose che provava, si limitò a infilare le sue dita fra i suoi ricci, pensando al fatto che potessero aiutarlo ancora di più.
-Cosi mi addormento in cinque secondi-
-Era quello che volevi-
-Ma tu poi rimani sveglia-
-E quindi-
-Rilassati anche tu dai- le diede un bacio sul collo, iniziando ad accarezzarle la schiena, riempendola di brividi, ottenendo proprio il risultato sperato.
Si addormentarano stretti l'uno all'altra e Giulia per la prima volta in mesi di solitudine, si sentì protetta e sicura in delle braccia che le sembravano tutto meno che estranee. Lo aveva immaginato tanto, eppure la realtà batteva la fantasia senza se e senza ma.
Il mattino arrivò e Giulia a malincuore lasciò la casa del ragazzo prima che i suoi si svegliasserò, prima di uscire si promisero di vedersi la settimana successiva, in quel locale, magari, pensavano entrambi, 'facciamo risuccedere tutto'.
La settimana dopo arrivò e la piccola Giulia aveva fretta di finire la sua commissione, ma quella volta non le andò molto bene, i ragazzi della settimana di prima le fecero un brutto scherzo, fingendosi un' altra persona che voleva comprare, per poi sorprenderla.
Non ebbero molta pietà di lei, anche se era una ragazza, a differenza dei carabinieri, non si facevano impietosire o ingannare dal suo aspetto.
La lasciarono sola, piegata su se stessa, piena di lividi e dolorante, sulla strada.
Al locale intanto i ragazzi del suo gruppo si accorsero che Giulia non tornava con i soldi e iniziarono a innervosirsi così la chiamarono. Daniel si precipitò fuori dal locale per parlare al telefono, e lì non si accorse del ricetto biondo cenere che si stava fumando una sigaretta con i suoi amici, in attesa anche lui dell'arrivo di Giulia.
-Giulia dove cazzo sei finita, i soldi di oggi?- Cosa stai dicendo non capisco niente, la finisci di boccheggiare?- -O porca puttana- -E quindi si so presi tutta la roba? Quindi i soldi non ce li abbiamo?--Porca troia Giu, ma potevi stare più attenta, sei veramente una cogliona- -Giulia, cazzo mi ha attaccato quella ritardata- il ragazzo sembrava davvero alterato e già Sangio aveva ascoltato quelle parole, innervosito molto dal tutto.
Un secondo ragazzo arrivò da Daniel chiedendo cosa fosse successo.
-Niente quelli della settimana scorsa, quelli che avemo solato, hanno fatto un impiccio, sta di fatto che hanno preso la roba a Giulia-
-E non è riuscita a scappare prima?-
-No me sa che l'hanno accerchiata tipo, non riusciva a parla, l'avranno ridotta male. Ma vabbe zi mo dobbiamo risolvere per i soldi- Daniel venne interrotto da Giovanni.
-O Dan, mi dici dov'è Giulia?- chiese senza nemmeno mostrarsi troppo agitato.
-Che cazzo hai fatto, hai origliato?-
-Dimmi solo dove cazzo l'hai mandata-
-Ma che cazzo te ne frega a te-
-Dimmi dove sta-
-Senti Gio già sto abbastanza nervoso, se te la vuoi scopare, sta sera me sa che sta fuori gioco-
-O porca troia mi dici dove cazzo sta- disse il ragazzo avvicinandosi a lui.
-Vabbe se ti piacciono distrutte, toh ti ho mandato l'indirizzo sul cellulare, mo scusa ma ho da fa-
Sangio si allontanò e iniziò a dirigersi subito al posto, che era anche vicino e l'avrebbe anche potuto raggiungere a piedi.
Non salutò nessuno dei suoi, la preoccupazione era veramente alta.
Una volta arrivato al posto però, non la trovò subito, girò per la piazzetta e trovò su un bordo del marciapiede un po' di sangue. Si era spostata, ma dove?
'Dove cazzo sei Giulia?' Le scrisse, imboccando una via a caso, per poi chiamarla subito dopo, senza ricevere risposta. Tornò indietro da quella via, capendo che era un vicolo cieco, iniziando a correre verso un'altra.
Ed eccola lì, una ragazza basetta zoppicava un centinaio di metri più avanti a lui, verso chissà dove. Tirò un sospiro di sollievo.
-Giulia fermati- le urlò iniziando a correre verso di lei, sentiva la rabbia prendere sempre più il possesso di lui, dopo averla guardata. Era distrutta, il sangue e il labbro le sanguignavano, aveva un occhio gonfio e i vestiti rovinati. Non immaginava cosa avesse per il corpo.
-Ma ti rendi conto di che cazzo di condizioni sei?- le iniziò a urlare.
Giulia abbassò la testa, non erano le urla ciò di cui aveva bisogno.
-Non abbassare la testa cazzo, Giu, non esiste questa cosa, tu li devi mollare non me ne frega proprio nulla se è complicato, sei matta se continui-
-Non sei nessuno per dirmi cosa fare- sussurò lei per non rivelare le sue lacrime, si sentiva già uno schifo da sola.
-No Giulia no, non sono un cazzo di nessuno, ma non mi interessa, se ti rivedo vicino a quelli ti giuro che do di matto, ma ti rendi conto. E ti ho detto di alzare quella cazzo di testa- rise amaramente lui.
-Hai ragione che cosa vuoi che ti dica, sono pessima, ma preferisco stare così e farmi anche male, piuttosto che passare un altro secondo chiusa in quella cazzo di casa nel silenzio assordante a pensare che i miei sono in fin di vita. E non ti do il permesso di giudicarmi hai capito- Giulia scoppiò e alzò la testa, rivelando al riccio il suo viso bagnato dalle lacrime.
Sangio si bloccò a quella visione e tutta la sua rabbia si convertì in estrema colpevolezza, si sentiva in colpa per aver urlato, ma anche per non essere in qualche modo una risposta nella sua vita a quel silenzio assordante, nonostante non fosse un ruolo che gli appartenesse.
L'abbracciò d'istinto, sorreggendola, mentre Giulia continuava a piangere su di lui. Il pianto durò un altro po' fino a che Giulia non riuscì a calmarsi.
-Scusa ti ho sporcato la maglia di sangue- gli sussurò, staccandosi dall'abbraccio, toccandosi le labbra con le dita. Inevitabilmente Sangio posò il suo sguardo sulle sue labbra e la cosa fu ancora più inevitabile dell'abbracciò. La baciò, con cautela per paura di farle male.
Per Giulia era stato qualcosa di talmente in aspettato che non fece nulla.
-Non volevi?- le chiese lui, dopo essersi staccato, reggendole il volto con le mani.
-Non sai quanto lo volevo, ma io, guardami, sono un disastro non so se- il riccio la ribloccò e si rimpossessò delle sue labbra, sta volta sentendosi ricambiato e potendo approfondire il bacio.
-Vieni andiamo via da qui- le disse, fronte a fronte.
Andarono da lei che quella volta aveva le chiavi. Per tutto il tragitto lui aveva messo il braccio dietro al suo addome per sostenerla.
Arrivati nella casa vuota, subito la portò in bagno per curarle le ferite aperte farle sciacquare il viso dopo tutte le lacrime.
-Io non ho dei pantaloncini per te ahaha, però tieni questa maglia mi sta enorme- gli sussurò lei in camera, dopo che per minuti il silenzio aveva regnato nella stanza.
-Ti va bene se dormo in mutande?- le chiese. La ragazza annuì e Sangio tornò in bagno a cambiarsi, la ragazza intanto si sedette sul letto, pensando al casino che era successo e a ciò che stava accadendo in quel momento.
-Se vogliamo stare insieme ci sono degli obblighi- esclamò Sangio rientrando in camera, con un obbiettivo ben chiaro nella mente, come non lo era mai stato.
-Non devi più frequentarli, basta tutto, nemmeno per una serata a caso, via ti voglio fuori da quel giro. Se ti danno problemi ne parli con me e la risolviamo, ma mai da sola, anche se ti chiedono solo di parlare.- Giulia percepì il tono autoritario di quelle frasi e se normalmente le avrebbe infastidito, ormai aveva capito che in quel momento una figura come la sua era proprio ciò che le serviva, e poi aveva detto se vogliamo stare insieme.
-Due devi mangiare e devi riposare, assolutamente mai più mele o yogurt, massimo quelle sono una merenda. Mi preoccuperò personalmente di controllarti e di assicurarmi che vai a dormire dopo danza, non che prendi ed esci tutte le sere, a costo di fingere che sei una mia amica con i miei, ti giuro ti costringo a venire a casa mia ogni notte altrimenti- 'come se mi dispiacesse' pensò Giulia, abbozzando a un sorriso.
-Tre, impara ad amarti, perché se vuoi che io mi innamori follemente di te, è quello che devi fare- si sedette di fronte a lei per dirglielo.
-E chi ti ha detto che voglio questa cosa?- chiese lei ridacchiando per quanto fosse palese per lui il fatto che a lei piacesse.
-Non lo vuoi?-
Giulia scosse la testa ridendo imbarazzata.
-Ecco appunto- rise lui, soddisfatto delle sue condizioni.
-Non sarà semplice- gli confessò lei.
-Non sei più da sola Giulia, ci sono io adesso, ti aiuterò a imparare a prenderti cura di te, facendolo io in primis. Questa non è una condizione, accadrà anche se non mi vuoi come fidanzato-
Giulia abbassò nuovamente la testa triste.
-Però menomale che mi vuoi no?- le sussurò avvicinandosi ridendo finalmente per smorzare la tensione.
Giulia di rimando lo baciò.
Si steserò insieme, e si abbracciarono come la notte del sabato prima, con le labbra incollate però, e i sentimenti confessati.
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one shot sangiulia
Historia CortaRaccolta di momenti di Sangiovanni e Giulia, nascono tutti dalla mia immaginazione
