Julia pt.3

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Il nostro legame si è davvero rafforzato dopo questo primo contatto l'altra sera, tanto che ho smesso di pensare e di preoccuparmi dei suoi pomeriggi dalla sorella. Mi ha dimostrato la sua fiducia e il suo rispetto per me, il fatto che mi desideri e che per lei ci sono solo io. Probabilmente si annoia tutto il pomeriggio da sola a casa.
Questa sera voglio portarla con me a una cena di lavoro, sarà presente anche suo padre, vogliamo tirare le somme della nostra collaborazione.
Le scrivo di farsi trovare pronta per le 20 a casa, che la passerà a prendere un taxi. Non vedo l'ora di vederla.

Sono pronta, tutta imbellettata per questa cena importante a cui Giovanni vuole portarmi. Sono contenta che mi voglia sempre con sé quando si parla di affari importanti, vuole sempre la mia supervisione sulle questioni e questo mi fa sentire molto apprezzata. Persino gli altri uomini si sono quasi abituati alla mia presenza e mi trattano quasi alla loro pari.
Scendo dal taxi ed entro dentro al ristorante chiedendo del mio tavolo, l'hostess mi accompagna al mio posto e mi immobilizzo per un minuto.
Mio padre è seduto accanto al padre di Gio.
Riprendo la mia camminata e mi siedo di fianco a mio marito.
-Ciao- mi saluta dandomi un leggero bacio sulle labbra, che io ricambio flebilmente.
È molto attento e dolce con me per tutta la serata, quasi più del solito, mi sussura cose divertenti all'orecchio, mi accarezza la mano o la coscia appena può, sembra fare di tutto per mettermi a mio agio e farmi rilassare, ma per me è inevitabile percepire l'ansia di avere quell'uomo a pochi centimetri da me, sarà sempre così.
Si mettono a parlare delle loro varie attività e io rimango in silenzio.
-Beh bisogna dire che tutto questo è anche merito di Julia- dice mio marito versandomi del prosecco nel calice.
Io sorrido imbarazzata.
-Vuoi farci un bilancio?- mi chiede poi, guardandomi sereno.
Io alzo gli occhi e vedo tutti gli altri uomini pronti a sentirmi parlare come al solito e poi guardo mio padre che invece è quasi sconvolto.
Sento la mano di Giovanni stringere la mia, lo guardo e mi convinco.
-Si è davvero un ottimo risultato per essere solo due mesi di fusione, andando di questo passo ci conviene trasferire almeno 3 attività all'estero, mentre per gli eventi potremmo addirittura puntare a mettere le mani sul prossimo expo. Abbiamo almeno 4 persone dentro la commissione che dipendono da noi-
Finisco di parlare e tutti sembrano soddisfatti.
Guardo mio padre, ha un viso misto tra l'arrabbiato e il divertito.
-Vedo che hai imparato bene dai miei insegnamenti- dice con una voce bassa.
-È semplicemente molto intelligente, questo non dipende da nessuno- risponde mio marito -Vorrei fare un brindisi alla mia splendida moglie, l'altra sera hanno attentato alla mia vita e lei mi ha salvato con delle autoreggenti addosso, una delle visioni più belle che abbia mai visto. Grazie Juli per supportarmi e starmi vicino, senza di te questi successi non si sarebbero mai avverati-
Giovanni alza il calice e tutti gli altri lo seguono, tranne mio padre che si limita a bere.
-Goditi tutto questo fino al momento della maternità cara mia- aggiunge mio padre per rovinarmi il momento. Io me ne frego però, sono troppo impegnata a guardare l'uomo che ho affianco, così bello e premuroso. Saremo anche dei criminali, ma le nostre essenze sono buone e questo mi basta. Gli do un bacio sulla guancia e lo ringrazio per avermi onorato in questo modo. Lui si gira e mi guarda, mi scosta un ciuffo di capelli dal viso, mi prende la mano dal tavolo e ci lascia un bacio sopra.
-Avrei proprio voglia di provare a fare un bambino con te ora- mi sussura all'orecchio sorridendo e io ridacchio.
La cena si conclude tranquillamente e io mi sento in pace con me stessa, orgogliosa di me, almeno per una notte.

Mancano 3 settimane al terzo mese di gravidanza di mia sorella. Solitamente è il mese di assestamento del bambino, i rischi di aborto spontaneo diminuiscono moltissimo. Ho già deciso che parlerò a Giovanni della situazione, così lui mi aiuterà a intervenire e io potrò liberare mia sorella senza la preoccupazione che la minima cosa possa farla stare male.
Busso alla porta come sempre negli ultimi tempi, Cecilia la ragazza delle pulizie mi apre la porta pallida in viso e mi blocca l'entrata.
-Mi dispiace signora Damian non può entrare oggi-
-Perché cos'è successo?-
-Il signore mi ha chiesto di non farla entrare?-
-Cecilia fammi passare, per l'amor del cielo cosa le ha fatto?!- inizio ad agitarmi e spintono via lei. Inizio a correre per la casa alla ricerca di mia sorella, la trovo nella sala, stesa a terra con una pozza di sangue intorno a lei. Sento le forze mancarmi e cado a terra in ginocchio.
-Paula!!- inizio a gattonare verso di lei e a tirare fuori il cellulare per chiamare un'ambulanza. Ma sento arrivarmi un calcio sulla schiena che mi fa provare un dolore lancinante e mi accascio per terra. So già di chi si tratta e trovo la forza per premere chiama sul cellulare e poi buttarlo lontano con la speranza che riescano a trovarci.
-Tu stupida ragazzina! Avevo detto di non entrare- mi tira un altro calcio.
-L'hai ammazzata! Hai ucciso mia sorella!-
Il suo viso diventa rosso, mi prende il viso con una mano, mi solleva e poi mi scaraventa per terra.
-Non ho ucciso nessuno io! Si è fatta ammazzare- mi urla contro. Mi rendo conto che non è semplicemente arrabbiata come al solito, è cose se fosse in preda a un raptus omicida. Mi rendo conto che ho paura di morire perché lascerei solo mio marito.
Rimango in silenzio dolorante mentre lui fa avanti e indietro per la stanza. Sentiamo bussare alla porta e sento che è il 118 che ho chiamato io. Si gira verso di me e mi guarda in cagnesco. Mi solleva e mi trascina al piano superiore, mentre mi tiene la bocca tappata. Sento che Cecilia fa entrare i soccorsi, ma prima che io possa vedere nessuno Patrizio mi sbatte dentro la loro camera e ci chiude dentro.
-Tu sai troppo!-
Mi lascia e mi tira un pugno sull'occhio sinistro, io cado a terra. È troppo più forte di me. Mi tira un altro calcio e io sputo sangue dalla bocca.
Devo fare qualcosa se non voglio morire. Provo a rialzarmi, ma lui mi ributta a terra, io indietreggio con il corpo, striscio fino ad arrivare vicino alla finestra.
Lo provoco -Che c'è non vuoi uccidere due sorelle nello stesso giorno?- fatico a respirare e uso tutte le mie forze per alzarmi in piedi.
-Fanculo stupida ragazzina- si fionda su di me e io mi giro all'ultimo, bloccandolo sulla finestra. Gli prendo il collo e uso tutta la forza e rabbia dentro di me, per bloccarlo con una mano e aprire la finestra con l'altra.
Gli tiro un calcio nelle parti basse e lo spingo giù dalla finestra.
Nemmeno guardo giù, mi accascio tremante sul pavimento, mi sento in uno stato confusionale, mentre realizzo che mia sorella è morta, tutte queste ore pomeridiane passate insieme, mi ero quasi convinta che avremmo potuto resistere fino alla nascita del bambino e invece è morta cazzo, perché gli uomini devono essere cosi?! Piango come una disperata sul pavimento e non riesco a smettere nemmeno quando sfondano la porta, saranno I soccorsi. Mi fanno delle domande ma io non ci capisco nulla, mi chiedono chi sono, se so chi è la donna stesa sul letto. Io mi sento mancare l'aria e il dolore dovuto ai calci si fa sempre più lancinante. Provano ad alzarmi, ma capiscono che non ce la faccio, quindi mi  mettono su una barella e mi mettono una mascherina, credo che mi fanno respirare un tranquillante, perché dopo un minuto sento una profonda stanchezza e chiudo gli occhi.

one shot sangiulia Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora