Sono passate tre settimane da quando alloggio nella stanza di Giulia e il nostro rapporto si è verosimilmente intensificato, anche se non ci vediamo spesso.
Lei mi lascia la colazione pronta prima di uscire a fare lezione e io le lasciavo dei piatti leggeri per il pranzo. A cena ci ritroviamo ed è esattamente per questo pasto che non ci parliamo più da qualche giorno anche se continuiamo a fare le cose che abbiamo sempre fatto per queste due settimane.
Era la terza notte di fila che la sentivo vomitare in bagno, mi avevano appena tolto il gesso e non ho resistito, sono andato da lei.
-Giulia- Giovanni dice il mio nome a voce bassa, forse per la notte o per la delusione, ma non mi va di ascoltare.
-Giulia- ripete, so che non si toglierà da fuori di quella dannata porta, finché non uscirò da questo bagno, scarico velocemente e mi sciacquo la bocca.
Spalanco la porta senza degnarlo di uno sguardo. Voglio infilarmi sotto le coperte e andare avanti, come sempre.
-Ti sembra sia un buon metodo? Per uscirne? Far finta di mangiare con me, se devi stare sveglia la notte a fare questo, preferisco che non ceni- mi dice afferrandomi per un polso.
-Giovanni mollami- sussurro.
Vivo dei momenti di fragilità assoluta quando succede, non voglio urla, ne rimproveri, non ho bisogno di nessuno che mi dica quanto sia sbagliato farlo. Non è lui che domani mattina dovrà mettere la mano su una sbarra e vivere quello che vivo io.
-Non puoi pensare veramente sia una soluzione-
-Non lo è per sempre, ma è ciò di cui ho bisogno, non ho bisogno delle sue indicazioni dottore- divento acida, e mi metto sulla difensiva come succede sempre quando qualcuno prova a sorpassare un certo limite con me.
-Smettila di fare la simpatica, questa cosa è auto lesionista, non puoi pensare che la danza sia dolore-
-La danza non è dolore, solo che ci sono degli standard-
-Beh tu fottitene no?!-
-Non ho intenzione di accettare consigli sulla vita da te che scrivi una canzone a settimana, ma non hai il coraggio di mollare l'università- i suoi occhi azzurri si incupiscono, ma non capisce che è esattamente quello che lui ha fatto con me, attaccare i punti deboli.
-Tu non sai un cazzo-
-Posso dire lo stesso di te- ribatto pronta.
-Si ma cristo, non metto in pericolo la mia vita, per che cosa poi eh? La prima parte nello spettacolo? Un ex fidanzato psicopatico insieme ai tuoi insegnanti?- si sta incazzando sempre di più, tanto che vedo la sua vena sul collo gonfiarsi.
-Tu non hai il diritto di parlare di queste cose, e comunque già sono andata in terapia non ho bisogno di nessuno che mi salvi la vita e mi faccia rendere conto di nulla, devo solo prendere quel cazzo dì diploma, fino a quel momento questo farà parte di me, devi accettarlo- sbotto fuori nervosa e stanca.
-Sai che c'è? Fai come ti pare, hai ragione tu, non sono nessuno per te- deluso e amareggiato prende il cuscino sul suo letto, ed esce dalla stanza. Melodrammatico, ma forse ho un po' esagerato. So che è in buona fede, ma non riesco a farmi aiutare, non riesco a far entrare nessuno, non ne sono più in grado.
Penso a Giovanni e ai suoi occhi azzurri per tutte le mie due serate lavorative, anche se la sera dopo è tornato a dormire in camera, non mi cerca più come faceva prima e anzi credo che abbia passato tutte le sue serate cenando con questa santa di Camilla, che gli gira attorno come le api con il miele e a cui lui forse si sta arrendendo.
Penso a questo mentre gelosa come non mai bevo questo drink offerto dal mio ormai consueto ammiratore segreto, che mi continua a lasciare queste lettere nel prive di settimana in settimana. Il che è quasi inquietante le opzioni sono due: o è un uomo vecchio stampo nostalgico, o è un po' un pazzo maniaco, forse è il caso che ne parli con il direttore... ma non stasera è arrivata la chiusura e sono sfinita, se ne parlerà venerdì prossimo.
Mi rivesto e inizio a salutare le mie colleghe, nel mentre sento girarmi la testa, in modo strano, come mi fossi appena alzata. Penso sia la stanchezza e che magari l'aria fresca mi darà una risvegliata.
Cammino fuori e mi sento ancora più confusa di prima, ci sono un sacco di persone, clienti che escono e si stanno fumando una sigaretta, ma io non riesco a focalizzare nulla.
Credo che qualcuno mi abbia drogato e sento l'ansia montarmi dentro e non so perché lo chiamo, sperando sia sveglio o che non si rompa, ma io so di non poter guidare così e che l'idea di prendere un taxi da sola in queste condizioni mi spaventa.
-Pronto?- mi risponde arzillo anche se sono le 5 della mattina.
-Giovanni ti prego, vienimi a prendere- sbiascico, anche di più di quello che avevo pensato.
-Emh sì certo mandami la posizione, ma stai bene? Cos'è successo?-
-Io...io non lo so, non posso guidare, per favore vieni, non voglio stare con sconosciuti- forse la mia frase non ha molto senso, ma spero che lui abbia capito che ho bisogno di aiuto, da parte sua.
-Ok mi è arrivata, stai tranquilla, arrivo il prima possibile- mi rassicura con voce ferma.
Mi tranquillizza e spengo il cellulare.
Mi gira tutto e decido che è meglio se mi appoggio al muro, cammino un po' prima di poggiarci la schiena, per allontanarmi da altre persone.
Mi metto le mani sul viso e non vedo l'ora che arrivi Giovanni.
-Ei signorina tutto ok?-
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one shot sangiulia
ContoRaccolta di momenti di Sangiovanni e Giulia, nascono tutti dalla mia immaginazione
