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Giovanni e Giulia erano amici fin dai tempi delle elementari, erano stati inseparabili lungo tutto il loro percorso scolastico. Solo in secondo liceo il loro rapporto sembrava stesse avendo una battuta d'arresto. Proprio quell'anno, in classe loro era arrivata Chiara, una bellissima ragazza, diventata in poco tempo la migliore amica di Giulia e la frequentazione di Giovanni.
Da quando i due avevano cominciato a flirtare Giulia troppe volte si era sentita il terzo in comodo fra loro e inoltre stava sperimentando nuove amicizie al di fuori della classe. Essere amica di Giovanni era stato fondamentale per lei, ma anche molto impegnativo, era una testa calda e il loro rapporto era stato tempestato da varie discussioni che anno dopo anno diventavano sempre più serie. In accademia invece aveva conosciuto Dario e Alessandro, due ballerini simpaticissimi e molto alla mano e il weekend stava cominciando a essere occupato dalle uscite con loro, piuttosto che da quelle con il suo amico storico.
Erano all'inizio del terzo e durante tutta l'estate, Giulia e Chiara se ne erano andata a fare degli stage prima a Londra e poi a Barcellona.
Si stavano avviando alla festa di inizio scuola e Giulia vedeva l'amica trepidante, dato che si aspettava di vedere Giovanni e capire se si fosse fidanzato durante l'estate. Giulia sapeva che aveva avuto un flirt estivo, dato che comunque la loro amicizia, almeno in via messaggistica era ancora molto più affiatata di qualsiasi altra frequentazione di lui. Non aveva detto nulla a Chiara per evitare che soffrisse, per lealtà all'amico e perché sapeva che era stata una cosa molto leggera.
-Ama, ma possibile che non sai se c'è ancora? È il tuo migliore amico cavolo-
-Ci ho provato, ma nemmeno mi ha visualizzato. Stai sicura però che viene-
Disse Giulia cercando di tranquillizzarla.
Entrate nel cortile della scuola, si misero a chiacchierare con i loro compagni finché non lo incontrarono.
-Ei Gio- Giulia gli sorrise dolcemente e andò ad abbracciarlo.
-Ei Giulie, come stai?-
Lui a Giulia voleva un bene infinito e in parte gli dispiaceva l'allontanamento di quell'ultimo anno.
-Tutto bene- si staccò dall'abbraccio e gli diede una carezza tra i capelli, per poi lasciarlo a Chiara facendogli un occhiolino.
Quasi la voleva trattenere, si erano visti una settimana prima da soli per una pizza, ma aveva ancora voglia di stare con lei.
-Ei Gio- Chiara gli fece il suo sorriso più bello e lui dovette approcciarla.
-Ei Chiara, come è andata quest'estate. Vi ho viste impegnate-
-Bene, tu? Anche tu sei stato impegnato?- glielo chiese con tono allusivo.
-Forse- alzò lui le spalle, ridendo sotto i baffi.
Con Chiara aveva flirtato da sempre, era bellissima, ma non era mai stata nulla di più rispetto alle altre. Gli piaceva fare un po' il donnaiolo, questo era innegabile, ma forse notando che nel mentre Giulia si era volatilizzata, si sarebbe dovuto contenere con la bionda.
La serata iniziò e Chiara non se lo fece scappare nemmeno per mezzo secondo.
Erano passate due ore e mezza, quando all'inizio dei consueti balli di gruppo Giovanni le pose una domanda.
-Oi ma Giulia?-
La bionda si guardò intorno per cercarla, ma non la vide.
-Non so, adesso le mando un messaggio-
Giovanni ebbe un principio di preoccupazione, quando vide che Giulia non rispose a quei messaggi nemmeno dopo mezz'ora.
-Sono un po' preoccupata- ammise Chiara -Ora la chiamo- gli propose, lui annuì e la accompagnò lontano dalle danze.
-Oi Giu- grazie a dio aveva risposto al cellulare.
-Ma dove sei?- chiese subito la bionda.
-Ahhh okok, io e Gio ci stavamo preoccupando-
-Ahaha va bene, allora sto tranquilla, ciao ama un bacio- Chiara era visibilmente più tranquilla e riattaccò serena in viso.
-Dov'è?-
-Se n'è andata quasi subito, ha raggiunto quelli dell'accademia con il monopattino, sta bene tranquillo- lo rassicurò lei accarezzandogli il volto.
-Come? Da sola? Poteva avvertire!- quest'informazione lo mandò un po' su di giri, in senso negativo.
-Dai sai com'è fatta! Ahahah sei geloso per caso? Guarda che ci devi fare l'abitudine mi sa, quando andrà alla privata come farai se no- lo beffeggiò lui.
-Come scusa?-
Chiara cambiò espressione stranita.
-Non te l'ha detto? Bah le sarà passato di mente non penso sia un problema, ha deciso di cambiare scuola appena può, ha parlato con Dario e vorrebbe andare alla sua, che è una privata, così per stare più comoda con danza-
-Oh- Giovanni ci rimase lì per lì -No non me lo ha detto- abbassò il capo, a tratti dispiaciuto.
-Dai sono sicura che continuerete a volervi bene come al solito, poi non è che vi vedete cosi tanto fuori da scuola, quindi-
'Si perché ero impegnato con te' avrebbe voluto ribattere, ma stette zitto.
-Piuttosto volevo parlarti- Chiara cambiò discorso, ma lui era ancora concentrato sulla sua migliore amica che cambiava scuola e non glielo aveva detto.
-Di cosa?-
-Ti ho pensato quest'estate-
-Mh dimmi quello che vuoi dirmi Chiara- rispose lui che in quel momento avrebbe voluto tutto meno che un discorso poco chiaro. Lei rimase quasi risentita.
-Mi chiedevo se ti andasse di continuare a uscire- rispose seria.
-Non lo so Chia, l'anno scorso ci siamo trovati bene e nulla può dirmi che quest'anno non riandrà così, ma se non è scattato nulla, cioè io non sento di volere cose serie, non voglio che poi ci rimani male- disse lui sinceramente.
-Guarda che non sono innamorata eh! Anche io voglio solo qualcosa di leggero-
-Si vabbe, guarda che lo vedo come mi guardi e Chia sei meravigliosa, ma non lo so secondo me devi rifletterci su. Ora scusa ma non mi sento bene- stufo di quella conversazione la liquidò e se ne andò anche lui.
Chiamò Giulia appena uscito dal cancello.
-Ei Gio, sto bene, ma pensavo stessi con Chiara- rispose lei serena.
-Voglio parlarti dove sei?-
-In un locale, ma stai bene?-
-Sisi, dai mandami la posizione, che ti riaccompagno a casa-
-Ma non serve, se devi parlarmi possiamo farlo ora, o domani. È urgente?-
-Si cazzo è urgente, altrimenti non ero qui adesso no? Dimmi dove sei-
-E Chiara? Se te ne vai torna da sola-
-non torna da sola dato che alla festa ci sono tutti i nostri compagni tranne te, e tu ti sei mossa da sola per i cazzi tuoi, senza avvertire un cazzo di nessuno!- si stava innervosendo molto.
-Ma ti vuoi calmare! Mo ti mando la posizione, ma vedi di contare fino a dieci- rispose lei sulla difensiva.
-Se non fosse che ti devo dare mille spiegazione per una posizione, non starei così. Ora arrivo-
Chiuse la chiamata e prendendo il motorino la raggiunse.
Entrò nel locale, che era un disco pub, e la cercò, era insieme a un gruppo di ragazzi, con una birra in mano e sembrava molto divertita.
La raggiunse e cercando di mostrarsi tranquillo si presentò ai suoi amici.
-Giu possiamo parlare?-
-Si arrivo- prese le sue cose e salutò calorosamente i suoi amici.
-Ma torni?- le chiese uno, che Giovanni aveva capito si chiamasse Javier.
-Nono la riporto a casa- rispose Giovanni per lei, sorridendo cordiale. -Ciao ragazzi- la prese sotto braccio e la scortò fuori.
-Che cos'è successo? Hai litigato con Chiara? Problemi in famiglia?- chiese Giulia una volta fuori, sinceramente interessata.
-Dimmelo tu cosa è successo- sputò lui velenoso.
-Ma sei veramente arrabbiato con me?- chiese sconcertata lei.
-Mah non lo so Giulia, tipo quando avevi intenzione di dirmi che cambi scuola?-
-Oh è questo?- chiese lei capendo meglio.
-Non dirlo come fosse una cosa da nulla-
-Ma perché ti arrabbi tanto?-
-Perché non me lo hai detto-
-Vabbe è perché ancora non ne sono certa-
-Ma perché vuoi farlo?-
-Perché con danza sarebbe più comodo-
-E Chiara? E io?-
-Vi riuscirei a vedere comunque fuori-
-Ma se saremo usciti 3 volte l'anno scorso-
-Ed è stata colpa mia?! Non mi hai filato tutto l'anno e adesso mi fai questa scenata-
-Ok senti ero preso da altro questo non vuol dire che non sei importante per me-
-Beh anche io voglio concentrarmi su altro, questo non cambia nulla fra noi-
-Si certo guarda che ti ho visto con quei tizi prima-
-Cosa c'entra?-
-Che se vuoi cambiare scuola per fare la troia, permettimi di dissentire-
Giulia rimase malissimo per quella frase, si allontanò di un passo.
-Sei uno stronzo-
Giovanni rimase in silenzio.
-Non farmi quella faccia ora, non chiuderti nel tuo mutismo del cavolo. È un anno che ti vedo provarci con la mia migliore amica e non ti ho mai detto nulla! Non è giusto-
-Perché l'hai sentita anche tu la morsa allo stomaco a vederci?- chiese lui duro in volto.
-Si certo, ogni santa volta, ma non è giusto che la nostra amicizia influenzi così i nostri rapporti e io ho fatto un sacrificio enorme per te, tu nemmeno ci hai provato a razionalizzare- si spiegò lei.
-Scusa- sibilò lui passandosi le mani sul volto, frustrato.
-Andiamo a casa- sospirò lei, scossa da quella litigata.
-Io...-
-Tu che Giovanni? Tu che?- chiese lei spazientita. Sapeva benissimo che lui, bello come il sole, non avrebbe mai accettato di provare a indagare un interesse per lei. Lui intercettò questa sua convinzione.
-Non sei tu il problema, sono io che non mi sento ok per te-
-Si vabbe, dai andiamo ti prego, ho archiviato questa cosa da un po' ormai-
Giulia lo guardava implorante e lui realizzò che qualsiasi altra cosa avrebbe detto, non poteva comunque darle ciò che voleva.
Rimase in silenzio e le passò il casco.
Quella sera, fu la loro ultima conversazione per i successivi due anni e lui non faceva altro che ricordare la sensazione di pace nel sentirla stringersi a lui. L'aria di settembre che gli veniva contro e il calore che lei gli trasmetteva. La vide scendere dal motorino e quando si era tolta il casco per ridarglielo, lui glielo fece tenere.
Lei gli accennò un sorriso, solitamente lo faceva perché sapeva che si sarebbero rivisti e che il casco glielo avrebbe ridato.
Ma Giulia sentiva che in cuor suo, qualcosa era cambiato tra di loro, si era spezzata la serenità.
-Io vado, stai attento- gli diede un bacio sulla guancia e lo salutò con la mano, prima di sparire dalla sua vista.
Giovanni andò via, con un magone addosso che non riusciva a giustificare.
Giulia cambiò scuola nel giro di un mese e lui chiuse il rapporto con Chiara definitivamente. Con Giulia si sentivano per messaggio, ma avevano perso definitivamente il legame solido che li aveva uniti per anni.
Aveva sofferto molto per quel distacco, Giulia era la stata un suo punto di riferimento per anni e ora sentiva un vuoto enorme dentro di sé, che provò a colmare in svariati modi, senza mai riuscirci con molto successo.
Una sera stava tornando da una serata con amici, e decisamente brillo aveva deciso di mollare il motorino vicino al luogo della festa. Stava tornando a piedi e consapevolmente imboccò la via di casa di Giulia. Gli mancava proprio tanto, e si sentiva così fuori che per un attimo credeva di aver sognato la sua voce.
-Javier, è inutile che continui, mi sono rotta le scatole, è finita punto! Non ho bisogno di te per lo spettacolo e non ti deve interessare chi mi riaccompagna quando stacco-
Era lì a pochi metri da lei, con un tubino verde bottiglia, dei tacchi vertiginosi tra le mani e il suo borsone di danza a tracolla. Stava discutendo con Javier a quanto pare e sembrava molto stanca.
-Javi ti prego sono stanca, sto congelando, è da sta mattina che sono in giro, per favore, tregua, dobbiamo parlare in spagnolo?! -
-Okkkk basta- la ballerina chiuse la chiamata e fece un sospiro gigante.
-Ti serve una mano a spaccare un naso?-
Giovanni si fece notare con una battuta che voleva essere scherzosa, ma non troppo.
-O mio dio! Che spavento- si mise una mano sul petto lei, sorridendo subito dopo.
-Ciao che fai qui?- lo abbracciò veloce.
-Stavo tornando a casa-
-Hai fatto serata?- chiese ridacchiando.
-Si- ammise lui seguendola nel ridere -E tu?-
-Io ho appena staccato dal lavoro- spiegò lei, facendo spallucce.
-Si mi avevi detto tempo fa, lavori in quel pub no?-
-Si-
-Beh come stai?- chiese lui assolutamente non voglioso di dividersi.
-Stanca, tra il lavoro, scuola e l'accademia, non so chi mi porta via più energie-
-E Javier- abbozzò lui facendola ridere.
-Si anche lui è un po' una rogna, si è un po' accollato, non capisce il no-
-Se vuoi ci parlo io- si propose subito, con il suo innato istinto di protezione.
-Posso gestirlo da sola, ma grazie. Tu come stai?-
-Allergico- rispose subito sperando di farla ridere, cosa che ottenne.
-Devi prendere l'antistaminico lo sai-
-Sai che mi fa addormentare-
-Come se fosse un problema- sorrise, ricordando le primavere passate insieme. Fece due passi in avanti per scompigliargli i capelli, ma cacciò un urlo di dolore, piegandosi su se stessa.
-Oddio! Che hai fatto?-
-Ho preso un vetro, mannaggia- sospirò lei dolorante.
-Cazzo aspetta, aspetta non poggiarlo. Ti porto su aspetta-
Le sfilò il borsone e le scarpe se la prese in braccio a mo di sposa.
-Come va?-
-Mi fa male- buttò fuori lei -Scusa sarai stanchissimo pure tu- gli chiese scusa lei.
-Non dirlo neanche-
Arrivarono piano davanti alla porta, per fortuna era al secondo piano.
-Dove hai le chiavi?- chiese lui.
Giulia cominciò a muovere la mano verso il basso alla ricerca della tasca del suo borsone e per sbaglio, toccò i suoi pantaloni ripetutamente non riuscendo a vedere dove fosse la tasca.
Dopo questi momenti di imbarazzo, prese le chiavi e con le mani libere aprì la porta.
-Ok, portami in salone tanto i miei non ci sono-
Giovanni eseguì e non ebbe problemi ad orientarsi nella piccola casa di lei.
-Ok aspetta, vado a prendere una pezza bagnata- le disse dopo averla poggiata sul divano.
Tornato in sala Giulia si sfilò le calze da sotto il vestito, e questo movimento non sapeva perché, ma lo aveva leggermente eccitato.
Le mise intorno al piede la pezza che aveva bagnato di acqua e disinfettante.
Aveva fatto più delicamente possibile.
-Mannaggia- aveva esclamato lei per il dolore, facendolo sorridere leggermente.
-La ferita non è profonda, stai tranquilla-
-Mi fa male-
-Vedrai che tenendo il piede su andrà meglio-
-Che situazione, mi dispiace averti costretto mannaggia-
-Ma quale costretto, tranquilla Giulie-
-Se vuoi puoi andare davvero-
-Non preoccuparti mi fa piacere aiutarti-
-Grazie davvero- gli sorrise sincera.
-Dai vado a prenderti le salviette struccanti e un pigiama, così ti porto a letto-
Una volta struccatasi e cambiatasi con un po' di difficoltà lo fece sedere con lei sul divano, poggiando i polpacci sulle sue gambe, dato che lui insisteva che doveva tenere il piede in alto.
-Non sapevo fossi medico- ridacchiò lei spensierata.
-Ehh sapessi quante cose non sai- rise lui, accarezzandole le gambe dolcemente, senza malizia.
Percepii la pelle d'oca sotto le sue dita e il leggero rossore di lei.
-Hai freddo?- chiese fissandole gli occhi.
Lei scosse la testa.
Giovanni sorrise e continuò con le carezze.
-Come stai Gio?-
-Bene, sto bene- sospirò lui, interrompendo il contatto visivo.
-Sicuro?-
-Si-
-Perché non mi vuoi guardare?- chiese allora lei, che lo aveva visto un po' spento.
-Che vuol dire che non ti voglio guardare?- chiese allora lui in balia delle emozioni che aveva fatto riaffiorare quella domanda.
-Fammi vedere i tuoi occhi-
Giulia allungò un braccio e lo fece girare verso di sé. Si ritrovò davanti due occhi diversi da quelli che aveva osservato prima, trasmettevano vulnerabilità.
-Come stai Gio?- glielo richiese dolcemente.
-Così, sai a scuola ho un sacco di problemi con i prof e poi anche a casa con i miei...soffro di attacchi di panico e non so davvero più come gestire la cosa, sto anche andando da una terapista, ma l'ansia mi mangia vivo- confessò lui.
Giulia si avvicinò verso di lui e lo abbracciò forte.
-E poi mi manchi Giulia- le sussurrò in quell'abbraccio.
Poggiò la sua fronte su quella di lei e si sentì un tantino più leggero dopo quel contatto.
-Anche tu mi manchi- ammise anche lei con un sorriso dolce.
-Perché non ricominciamo a vederci ogni tanto, come ai vecchi tempi?- le propose.
-Gio le tue parole quella sera mi hanno fatto soffrire. C'è stato qualcosa di morboso tra noi due quella volta, non so dargli un nome, non so spiegarlo, entrambi abbiamo sentito una fitta al petto quando ci siamo visti felici in compagnia di altre persone e tu non sei riuscito a controllarlo. Posso credere che magari a te è passato, ma io, non so se vederti con con qualcuno mi farebbe lo stesso effetto dei tempi-
-Perchè non me ne hai mai parlato? Capisco di essere scoppiato, ma almeno sono stato sincero-
-Non te ne ho mai parlato perché guarda cosa ci è successo quando tu lo hai fatto e poi mi vergognavo a essere gelosa, non potevo impedirti di uscire con qualcuno-
-Ok senti, è vero, ma ora siamo più grandi, siamo stati amici per anni, solo io e te, forse è stato questo, ma non sai quanto sarei stato meglio se avessi avuto te in questi ultimi due anni-
Giulia abbassò gli occhi, delusa dal fatto che lui ancora dopo tutto quel tempo non avesse pensato a qualcosa di più di un'amicizia molto forte.
-Ok facciamo così, perché non vieni con degli amici al pub dove lavoro?- propose poi reticente.
-Certo, così ti riporto a casa- rispose lui felice, accarezzandole una guancia.
Si guardarono per qualche minuto.
-Vai a casa Giovanni- lei si allontanò.
-Aspetta ti porto a letto- fece lui per sollevarla, ma lei lo bloccò.
-Ce la faccio ora- si alzò in piedi senza poggiare il piede e si avvicinò all'ingresso.
Giovanni si sentì triste, avrebbe tanto voluto dormire con lei, le sue carezze lo avevano rilassato, ma dovette alzarsi dal quel divano, in fondo che senso aveva.
-Allora ciao- la salutò lasciandole un bacio sulla guancia.
-Ciao, ci vediamo-
Dopo aver chiuso la porta entrambi tiravano un sospirone e passarono la notte insonne.
Una settimana dopo Giulia stava lavorando già da più di un'ora. La settimana con il piede dolorante era stata durissima, si sentiva stanca da morire e quasi non ci aveva più pensato al fatto che Giovanni potesse spuntare all'entrata. Quasi le sembrò un allucinazione quando effettivamente lo vide, salutarla insieme ad alcuni suoi amici.
Le andò incontro per salutarla meglio.
-Ei sembri provata- ridacchiò lui osservandola bene.
-Si è stato davvero stressante, con il piede poi-
-Cazzo, come sta?-
-Bene, già me lo hai chiesto sta mattina ahaha-
I due scherzarono per un altro po' fino a quando Giulia dovette tornare a prendere le ordinazioni e stare con i clienti. Il suo ruolo in quel locale era un po' eclettico, faceva da ragazza immagine che stava con i clienti, ma anche da barista e cameriera, la pagavano bene.
Giovanni raggiunse i suoi amici al tavolo, pronto a passare una bella serata.
Si dovette ricredere presto quando la osservò per forza di cosa al tavolo con i clienti. Sembrava così adulta, così a suo agio con quegli uomini, che rimanevano affascinati da lei. Niente a che vedere con la Giulia bambina che lui aveva conosciuto.
Ed eccola quella morsa allo stomaco, ma questa volta cercò in tutti i modi di trattenersi, anche perché stava lavorando, non ci stava flirtando sul serio.
Cercò di concentrarsi sulle conversazioni dei loro amici, fino a che un'altra ragazza, che aveva lo stesso ruolo di Giulia, si sedette al tavolo con loro.
Era simpatica, si chiamava Gaia e l'attenzione di tutto il gruppo si accentrò su di lei.
-Gaia ti sei scordata di chiedere se vogliono da bere- la voce di Giulia intervenne dopo mezz'ora di chiacchiere. Sembrava quasi rimproverarla per motivi lavorativi, ma Giovanni sperò con tutto il cuore che lo avesse fatto anche per quella stessa morsa che sentiva anche lui.
-Oh giusto, che sbadata-
-Volete che vi porti qualcosa?- chiese allora Giulia, senza mai guardarlo.
-Il tuo culo sulle mie gambe sarebbe un buon inizio- rispose Edoardo, forse il più sbruffone del suo gruppo.
Giovanni lo fulminò con gli occhi, e la sua espressione si indurì -Testa di cazzo- sussurò verso di lui.
Giulia non si smontò per mezzo secondo.
-Non sono io la vostra ragazza mi spiace e comunque ne io ne Gaia offriamo servizi del genere-
-Però potresti aggiungerti bambolina, o preferisci quei cinquantenni?- continuò il suo amico.
-Edoa cazzo smettila, Gaia va benissimo da sola. Giu se puoi portaci dei vodka lemon grazie- intervenne Giovanni a quel punto.
Giulia non sapeva come sentirsi, in parte protetta per quell'intervento, in parte gelosa perché evidentemente Giovanni aveva puntato la sua collega.
-Sono subito da voi- rispose e si dileguò.
-Ah ma allora è lei la tua amica, potevi dirmelo- gli disse Edoardo.
-L'ho salutata prima-
-Beh scusami, comunque devo dire davvero un gran bel pezzo di AIA-
Giovanni gli diede una botta in testa.
-Okok gelosone- ridacchiò l'amico tornando alla conversazione principale.
Due ore dopo gli amici si erano alzati per andarsene, Giovanni li salutò tutti e poi si mise al bancone ad aspettare che Giulia finisse il turno, continuando ad avere Gaia di fronte che lo aveva seguito e si era messa a lavare i bicchieri.
-Sei davvero un ragazzo intelligente tu-
-E tu sei molto carina-
-Senti perché non andiamo fuori a farci un giro?-
-No guarda scusa mi piacerebbe, ma devo riportare a casa Giulia- si girò a guardarla proprio mentre accompagnava gli uomini di prima all'uscita e cercava di allontarsene uno di dosso.
Giovanni si impegnò a contare fino a 10.
Gaia si ammutolì non capendo bene quel rifiuto.
Giulia la raggiunse dietro al bancone e anche lei si mise a sistemare.
-Non ti viene a prendere Javier sta sera?- le chiese la collega.
-Non viene più da un po' lo sai-
-Beh perché non lo chiami?-
-E perché dovrei?- Giulia finalmente alzò gli occhi per guardarli.
-Io e Gio volevamo farci un giro, ma lui ha detto che deve riportarti-
-Cosa? Nono io voglio stare con Giulia- si affrettò lui a dire, facendole spuntare un sorrisetto sul viso.
-Oh ok, allora sono io che ho capito male- si scusò Gaia dileguandosi.
-Guarda che se vuoi puoi andare con lei, sono grande e vaccinata, torno da sola da un bel po'-
-Ho detto che voglio stare con te, non sono venuto qui per rimorchiare nessuno-
-Beh se lei è arrivata a quel punto forse non sei stato così chiaro-
-Non mi interessa cosa ha capito lei, tu hai capito che sono qui per te?-
Giulia arrossì e non rispose.
-Quei tizi, ti hanno dato fastidio?- le chiese.
-Non più del solito-
-Come li sopporti?-
-Non sono tanto diversi dal tuo amico- si spiegò lei.
-Si Edoardo si è scusato, non sapeva fossi tu-
-Perché cosa cambia? Sono una donna sempre, amica tua o non amica tua-
-Mi dispiace, sarei dovuto venire da solo-
-Così potevi flirtare in solitario con lei?-
Giovanni cominciò a innervosirsi davanti a tutti questi attacchi.
-Ma la smetti? Già te l'ho detto! Mi sono impegnato a non sbroccare a quei tizi, tu nemmeno ci stai provando-
-Tu non capisci-
Giulia lo guardò male e cominciò a incamminarsi fuori da locale, salutando il proprietario.
Giovanni la seguì ed aspettò di essere fuori per affrontarla.
-Cosa non capisco?- le chiese sconsolato, fermandola per un braccio.
-Come puoi non chiederti da dove arrivata tutto questo?-
-Certo che me lo chiedo-
-E cosa ti rispondi?-
-Che ti voglio troppo bene, che sei stata la mia unica amica per molto tempo e sono geloso di te-
-Ecco appunto, dai andiamo a casa- lo pregò lei, scuotendo la testa.
-No spiegami!-
-Sai cosa mi rispondo io? Mi rispondo che ti amo Giovanni e tutto questo è davvero patetico, quindi ti prego andiamo a casa- confessò lei.
Il suo ti amo gli arrivò alle orecchie rendendo confuso tutto ciò che Giulia gli aveva detto dopo.
Lei lo amava?
Si risvegliò solo quando si rese conto che non era più davanti a lui, ma qualche metro più avanti che camminava verso casa.
-Fermati! Ho il motorino lo sai-
La raggiunse e prendendole la mano la portò al suo veicolo.
-Non ho il casco- sibilò lei.
-Tu metti il mio e io sto senza- asseri lui categorico.
-Nono ma che scherzi-
-Giulia, non discutiamone nemmeno, saranno 5 minuti dai, andrò lento-
-Ma-
-Giulia metti il casco-
-Non trattarmi come una bambina-
-E tu mettiti in testa che ti porterò a casa a prescindere. Vuoi stare ancora qui a discutere?-
Giulia sbuffò e mise il casco.
In cinque minuti erano sotto casa sua e lei scese velocemente, salutandolo rapida.
-Ferma! Ma perché mi scappi così!- Giovanni dovette sbrigarsi e a raggiungerla. La bloccò per la centesima volta forse e se la porto vicino.
-Smettila di scappare-
-Non sto scappando-
-Si invece, dobbiamo parlarne-
-Non c'è niente di cui dobbiamo parlare invece- rispose lei cercando di liberarsi da quell'abbraccio.
-Sai che c'è? Forse hai ragione- gli scattò un'idea nella testa. La baciò.
La baciò e sentì la famosa fitta allo stomaco scomparire.
Il primo bacio terminò velocemente, si guardarono per mezzo secondo e si ribaciarono subito.
Passato un tempo quasi indefinibile in secondi, si staccarono e si osservarono confusi.
-È meglio se vai a casa Gio- sussurò lei, che interpretò quei duo occhi azzurri in maniera sbagliata. Lui non ebbe il tempo di ribattere che lei era corsa via.
Giovanni era rimasto abbastanza scombussolato. Aveva sempre creduto di volerle bene, di un bene intessissimo, e credeva che fisicamente fosse una ragazza meravigliosa. Non si era mai soffermato su cosa gli faceva provare perché in realtà non aveva mai pensato a una relazione seria.
Se ne andò da lì per cercare di riflettere, ma aveva capito che c'era qualcosa, qualcosa di forte tra di loro.
Nei giorni successivi non si sentirono, lui era determinato a riflettere, mentre lei ormai si era scoraggiata e oltretutto non poteva parlarne con Chiara, che un po' a lui ci aveva tenuto.
Di domenica Giovanni faceva sempre un grande pranzo con la sua famiglia, ma quella domenica era proprio sconnesso.
Se di solito sembrava sempre che avesse in mano l'ascia di guerra, quella volta sembrava molto più docile, semplicemente non parlava molto.
Suo fratello lo prese da parte e si sedettero nel terrazzo di casa.
-Che devi dirmi Abe?-
-Cosa devi dirmi tu Gio- rispose curioso il fratello maggiore.
-Senti se vogliamo fare il solito discorso, ansia e psicofarmaci dimmelo eh, che me ne vado, oggi non ci sto proprio-
-No, vorrei parlare proprio del perché non ci stai proprio-
I due fratelli si guardarono e il minore abbassò gli occhi sconsolato.
-Non è nulla-
-Secondo me invece si, dai Gio per favore sono io, se non tiri tutto fuori con me ti ritroverai a parlare con la mamma- provò a convincerlo.
-È Giulia- confessò dopo un po'.
-Ah Giulietta, vi siete rivisti? Come sta?-
-Bene, credo-
-Avete discusso?-
-Magari, saprei come gestirla- sbuffò il riccio.
-Cos'è successo?-
-Ci siamo baciati-
-Oh, beh era ora- ridacchiò Abe.
-Ma come era ora?! È un problema invece, io a Giulia ci tengo, ma non ho mai avuto una relazione seria, non so se la voglio, ma allo stesso tempo so che se la rifiuto, sta volta abbiamo chiuso definitivamente-
-Se sei così frustrato qualcosa ci deve essere non credi?-
-Si, l'ho sempre saputo in realtà credo, dal liceo in poi entrambi abbiamo provato una forma di gelosia verso l'altro, io non ci ho mai voluto pensare più di tanto, lei invece crede di amarmi. Ieri quando l'ho baciata, mi sono sentito leggerissimo, è stata un'emozione nuova, ma non so se è amore, non so cosa fare-
-E quindi vuoi rifiutarla?-
-Non lo so-
-Senti vuoi un parere personale? Sei cotto di lei da quando hai 5 anni e non vuoi una relazione seria, perché sei un testone 1 e 2 perché credi che la tua interiorità sia qualcosa di molto difficile da gestire, preferisci nasconderti dietro rapporti fugaci per non affrontare la realtà-
-Queste sono stronzate-
-Ah si eh? Sei sempre stato iper protettivo con lei, da piccolo quando litigavi con i tuoi i compagni le maestre ce lo dicevano che spesso e volentieri era per difenderla, e poi sei possessivo, la tua faccia a quattordici anni quando ha passato la mattinata in piscina con me penso non me la scorderò mai. Stai cadendo in un grosso sbaglio, hai sempre cercato di incasellare il bene che sentivi di volerle perché eri impaurito dalle risposte. Certo che le vuoi bene come un amico e le vuoi bene come un fratello e come un padre, ma l'ami anche come un amante e devi rendertene conto. Dentro di te sai quali sono le risposte Gio, permetti a te stesso di farla entrante completamente, lei può farcela-
Giovanni non tenne il suo sguardo e rimase in silenzio, era vero, tutto quello che gli aveva detto il fratello, e lo sapeva bene, ma la paura di non essere capito fino in fondo neanche da lei, lo bloccava.
-Smettila di scervellarti e soprattutto smettila di pensare così tanto a te stesso. Spesso e volentieri quando sono stressato la cosa migliore che posso fare e prendermi cura di Francesca, di pensare solo al suo bene, che automaticamente anche io mi rilasso. Delle volte devi smettere di concentrarti solo sui tuoi criceti nella testa, e farli lavorare per qualcun altro, qualcuno che ami, fidati non c'è rimedio migliore. Ora lei sarà in sala a provare come una disperata come al solito e altri megafisicati la staranno osservando pronti a consolarla, pronti a innamorarsi di lei. Ti aspetta già da qualche anno, forse è il caso che ti sbrighi-
-Perché non mi hai mai detto un cazzo?-
-Perché i rapporti non si possono forzare, ora ti sento pronto-

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