Vai Giulietta, siamo arrivate' la sua tata Francesca la risvegliò dalla marea di pensieri che Giulia stava facendo e tutti riguardavano il modo in cui sarebbe voluta scappare dalla sua classe.
'Mi sa che ci sarò sempre io all'uscita va bene?' Le disse mentre la bambina silenziosa scendeva dall'auto. Giulia annuì e poi si diresse a testa bassa nella sua classe.
Fece finta di non vedere tutte le occhiate che si stava prendendo come al solito.
Era la quinta elementare e non vedeva l'ora di chiudere con quel capitolo della sua vita, sperando che alle medie le cose andassero meglio.
Si accomodò sulla sua sediolina come al solito, senza nemmeno provare a vedere se qualcuno si sarebbe seduto accanto a lei.
'Oh guarda chi è arrivato' Senti ridacchiare da due ragazzi davanti a lei.
'I suoi genitori sono cattive persone, mi hanno detto di lasciarlo perdere' rispose l'amico.
Giulia alzò gli occhi e vide un bambino magrolino, con un segno violaceo nascosto sotto i ricci, lo sguardo gelido, nonostante degli occhi davvero belli.
'Non dovrebbero lasciarti entrare qui dentro' gli sibilarono da vicino dei suoi compagni.
'Che vuoi?' Subito rispose duro il riccetto.
Il bambino che lo aveva detto si alzò, era più grosso di lui, ma lui non sembrava intimidito.
'Sei figlio di delinquenti, puzzi, non voglio che qualcuno mi ripassi i pidocchi, come ha fatto denti storti l'anno scorso'
I compagni intorno a loro risero di gusto.
Giulia arrossì tanto.
'Pezzo di merda' ringhiò il bambino.
Proprio in quel momento entrò la maestra e Giovanni si andò a sedere nell'unico posto libero della classe.
Giulia si sentì morire quando percepì la sua presenza così vicino.
Non ebbe il coraggio di alzare gli occhi dal suo quaderno fino allo scoccare della campanella.
La ricreazione suonò e tutti i bambini cominciarono a tirare fuori le proprie merendine e a parlare fra di loro.
Giulia rimase ferma sulla sua sedia, avrebbe quasi preferito rimanere immobile se solo non fosse che aveva una fame tremenda.
Tirò fuori dal suo zainetto il suo pacchetto di cracker.
Con la coda dell'occhio vide che il ragazzo accanto a lei non aveva preso nulla, e sentii il suo stomaco brontolare.
'Ei ne vuoi uno?' Con uno slancio di coraggio si girò e lo guardò in faccia per la prima volta. Cercò di essere quanto più dolce e rilassata possibile.
Il bambino guardò lei, il pacchetto e poi di nuovo lei. Un po' le sembrò rilassarsi anche lui.
'Si, grazie, ho scordato la merenda' accettò di buon grado alla fine.
'Oh se vuoi possiamo andare alle macchinette e chiediamo alla bidella, ti accompagno'
'Emh non ho delle monete con me, mamma non me le ha date' Tornò duro lui, ma anche lievemente imbarazzato.
'Oh ma ti offro io, a me le danno sempre, mamma dice che sono troppo magra e si arrabbia tantissimo quando le dico che non ho preso altro' ridacchiò lei, alzandosi in piedi e prendendo già il suo portamonete.
'Non posso accettarli' continuò lui sulla difensiva.
'Ma dai, così mi fai un favore davvero' provò ancora lei, sorridendogli.
Giovanni la guardò per qualche secondo indugiando, poi senti il suo stomaco brontolare di nuovo e la risata cristallina della bambina che aveva di fronte risuonare.
Fosse stato qualcun altro avrebbe reagito male, ma lei gli sembrava davvero una persona dolce.
'Ok' si alzò anche lui e cominciò a seguirla.
Una bambina le fece lo sgambetto mentre uscivano dalla porta, ma lei non batte ciglio. Lui lanciò uno sguardo cattivo all'altra bambina e poi proseguì.
'Io mi chiamo Giulia comunque' si presentò lei.
'Giovanni'
'Come mai hai cambiato scuola?'
'Io e i miei ci siamo trovati male' tagliò corto lui.
'Capisco' disse lei comprensiva 'anche io vorrei cambiarla, ma mamma e papà ci sono così poco a casa che non ho mai trovato il tempo di dirglielo' disse lei con una punta di malinconia.
Arrivarono però di fronte alle macchinette e Giulia chiamò cordialmente la bidella.
'Allora Giulietta cosa vuoi?'
'Non è per me, è per lui' la signora spostò gli occhi su Giovanni, si fece dire il suo nome e cosa voleva mangiare.
Ci mise un po' a decidere, voleva assicurarsi di star prendendo la cosa meni costosa di tutte.
'Ma dai le gallette fanno schifo' subito sbottò Giulia contrariata.
'Prendiamo la barretta milkaoreo, fidati ti piacerà'
'Giulietta ma non era per lui?' La richiamò la bidella.
'Oh scusa hai ragione' subito indietreggiò come avesse commesso chissà che tipo di colpa.
Giovanni non aveva mai provato una tavoletta milka, e gli occhioni dispiaciuti di lei, lo convinserò che forse per una volta avrebbe potuto non pensare al prezzo.
'Prendo quella grazie'
Giulia gli rivolse un sorrisino felice e lui in qualche modo si senti sereno ad averle tolto il dispiacere dal viso.
Mentre tornavano in classe e lui si gustava per la prima volta quella prelibatezza, qualcuno gli dovette rovinare il momento.
'Che fai accetti pure l'elemosina?' La bambina di prima lo fermò.
'È un mio favore' si intromise Giulia.
'Ahah quindi in realtà quella che chiede l'elemosina sei tu, per un amico però, non so cosa sia più triste'continuò lei con un tono da superiore.
Il riccio stava per controbattere, ma Giulia si permise di prenderlo per un braccio e portarlo al posto.
'Devi risponderle a quella lì'
'Si così mi ritrovo senza zaino per due settimane' roteò gli occhi Giulia.
'Cosa c'entra?'
'Una volta mi sono permessa di litigarci e poi mi hanno buttato lo zaino nel fango aldilà del cancello del giardino. I miei non me li ricomprano un altro zaino perso' spiegò lei con occhi tristi.
'Ma non lo hai perso'
'È quello che hanno capito loro'
Giovanni si segnò a mente questo momento, non poteva di certo permettersi di perdere o di farsi buttare le sue poche cose.
All'uscita da scuola, il migliore amico di suo padre era lì che lo aspettava con una faccia scocciata.
Per Giulia invece c'era la sua tata che pareva essere di fretta.
'Giulia tesoro puoi andare a casa da sola? Tanto la sai la strada no? Mi hanno chiamata, ho un'urgenza a casa, però non lo dire a mamma va bene?'
La bambina annuì senza problemi convinta che la cosa dovesse essere proprio grave.
Cominciò a uscire dalla scuola e cercare dove fosse Giovanni, almeno voleva salutarlo.
Lo vide qualche passo avanti a lei che sembrava litigare con il signore che era venuto a prenderlo.
'Marmocchio non ti posso portare a casa ora o vieni con me o rimani in giro fino alle 7 circa. È colpa di quel coglione di tuo padre'
'Non ci voglio venire con te'
'Che c'è dopo l'ultima volta hai paura?' L'uomo rise.
'Dai allora fatti un giro'
'Ma almeno dammi qualcosa per pranzo' sbuffò Giovanni.
'Eh? Ah perché non hai mangiato qua? Va bene to prendi due euro. Dai ora vado fatto trovare qui per le 6'
Giulia aveva ascoltato tutto e si avvicinò a lui, ma finse di non sapere niente.
'Ei, la mia tata mi fa andare sola, però ho un po' paura non è che ti va di accompagnarmi?' Chiese dolcemente. Giovanni si infilò la moneta in tasca già pianificando di usarla domani per la merenda.
'Si certo' le sorrise per la prima volta, però alla fine era stata molto carina con lui e in fondo forse un po' sperava di farsela amica.
Cominciarono a parlare del più e del meno e Giovanni scopri che lei era spagnola per metà. Quando gli aveva parlato in quell'altra lingua si senti così affascinato dal vedere in modo così chiaro ed evidente che c'era un mondo diverso oltre il suo quartiere, un mondo sorridente, cordiale e spagnoleggiante, privo di avarizia e pregiudizi. Lo aveva sempre saputo che i suoi genitori mentivano quando ripetevano in continuazione che il mondo era tutto una merda.
'Siamo arrivati" esclamò lei, senza fermarsi.
Lui si bloccò invece.
'Beh allora ciao' le disse alzando la voce vedendo che lei aveva continuato ad andare.
'Non vieni?' Si girò quasi delusa.
Lui si senti senza un perché in colpa ad averla resa così.
'Ma, ma tu non mi hai invitato' si giustificò sentendosi un po' stupido.
'Ma era sottinteso dai' rise lei 'dai vieni'
Non gli diede nemmeno modo di ribattere che si ritrovò a seguirla rapido.
Era la prima volta che entrava nella casa di una perfetta estranea fuori dal suo quartiere. Quelle mura che lo accolserò gli sembrarono molto più accoglienti delle sue.
Giulia gli offrì il pranzo, con la scusa che tanto lei non avrebbe finito la pasta.
'Ti va di giocare con me alla wii? Me l'hanno regalata a natale, ma a giocarci da sola non mi diverto'
E così Giovanni provò dei giochi che gli sembravano di un altro pianeta, ma non solo quello, provò anche un estremo divertimento, la sensazione di non sentirsi in pericolo in qualsiasi momento lo portò a estraniarsi dal mondo. Tanto che fece più tardi delle 6, però rise tantissimo insieme a quella bambina così buffa e quando la notte si era ritrovato a dormire sul pavimento della cucina con un labbro gonfio come punizione per essere mancato al suo appuntamento, pensò comunque che per quel giorno ne era valsa la pena.
Il giorno dopo Giulia si preoccupò subito per lui e Giovanni decise che alla ricreazione avrebbe dovuto metterle dei paletti, non poteva permettersi di fare sempre come il giorno prima.
'Vedi Giulia, io vivo in una famiglia un po' strana, non posso esserti amico, lo dico anche per te'
'Sono stati loro a picchiarti?' Le chiese lei così dispiaciuta.
Giovanni si senti così preso in considerazione da lei, che quasi l'avrebbe abbracciata per dirle che anche se gli era costato caro, con lei aveva vissuto senza dubbio il giorno più bello della sua vita.
'Giulia ascolta è meglio se smetti di parlarmi, io sono strano e lo sarò sempre. Tu hai una bella casa e i soldi per la merenda, stare con me non è giusto'
'Beh e tu almeno alla sera hai dei genitori in casa. Sono strana quanto te e poi mi sei simpatico, voglio essere tua amica non mi interessa di niente di più. Se non lo vuoi essere tu, beh allora dimmelo, ma non scaricarmi la colpa' Giulia si era intristita di nuovo e lui nuovamente si era sentito stra in colpa.
'Ma no che dici, anche tu mi sei simpatica solo che, che, i miei mi hanno sempre detto che beh non devo legarmi alla gente come voi, perché io sono diverso'
'Siamo tutti diversi Giovanni. Pensaci e fai la tua scelta, ma se non vuoi essere mio amico fa almeno che sia per tuo volere e non dei tuoi genitori' e con questo la bambina scappò e lo lascio da solo davanti alle macchinette.
Si fermò a mangiare proprio lì, riflettendo sulle parole di quella bambina che a tratti gli era sembrata un po'stupida e debole, ma che invece aveva tirato fuori un nuovo lato di sé. In ogni caso comunque non si poteva permettere di farci ulteriore amicizia, la sua vita era troppo complicata non sarebbe stato per niente facile.
I suoi pensieri vennero interrotti da un urlo.
'No, ferma ti prego' Giovanni riconobbe subito la sua voce e d'istinto corse in classe.
Un bambino la teneva ferma, mentre la bambina del giorno prima le stava spezzando tutte le matite colorate, quelle che gli aveva raccontato fossero della sua nonna spagnola.
'Lasciala, le fai male' Giovanni preso da un moto di rabbia spintonò subito il bimbo da lei e si diresse poi dalla bambina.
'Fermati subito' la inchiodò al muro e vide gli occhi di lei impaurirsi, gli dispiaceva, ma la rabbia aveva preso il sopravvento.
'Gio calmo' Giulia gli poggiò una mano sulla spalla e riuscì a schiodarlo da lei.
'Così passiamo nel torto' gli disse per calmarlo ulteriormente.
La maestra entrò e nel silenzio tutti si rimisero ai loro posti.
Lui cercava di calmarsi ma i suoi occhi erano fissi sulle matite spezzate in due sul loro banco. Giulia anche le guardava un po' malinconica, poi buttò lo sguardo sull'astuccio di lui, quasi praticamente vuoto. Cominciò a temperare i colori spezzati così da ottenere due matite più piccole dello stesso colore.
'Ingegnosa' ridacchiò lui, meravigliondosi un secondo dopo quando la bimba mise i doppioni dentro al suo astuccio.
'Grazie per avermi difesa'gli sussurò e Giovanni si dimenticò della rabbia e dell'amarezza, concentrandosi sul sorriso gentile della sua nuova amica.
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one shot sangiulia
Historia CortaRaccolta di momenti di Sangiovanni e Giulia, nascono tutti dalla mia immaginazione
