Tacito ritrovo

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-Sicura non vuoi che venga con te?- le chiese Billie, il suo galante fidanzato della compagnia di New York.
-Si, sarò tempestata di interviste e non potrei darti le giuste attenzioni, poi magari mi faccio raggiungere dalla mia mamma e vorrei passare del tempo con lei. Non ti preoccupare io sto starò bene- gli stava spiegando che all'evento a Venezia alla quale era stata invitata ci sarebbe potuta benissimo andare da sola. Gli voleva bene a Billie, era davvero un ragazzo perfetto, delle  volte fin troppo, ma dopo mesi di corteggiamento era ceduta alla sua dolcezza e si era lasciata andare. Questo non voleva dire che però voleva ufficializzare  nulla e soprattutto quando aveva un evento in Italia, aveva sempre un appuntamento, che nemmeno aveva bisogno di prendere, ma che a che nessun fidanzato sarebbe andato bene.
-Va bene juliet, ma miraccomando fatti sentire, non farmi stare in pensiero-
-Si tranquillo, dai adesso godiamoci la serata- lo rassicurò nuovamente mentre gli accarezzava il volto.
A Milano un cantante ricciolino aveva usato le sue stesse identiche parole accanto alla sua dolce Eleonora, che tanto avrebbe voluto accompagnarlo per ricevere uno di quei vestiti principeschi che le avrebbero dato per fare le foto in passerella, ma lui non aveva nessuna intenzione di portarsela dietro, dopo aver letto il nome degli invitati che avrebbero effettivamente partecipato, mai avrebbe rinunciato a quel tacito accordo che li riuniva da anni. Aveva girato quell'informazione a Fabio, sapendo perfettamente come muoversi quando succedevano questi eventi.
-Eddai ma perché no-
-Ele per la milionesima volta, questi eventi sono noiosissimi per chi accompagna, non voglio lasciarti sola in giro perché sarei troppo impegnato- lo disse sta volta con tono freddo, sapendo bene le reali motivazioni della ragazza, ma stanco anche lui di quella farsa.
-Uff e va bene, non ti innervosire così però-
Il riccio sbuffò e si infilò nel box doccia, assolutamente non voglioso di iniziare una discussione.
Non si scrivevano mai in vista di queste occasioni, non ce ne era il bisogno, loro sapevano che si sarebbero impegnati entrambi per esserci e il non sentirsi aggiungeva quel qualcosa di agonizzante che un po' li divertita, un po' li faceva tremare con la paura che quella volta uno dei due avrebbe saltato l'appuntamento.
Giulia arrivò a Venezia e giunta nella sua camera d'albergo, si occupò solo di vestirsi per la serata, la valigia la lasciò già pronta al centro della stanza. Lui d'altra parte fece lo stesso, sistemandosi al suo meglio. Tutto come al solito era nelle mani di Fabio, silenzioso intermediario.
Aveva un lungo vestito verde smeraldo, con uno spacco sulla coscia ed era arrivata facendo arrivare verso di lei un numero spropositato di fotografi. Sorrideva a tutti, gentile come era sempre con chi semplicemente faceva il suo lavoro. La vide di sfuggita mentre anche lui arrivava. Quasi si sentii in colpa a osservarla prima del dovuto, ma per lui distogliere lo sguardo era impossibile, un po' poi ci teneva a vederla in lungo, visione rara, dato che preferiva sempre i pantaloni. Il tempo passava ma Giulia ai suoi occhi era sempre luminosa e bellissima e con quell'abito ancora di più. Si ritrovò a pregare che quell'impegno finisse il prima possibile. Parteciparono alla cerimonia del festival, sballottati di qua e di là. Persone, persone e persone, tutte che facevano finta di conoscerli, tutti che cercavano un po' di confidenza, mentre il loro unico pensiero era 'Ma che ne sapete voi di me, quando c'è lui/e qui che mi aspetta, come potete chiedere di me senza averlo/a qui accanto a me'.
Ed ecco finalmente quella che sembrava la fine, scortarono Sangio rapidamente nel van, mentre Giulia si rifugiò nel bagno del luogo, trovando Ocho che le doveva porgere il cambio, affinché lei uscisse senza essere riconosciuta.
-Ocho- lo guardò emozionata, stringendolo in un abbraccio.
-Ei Giulietta, sei uno splendore, mi dispiace non farvi incontrare così- risero insieme e la ballerina si infilò nella cabina per cambiarsi con una tuta, una sua tuta.
-Sei un angelo Fa- gli disse una volta uscita, riabbracciandolo prima di iniziare a incamminarsi fuori.
-Un giorno la finirete di fare così?- le chiese sorridendole, senza toni accusatori.
-Finirete? Io e chi?- Giulia rispose furba con un occhiolino, guadagnandosi una risata da lui, prima di uscire dall'uscita di sicurezza. Quelle maledette scale le sembravano infinite, fino a che non si trovò davanti al portone del parcheggio.
Spinse forte le ante e cercò con gli occhi il van che sapeva dovesse accoglierla, lo trovò sulla sinistra e si fiondò verso di esso. I vetri oscurati non le permisero di avere anticipazioni di alcun tipo, mentre sentiva l'adrenalina scorrere nelle sue vene.-Hola- esclamò dentro, puntando subito gli occhi sui suoi. L'autista ripartì, ma lei nemmeno lo vedeva dato che c'era un pannello che divideva il guidatore dal posto dei passeggeri.
-Ei- sussurò lui, squadrandola al volo e afferrandole il volto, annullando rapido le distanze e baciandola con forza.
La sentii ridacchiare dopo un po' così decise di poter riuscire a resistere un attimo senza contatto labbra labbra, ma solo vedendola parlare.
-Che ridi mh?- la incitò lui mentre si sorridevano a vicenda e lui era occupato a sistemarla sulle sue gambe.
-L'ultima volta avevamo resistito un po' più di così- spiegò lei, ribaciandolo.
-Vabbe ti avevo chiesto giusto come stessi- aggiunse lui.
-E nemmeno mi avevi dato il tempo di finire- lo punzecchiò nuovamente facendolo ridere appena. Nuovamente i baci presero posto tra le loro labbra, mentre lei gli teneva il collo all'indietro con le mani strette sulle sua nuca.
-Quindi come stai?- gli chiese lei una volta scesi dall'auto, con i cappucci delle felpe tirati su, di fronte a quell'albergo da due stelle che Falso aveva scelto come luogo adeguato per il loro incontro.
-Bene dai e tu? Sei riuscita a riprendere un po' di peso?-
-A malapena, ma ci sto provando sul serio-
-E lui? Com'è?-
-Ahaha Gio un damerino inglese sempre puntuale ed elegante, a volte così sdolcinato da nausearmi, ma mi tratta bene. E invece lei?-
-Una perfettina milanese con i capelli perfetti, ma è carina con me, ogni tanto vorrebbe dei bei vestiti tutto qua- spiegò lui abbassando lo sguardo, alle volte riflettendoci trovava assurdo che entrambi si fidanzassero se poi entrambi tradivano sempre, in occasioni come questa, ma non era quello il momento di rifletterci. Ora c'era Giulia, la sua Giulia, che lo stava aspettando di fronte a quella porticina semi aperta e non si sarebbe messo a pensare a niente se non alla sua felicità.
Chiusa la porta si girarono l'uno verso l'altra, scrutandosi per bene e vedere chi è che avrebbe fatto il primo passo.
Gli occhi furbi di Giulia lo avevano sempre intrigato e ora che avevano raggiunto della consapevolezza in più lo spronavano a fare qualcosa,  a dire qualcosa, come se gli volessero suggerire un qualcosa per fargli sapere che se si muoveva bene loro sarebbero ritornati gli occhi della bimba di cui si era innamorato in pochi istanti.
-L'ultimo pezzo, non so se lo hai sentito era per te, ho chiamato la mia nuova gatta Lola e non c'è un tuo video che io mi perda minimamente nemmeno per una volta- confessò lui, sorridendo, aggiornandola sulle ultime novità che la riguardavano, ed ottenne il risultato sperato. Giulia abbassò gli occhi, arrostita e lui poté farglieli tornare su con due dita.
-Certo che l'ho sentito l'ultimo pezzo- sussurrò mentre si perdeva nelle sue pozze blu. Si alzò in punta di piedi e fece sfiorare i loro nasi.
-Sai c'è un pezzo che faccio, l'ho anche pubblicato, mostro il mio corpo come un pezzo di carne in vendita. All'inizio non volevo farlo, non ci riuscivo proprio, sai che non mi rispecchia- Giulia si era praticamente attaccata al suo corpo, mettendo le punte dei suoi piedi sulle sue scarpe, mentre lui la stringeva sulla vita.
-E poi cos'è cambiato?- Sangio la invitò a proseguire dopo che si era bloccata un attimo troppo presa dai baci lenti che lui le stava ponendo sulla guancia. Giulia tirò un sospiro.
-E poi ho pensato a te, penso a te ogni volta che la ballo, in Cina, in America o in Danimarca. Per me il buio che ho davanti mentre ballo, sono i tuoi occhi. Perchè se c'è qualcuno a cui venderei anche il mio corpo quello sei tu- sussurrò infine iniziando a far scorrere le sue mani sul suo petto. Il cantante aveva visto il pezzo in questione, lo aveva messo proprio lei sul suo profilo.
-Avrei preferito lo mostrassi solo al diretto interessato allora- le mani del riccio iniziarono a ricalcare il profilo delle braccia di lei, svestite dalla felpa, e le sentii riempirsi di brividi.
-E privarmi dei premi che ho ricevuto proprio per quel pezzo? Se tu mi fai ancora vincere dopo tutto questo tempo, perché dovrei nascondermi?- rivelò la ballerina, sorridendo appena.
-Siamo ancora così forti io e te?-
-Credo di si- il ragazzo le sciolse i capelli dalla coda di cavallo e passando le sue mani sulla sua testa, lei non si trattenne più. Si fiondò sulle labbra di lui, iniziando il gioco che avevano incominciato già in auto. Indietreggiarono piano fino a buttarsi sul letto, lei sopra di lui. Nudi in pochi secondi si ritrovarono a baciarsi ogni lembo di pelle più volte, come a voler nutrire il corpo davanti a sé dell'amore che conservavano a vicenda.
Giulia passò le labbra sulle ascelle che lui si rovinava sempre.
-Non eri migliorato?- gli chiese premurosa.
-È stato stressante l'ultimo periodo, mi hanno incasinato in robe mediatiche varie e tu non c'eri Giu- lei sorrise teneramente.
-E secondo te chi ha mandato la denuncia anonima a quella casa editrice?- ridacchiò confessando che era stata dietro a tutto.
-Sei stata tu?- rise lui fragorosamente al suo cenno positivo.
-Che c'è? Ti avevano messo parole in bocca che non avevi detto-
-Ma che ne sapevi tu?-
-Io so le cose che diresti- sussurò nuovamente, tornando a baciare quel pezzo di pelle sofferente.
-Tu invece mi sembri ancora più magra- confessò dopo aver notato che le sue ossa le riusciva a vedere un pochino meglio rispetto all'ultima volta.
-Ti giuro che ci sto provando-
-Lui non ti aiuta nemmeno un po'?-
-Lui nemmeno lo sa- la ragazza tirò su gli occhi, smettendo di baciare il suo petto.
-Ma non ne voglio parlare- aggiunse, ributtandosi sulle sue labbra e facendogli scordare tutte le ansie e le preoccupazioni che aveva per lei. Labbra contro labbra, fecero l'amore più di una volta in quel letto cigolante. Fare l'amore con lei era una sensazione sempre più indescrivibile, come fosse sempre la prima volta; e sentirla sospirare in quel modo era un suono così piacevole che nemmeno il suo miglior pezzo gli trasmetteva le stesse emozioni.
Si svegliò prima lui stranamente, e si fermò a osservarla nuda sul suo petto che sembrava in pace su di lui, sembrava ancora la stessa Giulia che aveva incontrato anni prima. Consapevole che chissà quando si sarebbero rivisti la volta successiva, si impegnò a ricordarsi ogni piccolo dettaglio di lei, così da vedere cosa sarebbe cambiato la volta dopo. Era un gioco un po' infame verso se stesso, perché finiva sempre per chiedersi per quale cazzo di motivo non si concedesse di poterla osservare ogni giorno, al suo fianco, abituandosi così tanto a vederla, che i cambiamenti del suo corpo nemmeno sarebbe riuscito a percepirli.
-È stata solo una scopata Gio, come spesso succede fra me e te- la voce di Giulia lo ridestò dai suoi pensieri, facendolo ridere per quel contrasto tra il rozzo delle parole che aveva usato per descrivere ciò che avevano fatto e la realtà e la bellezza di ciò che avevano fatto. Giulia aveva preso a chiamare così quei loro ritrovi da un po' per smorzare tutta l'emozione che poi rimaneva nell'aria.
-Perchè facciamo così?- le chiese, mentre la osservava cercare il suo intimo.
-Perchè vogliamo cose diverse Gio- Giulia negli anni si era fatta grande e matura e sapeva sempre gestire meglio le emozioni della loro relazione, aveva imparato a mettere da parte la sofferenza che le causava sapere di non essere giusta e abbastanza per lui, solo per potersi concedere quegli incontri proibiti, ma che sapeva erano fondamentali per entrambi.
-Cosa vuoi che io non posso darti?- le chiese, sapendo già la risposta.
-Io voglio stabilità e certezze, certezze su certezze. Tu vuoi il presente, il cambiamento, il caos- spiegò lei con il tono di una che quelle cose le aveva ripetutamente dette.
-Un tempo però eravamo insieme nel cambiamento-
-Tu sei il rivoluzionario Gio, io ero la persona da rivoluzionare. Abbiamo creato cose bellissime insieme, ma tu sei sempre stato l'ideale e io il concreto e il concreto a un certo punto non si cambia più, può arrivare alla sua forma massima, ma a un certo punto deve fermarsi. Tu invece sei destinato a evolverti, sempre. L'ideale che vuole cambiare legato a un concreto ormai poco fertile, non è un qualcosa che rappresenta il meglio per te ed il meglio per te è quello a cui sia io che tu tendiamo-
-Tu non sei solo questo- precisò lui.
-Forse, ma sicuramente sono qualcosa di diverso da te- la ragazza si girò a guardarlo, rivolgendogli uno sguardo dolce, chiedendogli tacitamente di cambiare discorso, che anche se ormai era diventata consapevole, le faceva comunque male.
-Verrai da me così anche quando avrai un marito?- le chiese impaurito.
-Non credo che mi sposerò mai- confessò Giulia, girandosi nuovamente e sistemare cose a caso in quella camera.
-Non era qualcosa che hai sempre voluto? La famiglia?-
-Certo, costruirò la mia famiglia, ma non mi sposerò, non posso promettermi a un uomo, quando so che sarò tua per sempre-
-Se sai tutto questo ancora non capisco perché ci ostiniamo a fare così- sospirò stanco.
-Io voglio delle radici ben salde, voglio dei figli sul quale riversare l'amore che ho per un uomo così speciale, ma che non posso esprimere come vorrei. Io e te insieme non andiamo più bene Gio, lo sai bene. Io ho bisogno di di più delle attenzioni che potresti darmi. È egoista lo so, ma ci facciamo solo male ormai-
-Come fai a essere così certa di quello che farei? Come fai spiegarti questi incontri con me, vedendo come ti guardo, se poi pensi che per me tusia solo una variabile nella mia vita? Da quando per te non sono più un'incognita da decifrare?- il cantante espresse tutti i suoi dubbi per una volta, le precedenti a un certo punto si zittiva. 'Sarà che l'ho vista in lungo' pensò tra se e se.
-Io non ne sono certa, io ipotizzo in base a quello che ho imparato di te e tu fin'ora non mi hai mai smentito- la ragazza si infilò la felpa.
-E perché sono qui? Perchè ti cerco sempre?-
-Tu fai difficoltà a fidarti delle persone, ti sembra che tutti si avvicinano a te per la tua fama, hai paura di essere fottuto. Io sono l'unica persona che è entrata nella tua vita da quando sei popolare di cui nemmeno ti sei mai posto il dubbio se fossi sincera o no. Io tengo a te e lo sai benissimo, ne sei certo, e non vuoi rinunciare a me proprio per questo. Sai che ti vorrò sempre per quello che sei realmente, anzi sai che mi piace di più la persona che il personaggio ed è difficile da trovare una persona così- spiegò lei, con una voce calma e piatta, lievemente stupita da quelle domande inedite, ma non turbata, come avesse affrontato quelle questioni nella sua mente molte volte.
Nel mentre si era infilata le scarpe e stava già per abbandonarlo solo su quel letto che li aveva ospitati per quella volta.
-Aspetta, dimmi perché ora io dovrei lasciarti andare-
-Perchè Gio, tu amerai sempre prima te stesso di tutti e io amerò sempre te prima di me e di tutti. Questo non ci permette di trovare l'equilibrio, io sarò sempre quella che dovrà sacrificare qualcosa e tu non me lo concederesti più-
-Sono così orribile?-
-Tu fai benissimo ad amarti Gio, è giusto quello che dici e quello che fai, sempre. Sono io che sono troppo debole per riuscire a innamorarmi di me stessa, le cicatrici ancora mi parlano e nonostante gli sforzi io non riesco- la ragazza scacciò via una lacrima.
-Vorrei davvero tanto poterti dare quello che ti manca Giu- confessò il ragazzo.
-Lo so- la ragazza si asciugò rapidamente la lacrima,  gli sorrise e si voltò finalmente verso la porta.
-Sbrigati cretino che hai un'intervista fra un quarto d'ora- gli disse prima di sbattere definitivamente la porta dietro di sé.
'Ho fatto di lei una donna e non la riesco nemmeno a tenere al mio fianco, che coglione'pensò sentendo già la sua mancanza in quella stanza d'albergo, vittima di quell'amore profondo che riuscivano a sfogare solo in queste occasioni. Una volta finita l'intervista mentre stava già per ripartire per Milano, decise di fare un qualcosa di più, almeno per questa volta. Giulia era già in aereo e le arrivò un cornetto dalla cucina, con un biglietto sopra.
-Scusi ma io non lo ho ordinato- spiegò alla hostess.
-Lo so, ci è stato richiesto da suo marito al telefono- la ballerina strabuzzò gli occhi incredula, mentre tra le mani prendeva la brioches.
'Io ci credo ancora, non mi importa quello che dici tu disillusa. Mangia e riposati ballerina'  era stato scritto da lui in fretta e furia per riuscire a farlo avere sull'aereo, prima che partisse. Le scappò un singhiozzo bambino,mentre lo sistemava dentro la sua borsa.
'Magari potessi illudermi ancora Gio, magari' pensò, addentando il cornetto freddo, primo pasto della ragazza dopo ore di digiuno e di amore appassionato con quel ricciolino che tempo fa l'aveva sedotta e di cui era ormai consapevole non si sarebbe mai liberata.

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