La montagna [3]

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I primi minuti vennero dedicati a stressanti controlli da parte dei professori, che sequestrarono telefoni e auricolari a destra e a manca, anche per il più futile dei motivi. Continuarono a ripete a tutti di non allontanarsi e si misero in testa alla coda, cominciando a guidare il gruppo.

«Non hanno un minimo di organizzazione», osò lamentarsi Serena, che non amava restare ferma troppo a lungo o muoversi con lentezza esagerata.

«Che intendi dire?», domandò Jocelyn, curiosa delle sue parole.

«Intendo dire che sbagliano strategia. Se davvero vogliono tenerci d'occhio, uno di loro avrebbe dovuto porsi dietro tutti noi», illustrò la biondina, gesticolando con aria dotta. «Un po' come i lupi. Tu lo sapevi che il capobranco resta sempre per ultimo e lascia che siano i più deboli ad andare avanti? In questo modo può osservare e difendere chiunque in qualsiasi momento», si spiegò velocemente.

Jocelyn ascoltò le sue parole interessata, ma non del tutto convinta. «Non saprei. Io ho sempre intuito che fosse la coppia Alpha a guidare il branco. Un po' come i nostri professori. Sono in testa perché, tra tutti noi, sono i più esperti e sanno come gestire le situazioni sfavorevoli», la corresse, ricordando di aver visto un documentario a tal proposito.

«Non importa. Io voglio credere a qualcosa di fantasioso!», ridacchiò Serena in risposta, senza scoraggiarsi di fronte alla risposta di Joy. Poco dopo si sporse sulle punte dei piedi e spalancò la bocca ispirando aria per la contentezza del momento. «Sapevi che i lupi sono anche monogami? Ed io credo di aver trovato il compagno di vita perfetto!», esultò sottovoce osservando rapita un ragazzo di qualche anno più grande di lei, ma ancora frequentante il liceo, per poi mimare a bassa voce un ululato.

Jocelyn alzò lo sguardo, solo per incontrare la sagoma slanciata dell'alunno, con la sua ordinata cresta bruna e gli occhi color menta. «Klark Brigtone? Il capitano della squadra di calcio? Sul serio?», domandò curiosa. «Non dirmi che è lui la vera ragione per la quale ti eri allontanata poco fa!», si lamentò abbastanza delusa.

«Suvvia, Joy! Cerca di comprendermi! Volevo solo assicurarmi che in campo fosse bravo come dicono. Mi ha dedicato un goal prima che cominciassi a cercarti, riesci a crederci?», sospirò Serena totalmente infatuata di lui.

Jocelyn non aveva mai avuto seriamente una cotta per qualcuno, perciò non poté comprendere le sensazioni dell'amica. Si limitò a socchiudere gli occhi e inspirare profondamente. «Cerca solo di stare attenta, lupacchiotta. A volte i maschi Alpha non si fanno problemi a comportarsi in maniera adultera...», la mise in guardia.

Serena non le diede neppure retta. Ignorando sia lei che la folla di ragazze raccolte intorno alla promessa del calcio, trascinò Joy con sé per una mano e la costrinse a partecipare a qualche conversazione. L'odio negli sguardi delle altre pretendenti e l'imbarazzo in quello del ragazzo fu palpabile come fosse denso vapore acqueo nell'aria. Quando il malcapitato fu effettivamente stufo di sorbirsi discussioni di prodotti estetici o di lunghe giornate al centro commerciale per poter comprare i migliori tacchi a spillo della città più vicina alla loro, si allontanò di qualche passò e cominciò a parlare con due studenti più giovani, campioni del torneo di aritmetica e di scienze per ben tre anni consecutivi. Le teorie sulla nascita dell'universo e la causa dell'eruzione dei vulcani sottomarini fu per lui decisamente più orecchiabile del resto degli argomenti femminili che gli erano stati esposti. Fu così che molte delle ragazze svanirono nel nulla, eccetto che per Serena, determinata a catturare la sua preda, e Joy, che la seguiva ormai priva di speranze.

Fu proprio quest'ultima a decidere di distrarsi per prestare più attenzione alla gita che alle future delusioni d'amore della compagna d'infanzia. I professori stavano nuovamente avvertendo gli alunni sulla pericolosità del bosco, illustrandone però di tanto in tanto la magnificenza e la vastità. Jocelyn osservava le chiome verdeggianti degli alberi, rinvigoriti dalla brezza estiva e dal clima favorevole, spostando di tanto in tanto l'attenzione su qualche tordo passeggero, le cui piume brune brillavano sotto i raggi del sole ed il cui canto riempiva il calmo silenzio della foresta. Ogni tanto qualche scoiattolo sfrecciava fuori da un cespuglio per poi arrampicarsi sul tronco più vicino, salendo fino ai rami più alti. Joy ne stava giusto guardando uno, intenerita dall'aspetto del piccolo roditore, quando quasi inciampò. Si blocco di scatto, lasciando che altri studenti la sorpassassero, osservandosi le scarpe. Una delle due aveva i lacci sciolti e poteva essere molto rischiosa. Per evitare di perdere l'equilibrio e cadere, la ragazza si chinò su un ginocchio e fece un doppio nodo, nascondendone i lembi dentro la calzatura. Allora, soddisfatta del lavoro, si rialzò e si ripulì il pantalone dal terriccio e dalle piccole pietre. Subito dopo si sistemò meglio la borsa in spalla e tornò ad osservare lo scoiattolo, che stava scalando lungo la corteccia di un albero con un piccolo frutto tra i denti, pronto a posarlo insieme al resto della scorta di cibo per i mesi più freddi. Quando fu svanito tra le fronde, Jocelyn dondolò la testa verso sinistra e notò che la stradina di fronte a lei sembrava farsi sempre più stretta. Il bosco s'infittiva in quel punto e diveniva più buio, ma dal lato destro proveniva un forte rumore d'acqua scrosciante, probabilmente causa della presenza di un fiumiciattolo. Il paesaggio era magico, un infinito regnato dalla pace dei sensi e dalla calma. Joy non badò alla strada e lasciò che l'aria pura di montagna le si insediasse nei polmoni, dimenticando lo stremo causato dall'afa fino a quel mattino. Si sentì parte integrante della natura, quasi un sottile ramoscello vibrante nella brezza o persino una grande quercia solitaria, un fiore sbocciato in riva al fiume o un frutto caduto dall'albero... la sua fantasia non aveva limiti e, consapevolmente, ciò la rendeva felice. Vagare con l'immaginazione la faceva sentire uno spirito libero, in grado di fare tutto ciò a lei più caro, di vivere ogni sogno irrealizzabile. La fantasia era la sua unica arma in un mondo di spudorato conformismo.

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