Joy correva, i piedi le facevano male, ma lei doveva trovare Jason a tutti i costi. Arcan sapeva, sapeva tutto e avrebbe sicuramente avuto l'abilità di dissuadere l'Alpha affinché facesse del male a J e poi sarebbe stato il turno di lei stessa. La ragazza era sicura che avrebbe fatto qualsiasi cosa fosse stata in suo potere per proteggere il suo amico, che le era sempre stato accanto, a consolarla ed aiutarla, qualsiasi fosse stato il suo problema o la sua necessità. E solamente adesso si rendeva conto di quanto il giovane mago fosse impavido e coraggioso, nonché deciso ad arrivare a risolvere il mistero che circondava la vera identità di Arcan, per poi salvare il Branco da una possibile fine e il mondo da una nuova, tragica, guerra. Sperava solo che non fosse troppo tardi. Il campo d'allenamento dei maghi non era troppo distante dal luogo in cui si trovava in precedenza ma, arrivata lì, notò che l'area era deserta, fatta eccezione per Ezra, seduto in un angolo isolato a rigirare tra le mani una boccetta di liquido violaceo.
«Ezra!», lo chiamò Joy, fermandosi di scatto. L'uomo non le rivolse nemmeno uno sguardo, solamente si limitò a salutare con un gesto del capo, e un "salve" poco interessato. «Dove sono finiti tutti?», domandò allora, maggiormente spaventata, la ragazza.
«Dubito che tu voglia davvero saperlo». Il mago lanciò via la fiala, che rotolò sul prato verde per qualche metro e poi si bloccò.
Joy si portò una mano ai capelli e tentò di respirare con più calma. «Ma io DEVO saperlo!», protestò. Il tono della sua voce era frettoloso e vibrante, sintomo di paura e insicurezza.
Ezra si coprì il volto con le mani. «Jason è sempre stato il migliore dei miei allievi. Impavido e curioso... la magia era davvero parte di lui», singhiozzò, mentre la sua voce cambiava, assumendo un'aria triste e sconsolata. «Arcan ha chiesto ad Ashton di fare un test sull'amuleto. Per trovare delle impronte o delle tracce», spiegò alzando la schiena e appoggiandola allo schienale della sedia in legno su cui era scomodamente appisolato. «Non mi fidavo di lui. Ho chiamato Jason, Arcan e le guardie. Ho rieseguito il test io stesso e...» Una sola lacrima rigò il volto del grande mago. «Non volevo crederci. Jason è come un figlio per me, ma l'ho incastrato io stesso. Le guardie lo hanno attaccato ed in quel momento mi sono accorto di quanto fragile fosse il mio allievo. È caduto a terra e ha reagito ma non ha fatto del male a nessuno. Alla fine Arcan l'ha catturato con le maniere forti. Jason continuava ad urlare il tuo nome, Joy. Voleva rivederti», singhiozzò.
Joy scosse la testa. «Non puoi lasciare che accada!», alzò la voce e gli occhi iniziarono a diventarle luminosi ed umidi. Sapeva benissimo che l'atto di liberare un prigioniero di vitale importanza era considerato tradimento. Ed esso era a sua volta riconosciuto come crimine, avrebbe quindi avuto una conseguenza, una punizione. Una grave punizione.
«Non ho potuto fare nulla e ormai è troppo tardi. Ero sicuro che quello stupido di Ashton si sbagliasse, te lo giuro. Mi fidavo di Jason. Non era mia intenzione incastrarlo... non so se ciò che ha fatto è vero, ma non mi sarebbe importato. Avrei continuato a difenderlo», replicò leggermente infuriato l'uomo. Era evidentemente frustrato, di sicuro avrebbe ricordato la scena dell'arresto fino al giorno della sua morte.
Joy non si arrese. Scosse la testa e riprese a correre, dando le spalle al mago e iniziando a sentire il cuore batterle forte nel petto, con una tale prepotenza che adesso le sue costole le facevano più male di prima. Sapeva che le esecuzioni e gli arresti si svolgevano davanti alla residenza dell'Alpha e che quindi doveva raggiungere la zona al più presto. Tuttavia, non si trasformò in lycan. Poteva farcela, non era troppo lontana, le sarebbero bastati pochi minuti e sarebbe stata lì. Lo avrebbe protetto, così come lui aveva fatto, in passato, con lei. I suoi piedi quasi scavarono il terreno, quando arrivò alla meta. Non poteva credere ai suoi occhi. Il suo cuore perse un battito.
La folla, come il giorno della liberazione della prigioniera, era riunita intorno alla grandissima casa, e urlava furiosa e carica d'odio nei confronti di Jason: un piccolo ragazzino di appena quindici o sedici anni da solo, a capo chino e braccia legate, davanti al cospetto di Dream, seduta su un grande trono trascinato sul pianerottolo in legno che lei stessa avrebbe giurato di detestare, quel giorno. Accanto a lei non poteva di certo mancare l'artefice del piano perfetto: Arcan, con i capelli corvini lisciati sulla fronte e gli occhi azzurri ispiranti paura mentre guardava fiero della sua vittoria il piccolo prigioniero. Dream aveva uno sguardo perso. Non voleva punire il ragazzo, non lo considerava colpevole ora che sapeva che si trattava proprio di lui, ma le era impossibile non guardare in faccia la cruda realtà. Avrebbe dovuto giudicare Jason, che aveva compiuto il più grave dei crimini: il tradimento.
Arcan mise a tacere la folla, alzando la mano in segno di richiesta di silenzio e preparò la voce, riempiendosi i polmoni d'aria. «Jason White, conosciuto da molti come mago recluta. Un ragazzino all'apparenza innocuo e gentile. Eppure è stato riconosciuto colpevole di un orribile tradimento, in quanto si è servito dell'amuleto appartenente al nostro mago Ezra per liberare la prigioniera draculiana precedentemente catturata per l'attacco che ci ha portato via molti cari», annunciò con voce teatrale il corvino, cercando di nascondere il ghigno beffardo che lentamente gli si tingeva sul volto pallido.
Jason raggelò e non osò alzare la testa, tenne gli occhi chiusi e il capo chino. Era stato avvertito, da tutti, ma non aveva seguito alcun consiglio. Tuttavia, non se ne stava pentendo. In quel momento, pensava ad una cosa sola: Jocelyn. Sarebbe presto rimasta da sola, esposta a tutti i pericoli di quel mondo ancora sconosciuto, così spaventoso e grande. Trattenne le lacrime al pensiero di doverla abbandonare in quella maniera. Joy lo guardò, da lontano, e si mise a correre verso la folla, dalla zona laterale della residenza.
Arcan, intanto, continuava il suo macabro discorso. «E come tutti sappiamo, miei signori e signore, il tradimento è il crimine più grave, punibile... con la morte». Stavolta sorrise e non se ne sembrò nemmeno vergognare. Avrebbe tanto voluto spegnere lentamente la fiamma simboleggiante la vita nell'animo del ragazzo, che tanti problemi gli aveva causato, ma quello strano "onore" era riservato all'Alpha. «Che l'esecuzione abbia inizio», sussurrò poi, passando accanto a Jason e abbassandosi, per guardarlo dritto negli occhi. Il biondo gli rivolse uno sguardo carico d'odio.
«Conosco il tuo segreto», sussurrò il ragazzo, sostenendo l'occhiata intimidatoria.
«Sì, lo so. Ma non ti temo, perché adesso lo porterai con te nella tomba», replicò il corvino con fare naturale. Poi si spostò, attendendo che l'Alpha si decidesse ad alzarsi per mettere fine a quella seccatura.
Aireen, accanto a lei, era incredula. «È solo un ragazzo, Dream! Come puoi fargli questo?», domandò piangendo.
L'Alpha non le rivolse neanche uno sguardo. «Conosci le regole, resta al tuo posto», la zittì rattristita.
La guardia che teneva stretto Jason lo spinse più avanti, facendolo cadere ai piedi della donna, adesso alzata. Dream non aveva intenzione, come stabilito dalla tradizione, di finirlo con le sue stesse zanne in forma ferale, bensì si fece porgere una spada. Adesso sapeva quali parole avrebbe dovuto pronunciare, seppur a malincuore. Maledì il momento in cui accettò di diventare Alpha e respirò a fondo. «Dichiaro Jason White colpevole di tradimento e cospirazione ai danni del Branco Lunapiena», urlò con voce tremula.
Jason, che era stato gettato al suolo, sollevò il viso malconcio e tornò in ginocchio. Guardò Dream negli occhi, nel vano tentativo di farle capire la realtà dei fatti con una semplice occhiata. Non aveva più le forze per combattere, avrebbe solo sprecato fiato se avesse cercato di giurare la colpevolezza di Arcan in quel momento esatto.
Lei fu tuttavia costretta ad alzare la spada, anche non essendo pronta a riabbassarla sul collo del ragazzo. In quel momento, però, accadde qualcosa di straordinario.
Jocelyn si fece spazio tra la folla a suon di gomitate e saltò sui gradini, urlando. «NO!», disse solamente e ignorò gli avvertimenti del medico, trasformandosi in lycan. Suscitando lo stupore di tutti, si andò a posizionare davanti a Jason, ringhiando, mentre le guardie si avvicinavano pronte a trasformarsi e punire anche lei.
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Wolf Souls- Vampires
Lobisomem•[ Capitolo 1 della serie di Wolf Souls ]• Jocelyn ha quindici anni ed è una normale adolescente, gentile ed intelligente. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa le sarebbe accaduto durante una normale gita scolastica. La sua vita viene sconvolt...
