Un leggero venticello investì il viso di Jocelyn, che senza dubbio si trovava in una stanza che ospitava una finestra spalancata. Il vento era però caldo e non le diede affatto sollievo. Per il fastidio calciò via il lenzuolo del letto sul quale riposava, facendolo cadere a terra. Una sedia dietro di lei scricchiolò ma Joy non si voltò a guardarla.
Subito si andò a tastare la fronte con una mano. Fu sollevata nel constatare che il suo viso non presentava una forma allungata né era assurdamente ricoperto di pelliccia bruna. Le sue guance erano morbide e pallide, il naso come sempre rivolto leggermente all'insù e le sopracciglia non troppo folte. Fece una smorfia quando percepì i suoi capelli emettere un odore nauseabondo, di fango ed umido, così pensò di rimediare subito al tutto alzandosi e facendo una doccia rilassante per il prossimo quarto d'ora. Con questa nuova idea in mente si mise a sedere sul letto stropicciandosi gli occhi e realizzando che il sonno le aveva giocato un brutto tiro mancino, tormentandola con i soliti incubi in cui incontrava il grande lupo grigio e si ritrovava a combattere con lui. "Questa volta erano persino in quattro...", pensò frustrata. Sembrava che il suo corpo non stesse reagendo affatto bene al trauma che aveva subito. "Guarirò, e tutto questo sarà solo un orribile ricordo", si decise, poi scostò le mani dal viso e trasalì.
Non tanto per l'insolito colore della stanza, che aveva pareti e tetto di legno e nessun armadio, ma solo pesanti bauli e cassettoni appoggiati al pavimento, bensì per la presenza di una figura sconosciuta che l'osservava da qualche metro di distanza. Una giovane donna era seduta comodamente su una poltrona rivestita di pellicce animali pulite e ben legate tra loro, con un libro dall'aria molto antica fra le mani che subito richiuse dopo averne segnato la pagina con un fiore essiccato. La fronte era celata da una frangia tendente al biondo cenere, o forse al castano, che era anche il colore dei suoi grandi occhi struccati e circondati da guance spruzzate di lentiggini dorate.
«Oh, buongiorno Jocelyn!», salutò con voce cauta, posando il libro su un comodino in legno di betulla e portando le mani di fronte a sé, come se volesse scusarsi per il disturbo. «Immagino come tu possa sentirti, dopotutto ti trovi in un posto sconosciuto, abitato da estranei, e quello che hai vissuto ti suonerà come irreale. Sono qui per spiegarti la situazione, ma preferirei che non ti agitassi troppo...», provò a calmarla. Troppo tardi.
Joy era già scattata in piedi, scalza e vestita con una lunga tunica fresca legata in vita da una cintura poco stretta, ma dall'aspetto bizzarro. Si guardò attorno alla ricerca di una via di fuga. Lanciò uno sguardo oltre la finestra che spezzava il motivo monotono della parete. Aveva spiccato un balzo dal primo piano della sua casa, ma non conosceva l'altezza esatta di quel posto. Oltre il vetro trasparente non vide altro che il cielo azzurro e sgombro dalle nuvole ed una grande distesa di alberi di vario tipo. Lanciò uno sguardo alla ragazza ferma sulla poltrona, ma che lentamente si stava alzando. Non sapeva chi fosse o da dove fosse saltata fuori, ma non si fidava affatto di lei. Magari l'aveva rapita e aveva intenzione di farle del male.
«Per favore, Jocelyn, non sono tua nemica!», continuò a pregarla lei, avvicinandola lentamente.
Joy non aveva intenzione di attenderla. Le voltò le spalle e spalancò con una spallata la porta della camera, ritrovandosi in un enorme corridoio che sfociava in tante altre camere. Non avendo altra scelta se non quella di esplorarlo fino a trovare una via d'uscita, si tastò con una mano la spalla dolorante e corse via con le lacrime agli occhi, gridando aiuto a pieni polmoni.
«Jocelyn! Aspetta, te ne prego!», continuò a richiamarla la giovane alle sue spalle, che senza dubbio si era lanciata all'inseguimento.
Sempre più scombussolata, la ragazza non rispose e continuò a correre a perdifiato, evitando porte che si aprivano e persone che la osservavano ridendo o con sguardo confuso. Erano tutte ragazze, all'incirca della sua età, ma nessuna di loro mosse un dito per aiutarla. Joy non perse altro tempo e si infilò in un corridoio secondario. Un attimo dopo la sua fronte colpì qualcosa di massiccio e lei ricadde sulla schiena, lamentandosi per il dolore. «Aiuto, aiuto!», continuò a chiamare mentre due braccia forti e fredde la sollevavano dal pavimento e la tenevano stretta.
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Wolf Souls- Vampires
Loup-garou•[ Capitolo 1 della serie di Wolf Souls ]• Jocelyn ha quindici anni ed è una normale adolescente, gentile ed intelligente. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa le sarebbe accaduto durante una normale gita scolastica. La sua vita viene sconvolt...
