Era praticamente impossibile riconoscere Jason in quanto, in sembianze da Alpha, sembrava essere capace anche di camminare come lei, ricopiando impeccabilmente il suo portamento fiero e pronto ad ogni situazione. Teneva le spalle dritte e le mani strette dietro la schiena, accompagnate dallo sguardo sicuro e gli occhi leggermente socchiusi che ricordavano quelli arguti e meravigliosi di una snella gatta nera che si aggira tra le ombre. Il ragazzo, sotto mentite spoglie, si fermò davanti ad un soldato che teneva la guardia di fronte alla sala e che in quel momento lo guardava con un'espressione alquanto confusa.
«Alpha, è un onore riceverti. Ammetto però di non essere pronto al tuo arrivo, è per caso successo qualcosa?», chiese curioso l'uomo, facendo un passo avanti e chinando la schiena con rispetto.
«Non ti riguarda. Devo assolutamente parlare con la prigioniera», disse sbrigativa la strana Dream. In effetti Joy deglutì sperando di non essere scoperti a causa dell'insolita aggressività della leader.
Il soldato si grattò il capo un po' scosso. «Certo mia Alpha, se proprio insisti...», mormorò sottovoce. «So che hai il permesso di portare l'Anima di Lupo con te, ma sconsiglio la vista della sala delle torture ad una ragazzina», si intromise ancora.
Dream alzò un sopracciglio, infastidita. «La faccenda è urgente. Gradirei allenare la mia allieva nel pomeriggio, dunque lasciaci passare», ripeté la donna alzando il tono di voce.
«C...certamente», si affrettò a dire la guardia prima di farsi da parte per far passare la leader e la giovane guerriera.
Appena furono entrati, videro un grosso corridoio dalle mura di pietra umide e buio, che si prolungava per qualche metro. L'unica luce che arrivava proveniva dagli spazi sotto il grosso portone in legno rinforzato di ferro, che appena aperto permetteva l'ingresso alla prima zona del palazzo delle torture. Jocelyn cercò di non guardarsi intorno perché, anche se attualmente la sala non ospitava prigionieri talmente crudeli da dover essere torturati, in giro era pieno di celle penzolanti dal soffitto ed un odore nauseabondo di chiuso e di quello che sembrava essere sangue vecchio impediva quasi di respirare. Jason, lentamente, le prese la mano e le sorrise per tranquillizzarla. A Jocelyn sembrò strano, essendosi per un effimero momento dimenticata della vera identità di quella Dream, sforzandosi in breve tempo di ricambiare il sorriso e stringere a sua volta la mano dell'amico. Questo riuscì subito a darle conforto.
La seconda sala era evidentemente una specie di uscita, che dava la vista sul cimitero poco distante, dove in una zona isolata e circondata da aste di ferro su muri di cemento giacevano alcune lapidi dall'aria macabra. "Traditore", "Criminale" o "Nemico", ecco cosa si poteva leggere su quelle pietre tondeggianti. Ai due giovani si gelò il sangue nelle vene. La stretta delle mani si fece ferrea.
Oltre la stanza spoglia, altre guardie sorvegliavano il passaggio. Jason le convinse in poco tempo, forse ancora meno di un minuto, utilizzando la stessa scusa usata con i Lunapiena fuori dall'edificio. Riuscirono a passare senza perdere la calma, attraversarono altri due corridoi a chiocciola che portavano sempre più in basso e poi arrivarono ad un'altra via più grande delle precedenti: ecco finalmente le scale illuminate da alcune fiaccole che giornalmente venivano riaccese. Adesso rimaneva poca strada da fare. Proseguirono oltre i gradini e finalmente arrivarono nelle segrete.
Serena era l'unica prigioniera e, molto probabilmente, presto sarebbe stata torturata per non aver confessato alcun particolare a proposito della sua provenienza. Da come se la ricordava Jocelyn, la sua amica era una piccola ragazza, dall'aspetto gracile e innocuo. Aveva sottili gambe bianche e piedi da ballerina, per non parlare del viso da bambola perfetto in ogni minimo dettaglio. Adesso però era completamente diversa: Era più alta, più muscolosa e ancora più pallida di prima, seppur non completamente bianca. I riccioli ai lati del suo viso ovale erano sporchi e disordinati, ricoperti di polvere e granelli di pietra o terra. Sedeva all'interno di una cella rettangolare larga quanto un banco di scuola ed alta come una porta di casa, designata per impedire a draculiani come lei di aprire le grandi ali da pipistrello, dallo spazio abbastanza limitato. Le sue mani erano legate insieme da due manette di ferro e legno, le cui catene si prolungavano fino all'alto della gabbia, dove erano state fissate con viti e serrature complesse. Le sue unghie decisamente troppo lunghe e affilate penzolavano dalle dita magre. Alle sue spalle, sul muro e anche sulle sbarre d'acciaio, profondi solchi bianchi e grigi erano stati scavati con rabbia. Joy rivolse un secondo sguardo alle unghie di Serena, rendendosi conto solo allora che erano contornate da sangue. La ragazza aveva uno sguardo perso e triste, lo si poteva notare dalle lacrime che le rigavano le guance e dall'insolito silenzio. Jason provò a scorgere il collo della ragazza per confermare la sua ipotesi. In quel caso avrebbe presentato due piccoli fori rossastri, ma la gola era nascosta dai ricci dorati.
La gabbia a sbarre era circondata da quattro soldati. Dream fece loro il gesto di andar via ed essi obbedirono senza replicare. Tutto più facile del previsto.
Serena sgranò gli occhi color sangue, confusa riguardo il movimento attorno a lei. Quando le guardie andarono via, i suoi occhi circondati da macchie nere trovarono Jocelyn. Non appena rivolse lo sguardo all'amica ritrovò finalmente il suo sorriso umano e scattò in piedi, aggrappandosi alle sbarre. Anche le sue caviglie erano legate insieme con una lunga catena metallico fissata al pavimento e per questo non poteva reggersi bene sulle gambe.
«Serena...», mormorò intristita la mora, avvicinandosi alla gabbia e poggiandovi sopra le mani.
Gli occhi della prigioniera brillarono quando il suo nome venne apostrofato. Non poté fare a meno di sorridere e lasciar cadere sulle guance qualche lacrima fredda. «Jocelyn! Sei qui per liberarmi?», chiese con un tono di voce che ricordava molto la bambina che era stata un tempo.
Jason tirò via Joy dalle sbarre. «Cosa fai? È pericolosa!», la avvertì.
Serena perse subito la sua euforia. «Oh, fantastico. C'è anche lei. Perché non ti avvicini, così posso sputare un po' di veleno nei tuoi occhi?», sibilò guardando Dream, che però scoppiò a ridere e picchiettò due volte l'amuleto, tornando nelle sembianze di Jason. «Ma che diamine...?!?», borbottò Serena sbalordita. Joy notò che anche il suo modo di esprimersi aveva subito cambiamenti.
«Bel trucco di magia, vero?», le fece l'occhiolino J. «Mi chiamo Jason, piacere di conoscerti».
Jocelyn lo fulminò con lo sguardo prima di sospirare. «Vogliamo aiutarti, Serena, ma non abbiamo molto tempo. Devi dirci cosa è successo», spiegò in fretta.
«Ogni cosa, dal principio», completò la frase il mago cadetto, facendo un passo avanti. Non si fidava ancora di Serena, ma voleva almeno provarci. Dopotutto era un'amica di Jocelyn.
Quest'ultima stava per scoppiare a piangere, colta dalle emozioni. «Com'è accaduto? Insomma, sei... sei...», provò a dire, ma non riuscì a pronunciare quella parola tanto odiata.
«Una vampira. Sì... lo so». Serena si vergognò di se stessa. «Ma non è stata una mia scelta! È stato tutto così veloce, avevo molta paura...» Evidentemente era piuttosto scossa, forse l'avevano morsa da pochi giorni. «Mi sono ritrovata qui quasi subito, circondata da giganteschi lupi che volevano uccidermi», singhiozzò. «Ti prego Jocelyn, dimmi che sto sognando. Dimmi che io non sono una vampira e che tu non sei una specie di lupo mannaro», la implorò allungando una mano verso di lei.
L'altra ragazza cercò di abbracciarla come meglio poteva, stringendosi alle sbarre che le fecero male al petto. «Non sai quanto lo vorrei anche io, ogni mattina spero di svegliarmi nel mio letto come se tutto fosse stato un sogno». Cercò di dirlo con quanta più delicatezza possibile, ma il tempo stringeva e le spiegazioni non erano ancora iniziate. «Purtroppo è così. Tu sei una draculiana, mentre io una lycan. Ma di questo ne parleremo dopo, l'importante è che entrambe stiamo bene e-»
«Bene?!?», alzò la voce la riccioluta, spingendo via Joy. «Guardami: ti sembra che io stia bene?», balbettò ancora. Sembrava così fragile in quel momento, ma il suo aspetto smentiva le apparenze.
Jocelyn scosse il capo. «Starai meglio, te lo prometto. Ma adesso devi calmarti e cercare di ragionare. Se ci spiegherai tutto sinceramente, tra qualche ora ti rilasceranno, altrimenti temo che...» Non riuscì a completare la frase. «Raccontaci tutto», la pregò poi, guardandola dritto negli occhi.
Serena guardò prima la sua amica e poi Jason. Abbassò lo sguardo e ricadde sul pavimento con le mani penzolanti dalle manette incatenate, poi trovò coraggio. «I miei ricordi sono confusi, sfuocati. Altri invece sono perfettamente vividi nella mia memoria, purtroppo. Era un tardo pomeriggio, di solo qualche giorno fa...», iniziò a narrare. Jocelyn e il suo amico mago tesero le orecchie e pregarono di udire le parole che da tanto speravano di sentire.
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Wolf Souls- Vampires
Hombres Lobo•[ Capitolo 1 della serie di Wolf Souls ]• Jocelyn ha quindici anni ed è una normale adolescente, gentile ed intelligente. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa le sarebbe accaduto durante una normale gita scolastica. La sua vita viene sconvolt...
