Finito il tiepido bagno rinvigorente alla fonte d'acqua, l'Anima sicura di sé oltre che impaziente si riavviò sulla strada di casa, stando ben attenta a non tramutarsi in forma ferale, né a calpestare ortiche o rovi, mentre saltellava goffamente nello stremante tentativo di infilare i piedi nudi negli stivali della divisa. Gettò tra le piante la vecchia tuta ormai inutilizzabile e raggiunse la vecchia casetta decadente. Adesso riuscì a guardarla meglio. Era poco alta, ma riusciva a tenere in piedi due piani, ciascuno di quattro stanze. La terza camera del secondo piano era per metà sprofondata, con i pannelli lignei che si accalcavano marci l'uno sull'altro. Le piante rampicanti raggiungevano il tetto con le loro dita arboree e macabre, stringendolo con apparente delicatezza e con l'innocenza del furbo predatore che si finge amichevole solo per poi divorare la sua preda con innata voracità. Joy non volle soffermarsi oltre, la vista di quel tremendo panorama le incuteva un'ansia profonda ed indomabile, perciò superò la porta con un solo passo, nel mentre il tocco del suo piede destro sul pavimento veniva accompagnato da qualche scricchiolio. Con i capelli ancora bagnati dall'acqua dolce del fiume, uscì dalla porta principale della casa trovandosi davanti una piccolissima radura, allestita come fosse un accampamento. Vari tronchi accatastati erano stati messi in disparte, al limite della stretta circonferenza erbosa, altri quattro, invece, andavano a formare un quadrato intorno ad un mucchio di legna bruciacchiata: probabilmente si trattava di un falò spento. Due tende aperte erano poste nello spazio rimanente, assomigliavano a quelle che Jocelyn usava durante le notti di campeggio nel bosco, insieme a suo padre, quando poteva vantarsi d'essere un'umana ed era all'oscuro del segreto delle foreste del Nord. Tre teli erano infine posti sull'erba. Sembravano bagnati e ciò significava che aveva piovuto durante tutta la notte. Ciò aveva provocato lo spegnimento del focolare.
Joy sussultò quando qualcosa si andò a posare sulla sua spalla sinistra. Per fortuna riconobbe la mano di Jason e non ebbe il bisogno di voltarsi per accertarsi della sua reale identità.
«Incredibile, sei stata veloce proprio come dicevi. E poi dicono che le donne passano ore a truccarsi di fronte allo specchio», scherzò sghignazzando.
Jocelyn rise appena. «Forse è perché non ho dei trucchi, né uno specchio». Non aveva voglia di aggirare troppo l'argomento. «Avevi detto che ce ne sono altri, giusto?», domandò, indicando con un gesto della testa l'accampamento.
Jason annuì. «Proprio così, ti stavano aspettando», le sorrise per poi tramutarsi in lycan e gettarsi nel buio del bosco davanti a loro.
La giovane rimase perplessa, guardando i fili di pelo grigio chiaro scomparire tra la vegetazione. Rimase circa un minuto in piedi a fissare il vuoto dinnanzi a lei ed iniziò a stancarsi. Quando fu sul punto di girarsi ed entrare in casa, un leggero ululato attirò la sua attenzione. Alzò lo sguardo, ed ecco ricomparire Jason. Il fruscio dietro di lui indicò che era seguito da qualcuno. Comparvero quindi altri due lycan dal manto castano scuro, uno dagli occhi neri e l'altro castani, poi uno di media grandezza, bianco, dalle iridi azzurre e il corpo snello. Si trattava di una femmina. Ed eccone altri tre: uno nero dagli occhi gialli, possente e robusto, due grigi di tonalità diverse, entrambi possedenti gli occhi castani. Jason tornò umano e fece segno agli altri di aspettare il suo segnale.
«Cinque?!?», sorrise Joy. «Diamine, J, avevi detto di aver trovato altri superstiti ma non avevi accennato a ben cinque lycan. Sei incredibile». Era contenta che non tutti fossero stati catturati o uccisi.
Il maghetto dai capelli biondi annuì senza aggiungere altro. «Ora vorrei presentarteli. I due lycan mori che vedi sono Thorley e Silas. Thorl ha origini britanniche, ha venticinque anni ed è nato licantropo. Sil, invece ha diciassette anni ed è stato tramutato tre anni fa per errore, un po' come noi due», spiegò paziente il ragazzo, mentre i due si tramutavano in umani.
Thorley era molto alto, magro e aveva dei capelli lunghi e lisci che teneva dietro la schiena. Aveva degli splendidi occhi neri e rari. Guardò Jocelyn annuendo in saluto.
Silas era un po' più robusto rispetto a lui, ma non troppo, solo i suoi addominali erano ben scolpiti. Gli occhi castani erano piccoli e tondi, le labbra carnose ed invitanti. La cresta tenuta sopra la testa era tinta di un finto biondo cenere, palese a causa di qualche ciuffo ribelle marrone chiaro. Incrociò il suo sguardo con quello di Joy e le fece un occhiolino, mostrandosi interessato a lei. Inutile dire che Jocelyn lo evitò senza dargli un minimo di confidenza.
«Poi», continuò Jason, osservando con astio Sil, «Questa deliziosa creatura è Katara, ma tu puoi chiamarla Kat»
Il lupo bianco si tramutò in una giovane fanciulla dai capelli neri, lunghi fino ai fianchi, lisci e ben curati. Gli occhi assomigliavano al colore del ghiaccio, tanto erano chiari. Il volto, invece, era inespressivo, la bellezza non le mancava di certo, ma non mostrava alcun sorriso o interesse alla discussione.
«È una maga, esperta negli incantesimi di ghiaccio. Ha diciotto anni», le raccontò Jason. Jocelyn annuì e guardandola notò che alla sua divisa era aggiunto un mantello nero con cui la ragazza si copriva le spalle e parte delle gambe.
«Invece questo bestione di ben due metri e dieci è Moses, membro molto importante della squadra»
Evidentemente J si riferiva al possente lycan nero dagli occhi gialli. Tramutandosi in umano, l'uomo ventenne un po' barbuto e dai muscoli fortemente marcati si avvicinò a Katara, stringendola a sé. «Sono il suo ragazzo. Non chiamarla "deliziosa creatura", mai più», disse con tono autoritario e voce roca. Kat socchiuse gli occhi senza ribattere. "Come se me ne importasse qualcosa", pensò seccata Joy. Moses non le era simpatico.
Prima che Jason potesse parlare riguardo agli ultimi due lupacchiotti, si tramutarono in due bambini dai capelli rossicci e gli occhi castani, coperti di lentiggini. Sembravano uguali, se non fosse che uno di loro aveva i capelli lunghi fino alle spalle.
«Io sono Martin!», rise uno, aggrappandosi alla gamba di Joy. L'altro, quello con i capelli corti, mimò il suo gesto. «E io sono Lucian!», rise ed entrambi si misero a correre in giro, tra i presenti che li guardavano annoiati. Joy, invece, li trovò adorabili.
Jason sospirò. «Martin e Lucian, come avrai capito. Hanno appena sei anni, sono nati lycan», sorrise grattandosi il retro del collo. «Silas li ha liberati dai draculiani», continuò, avvicinandosi a Joy ed iniziando a sussurrare con un filo di voce. «Entrambi i loro genitori sono stati uccisi otto giorni fa, ma loro non ne sanno ancora niente»
La ragazza perse il sorriso e li guardò dispiaciuta. Erano così piccoli che forse non avrebbero neppure capito la gravità del problema. Provò per loro un profondo senso di pietà.
Jason prese un bel respiro. «Ad ogni modo», ricominciò alzando nuovamente la voce. «Eccoti presentato il nostro nuovo, piccolo Branco. Speriamo di trovare altri superstiti che si aggiungano a noi».
Jocelyn osservò ognuno di loro con una nota di tristezza negli occhi. Era sicura che non avrebbero mai potuto combattere un intero Clan di vampiri, non da soli.
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Wolf Souls- Vampires
Wilkołaki•[ Capitolo 1 della serie di Wolf Souls ]• Jocelyn ha quindici anni ed è una normale adolescente, gentile ed intelligente. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa le sarebbe accaduto durante una normale gita scolastica. La sua vita viene sconvolt...
