Lo scontro [2]

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Jason non aveva la minima idea di cosa stesse accadendo. Se prima un solo urlo si era fatto sentire, adesso molti di più stavano dilaniando il suo udito. Si scambiò velocemente una rapida occhiata con Ezra, che ricambiò lo sguardo e si mise a correre verso il villaggio. Il biondino buttò a terra il suo libro degli incantesimi ormai inutile e lo seguì. Voleva darsi da fare. Stavolta, avrebbe combattuto. Avrebbe protetto il suo popolo.

In breve tempo, i due maghi raggiunsero l'area abitata e rimasero ad occhi spalancati. «Per Fenis!», mormorò Ezra con stupore.

La devastazione si presentava ai loro occhi. Non si poteva trattare d'altro, i draculiani erano tornati, ma stavolta il villaggio non aveva paura. Donne, uomini e ragazzi combattevano valorosamente, spinti dalla furia cieca del dolore, provato pochi mesi prima a causa della perdita dei loro così amati familiari.

Ezra non aspettò che accadesse qualcosa di troppo significativo e si gettò nella mischia con un urlo di battaglia che mai nessuno avrebbe associato ad un uomo anziano come lui. Con un immediato Globus Ignis, incenerì due vampiri che avanzavano fin troppo minacciosamente verso una donna ferita.

Jason fece lo stesso. Notò un giovane lycan trascinarsi ferito lontano dal suo aggressore dalla pelle pallida. Allora, correndo verso di esso, proprio mentre il nemico si gettava in avanti, gli si stanziò di fronte alzando le mani e creando uno strano muro magico. Non sapeva quanto avrebbe potuto resistere. Non era un esperto e non aveva mai usato la magia in combattimento, ma doveva assolutamente fare qualcosa. Non poteva tramutarsi in lycan, poiché si sarebbe solo indebolito: non era un guerriero e non era abbastanza abile per utilizzare al meglio zanne e artigli. Incutere solamente paura non gli avrebbe portato alcun vantaggio.

«Scappa!», urlò al giovane dietro di lui. Il lycan, un maschio, poteva avere all'incirca tredici anni. Fece come richiesto, si girò e zoppicò via, dietro le case.

In quel momento, il vampiro riprovò ad attaccare e distrusse la barriera. Jason fece un secondo sforzo, ricreandola e spingendola verso il nemico. Quello non poté far nulla e provò a spostarsi per tentare un attacco laterale, ma J era troppo astuto e capì; Si abbassò su un ginocchio interrompendo l'incantesimo e provò una nuova magia: Plamenomet, un getto di fiamme scottanti che bruciarono contro l'avversario, che non riuscì a schivarle e cadde a terra senza più vita. Jason rimase immobile ad osservare il suo corpo arso.

Uccidere lo faceva sentire in un modo molto strano, nonostante si trattasse di nemici. Quando si riprese corse da un secondo nemico.

Intanto, Ezra combatteva valorosamente, usando tutti gli incantesimi che riusciva a generare. Distruggeva i nemici a destra e a manca, ma quelli erano troppi e ogni secondo ne arrivavano degli altri. Il villaggio era talmente affollato che difficilmente si potevano riconoscere gli alleati e si rischiava di eliminarne qualcuno accidentalmente. J notò, in lontananza, anche la sagoma familiare di Dream e dei suoi guerrieri ufficiali ai piedi della collina della forgia.

L'Alpha, la splendida lupa nera come la notte dagli occhi cobalto, riusciva quasi a uccidere due draculiani in un colpo solo. Nei giorni precedenti si era allenata con costanza e adesso era diventata più forte e apparentemente più grande persino di stazza grazie ai muscoli. Una draculiana le graffiò la coda e provò a scappare, ma Dream le tirò una zampata facendola cadere accanto ad una casa. La nemica sibilò e si gettò contro l'Alpha per morderle la schiena, ma lei schivò il colpo spostandosi solo di qualche centimetro, afferrò le spalle della vampira e risalì i gradini della forgia. Quando arrivò in cima con l'avversaria che urlava e si contraeva tra le sue zanne, la gettò tra le fiamme e la lasciò lì a consumarsi, per poi ululare in segno di vittoria.

Ovviamente, di Arcan non v'era neppure l'ombra. Jason non si fece troppe domande per il semplice fatto che conosceva bene il motivo della sua assenza. Immerso nei pensieri, una draculiana lo buttò a terra e afferrò il suo collo, stringendolo fra le mani. Non doveva farsi mordere.

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