Il Branco [3]

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Cyrer, nel pomeriggio, mostrò l'intero villaggio a Jocelyn. Era un ambiente piuttosto grande, ricco di strade alberate ma anche di grandi spazi occupati solo dall'erba. Nella zona centrale, poco più a Nord dei dormitori, era localizzata una conca e un palchetto di gradini di pietra tutt'attorno, nel quale v'era un fila circolare di manichini montati su pali di legno e costituiti da sacchi scuciti e teste di zucca che, a detto della guida, servivano per allenare le giovani reclute nel combattimento e dove i giudici della lotta potevano sedersi per osservare i loro allievi ed istruirli in campo pratico. Un piccolo stagno dedito all'allevamento nei paraggi della conca era utile per insegnare ai cacciatori a pescare e a nuotare rapidamente, mentre una vera e propria classe formata da banchi di legno, un tetto simile a un baldacchino e una cattedra scura con la presenza di strani calderoni, fiale di vetro e alcune casse ricche di ingredienti erano utili all'apprendimento dei maghi, i quali erano molto più scarsi rispetto a guerrieri e cacciatori.

A tal proposito, Cyrer spiegò che: «La magia è come l'arte, non è per tutti. Potresti osservare un pittore e dire che chiunque è capace di dipingere come lui, dopotutto basta afferrare e muovere il pennello nello stesso modo, ma non è davvero così. Bisogna avere un'inclinazione naturale, la giusta pazienza e alcuni doti innate che molti non riuscirebbero ad apprendere neppure studiando per una vita intera».

Jocelyn poté poi visitare anche una scuola utile ai bambini più piccoli, dove alcuni anziani e dei volontari si occupavano di tenerli a bada e insegnar loro materie classiche e diffuse in tutto il mondo, come la letteratura e la matematica, seppur non in maniera approfondita come si avrebbe fatto in una scuola comune. Inoltre, gli anziani si occupavano di tramandare le storie del Branco, le leggende e le gesta dei Branchi maggiori. Un nome che colse subito l'attenzione della ragazza fu quello dell'Alleanza. Persino coloro che raccontavano la storia sembravano aver paura di pronunciare quel titolo e ne parlavano come se fosse una misteriosa congrega di mostri e assassini.

Venne poi il turno dell'ingresso ufficiale del villaggio, un semplice arco di legno rettangolare tinto dei colori dei Lunapiena e circondato da arbusti e recinzioni. Joy non lo trovò un metodo efficace per scacciare presenza indesiderate.

«In effetti il campo non presenta cinta murarie, cosa di cui può invece vantarsi la vecchia base Lunapiena, attualmente abbandonata. Ogni sei ore vi è un cambio della guardia ad ogni polo del Branco, così vi è un circolo di rotazione dei guerrieri che pattugliano i limiti a breve distanza l'uno dall'altro. Arcan, invece, si occupa delle spedizioni oltre il confine. Com'è che si dice? Meglio prevenire che curare!», illustrò al meglio la ragazza che la accompagnava.

Un'altra scuola ancora era situata poco distante dall'ingresso, a metà tra esso e i dormitori, cosicché le reclute che vi studiavano potessero trovare facile lo spostamento mattutino, che naturalmente veniva eseguito a piedi o da lycan, nella cosiddetta forma ferale. La scuola delle reclute era un'ala aggiuntiva della grande biblioteca del Branco, che naturalmente possedeva molti manoscritti e ospitava i lavoratori incaricati di ricopiarli. Cyrer spiegò che, ogni tre o quattro anni, dei monaci giungevano al Branco per consegnare altri scritti in cambio di una scorta protettiva per i loro spostamenti da un convento montano ad un altro.

«Non sapevo che esistessero anche lycan... monaci», commentò Joy quando Cyrer le offrì quest'altra curiosità.

«Non ne esistono, infatti. I lycan venerano una divinità di nome Fenis, che un tempo visse davvero. Ti racconterò la sua storia, un giorno di questi», rispose lei, cominciando a sembrare più stanca.

«Allora sono umani? E non hanno paura dei lycan?», domandò.

«Non quelli di cui parlo io. Esistono alcuni monaci particolari che sono ben lieti di stringere alleanze con lycan simpatici come noi. C'è molto di peggio in giro, i viaggi sono pericolosi e loro hanno bisogno di spostarsi dalle loro chiese», disse restando sul vago. Joy capì di non aver ascoltato tutta la verità.

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