Il trono [2]

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Joy non poté fare a meno di ammirare lo splendore dell'Alpha in tutta la sua grandezza. Sembrava nata per guidare il Branco, con i suoi possenti muscoli e l'apparenza elegante e intimidatoria. Di nuovo, Joy pensò di non aver mai visto nulla di più bello in tutta la sua vita. La lupa si guardò a destra e sinistra dapprima con calma, non essendosi accorta della scena in corso, scrutando gli sguardi spaventati o divertiti dei presenti nella mensa, che la portarono ad agganciare il vero obiettivo.

In quel preciso istante, Ashton tirò un calcio ad una delle braccia della Beta, Frida, che tentava di scostarlo dal trono con gentilezza. Divenendo furibonda per quell'azione, però, la vice del Branco non ci pensò due volte a gettarsi contro di lui con il serio intento di farlo a pezzi, spazientita. Marren dovette prendersi carico della situazione e bloccarla, cercando di farla ragionare con parole gentili e ottimiste. Ash si beò di quella vista e lasciò che la sua mano andasse ad accarezzare e tirare indietro i suoi capelli dal ciuffo dorato. Molto probabilmente osservare la sala dall'altezza del trono gli arrecava un enorme senso di potere e superiorità, che tuttavia sarebbe durato per un tempo molto più breve di quanto avesse pensato.

Dream si accorse di lui e, immediatamente, tornò al suo stadio originale aprendo lentamente gli occhi color del ghiaccio e respirando a fondo. I suoi seguaci la imitarono, trasformandosi a loro volta in umani.

«Alpha», tentò di dire uno degli uomini che la scortavano, come se volesse trattenerla dal compiere un terribile sbaglio.

«Silenzio», fu tutto ciò che ottenne in risposta. «Dammi il tuo arco».

Il cacciatore tremò visibilmente per un attimo. Jocelyn non poteva sentire le loro parole dalla distanza del suo tavolo, ma comprese l'argomento della situazione con un po' di pura e semplice logica e l'interpretazione del loro labiale. Dopo un attimo di esitazione, il lycan avvicinò la mano alle scapole e sfilò da una cintura a tracolla l'arco sottile e flessibile, mentre con l'altra recuperò la faretra. Passò entrambi nelle mani della leader con un inchino arrendevole, senza riprovare a contrastare le sue intenzioni. Capì che aveva un piano. Con prontezza fatale, Dream sfilò un dardo dalla custodia di cuoio dipinto e lo tenne stretto fra le dita, addolcendo solo dopo il suo tocco. Con la stessa mano tirò verso di sé la corda e annullò il respiro dopo aver gonfiato il petto e chiuso l'occhio destro per prendere la mira.

Ashton alzò il viso sorridente, che si tramutò in una smorfia di puro orrore e comprese troppo tardi cosa stava per accadere. «No!», provò a dire, ma non venne ascoltato.

Dream lasciò andare, contemporaneamente, corda e freccia. La prima tornò con forza elastica alla sua postazione originale, vibrando come le corde di uno strumento musicale nell'atto di compiere una dolce melodia, mentre l'ultima sfrecciò di fronte a lei con velocità talmente elevata da risultare impercettibile all'occhio umano, ma i lycan più attenti ed esperti poterono seguirne il corso senza alcun problema. La punta dinamica sibilò minacciosa mentre sferzava l'aria e si avvicinava sempre di più al bersaglio, che non ebbe tempo di schivare l'attacco. Joy sussultò e si coprì le labbra con una mano, poi il dardo colpì l'obiettivo.

Ashton aveva cercato inutilmente di alzarsi dal seggio e fuggire, un movimento che Dream calcolò con estrema facilità. La freccia superò il suo viso, sfiorandolo di pochi centimetri, e si andò a conficcare nel colletto della divisa del giovane. La punta la trapassò e si inchiodò al sedile del trono, bloccandolo senza lasciargli possibilità di fuga. Ash era vivo, ma non poteva muoversi. Troppo impaurito per pensare di staccare la freccia o tirare il lembo della maglia fino a strapparlo per poi fuggire, si posò le mani sul petto dolorante a causa dello spavento e respirò affannato. Tutto era stato pianificato nei minimi particolari.

A quel punto, Frida dimenticò la sua rabbia e mosse un passo indietro. «Un vero peccato che un tale bel trono debba essere rovinato a causa di un idiota come te», commentò ad alta voce, esprimendo senza alcun problema il suo personale pensiero. Subito dopo tornò alla sua sedia e lì si accomodò accavallando le gambe e incrociando le braccia. Le sue labbra si curvarono in un roseo ghigno soddisfatto e anche Marren poté tirare un sospiro di sollievo, muovendosi per accertarsi, invece, delle condizioni dell'anziano padre.

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