L'ultimo Zanna Rossa [1]

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Le enormi ali nere del demonio che si trovava davanti ai tre lycan ingenui trasmettevano più paura di qualsiasi altra cosa avessero mai visto prima d'allora.

Jocelyn non si accorse quasi per nulla degli artigli di Arcan che le affondavano nella pelle delle braccia. Non aveva visto nemmeno il vampiro muoversi. Il suo atto era stato fulmineo, scattante. Imprevedibile. Venne sollevata come un peso piuma. Le sue gambe non toccarono più terra e investirono il vento. La povera ragazza ebbe i brividi a causa del freddo e dello spavento. Jason fu il primo a lanciarsi su di lei. Le afferrò saldamente una gamba. Non l'avrebbe lasciata tra le mani di una strana creatura che era a metà tra un licantropo ed un vampiro.

Aveva le caratteristiche di ogni razza, mischiate tra di loro. Le ali di un draculiano, il viso e le corna da demone, le braccia irsute e le mani artigliate di un lupo mannaro, le zanne di un warg e nonostante ciò la bellezza e l'eleganza di una lilith. C'era molto altro da notare, ma l'attimo in cui si ritrovavano non era il migliore per osservarlo in tutta la sua gloria.

Joy si dimenò non appena si rese conto di trovarsi a cinque metri dal terrazzo. Jason lottava come un disperato. Una delle mani aveva ben salda la presa sullo stivale dell'amica. L'altro braccio passò dall'essere penzoloni ad affaticato ad alzarsi il più velocemente possibile, tirando una palla di fuoco incandescente che colpì Arcan, o ciò che era diventato, stordendolo.

«Lasciala andare, subito!», urlò il ragazzo.

La creatura voltò il viso verso l'alto, urlando per la furia ed il dolore. Jocelyn si sentì cadere, ma era consapevole che lei e J si sarebbero fatti fin troppo male. Si aggrappò all'ultimo secondo ad uno degli artigli del mostro per evitare il pericolo, ma ciò peggiorò solamente la situazione. Il Zanna Rossa si voltò verso di loro ed abbassò una delle mani. Con le sue abnormi unghie nere che gli erano appena cresciute, scaraventò via Jason, che ricadde sul terrazzo. Dream si tuffò su di lui e lo prese al volo, appena in tempo. Purtroppo si ritrovò a doversi preoccupare non solo del rapimento dell'Anima di Lupo, bensì anche dei cupi ringhi che udì alle sue spalle. J si rimise in piedi. Era subito di nuovo in carreggiata.

Dream era confusa e spaventata, insolito per una come lei. Ma si tirò un colpo sulla fronte e respirò a fondo. "Sono l'Alpha", si sgridò da sola. "Devo comportarmi come tale!" E per costringersi a lottare ripensò alla morte dei suoi genitori, avvenuta davanti a lei appena qualche giorno prima. Aveva visto il terrore negli occhi del padre e aveva sentito la madre implorare pietà con la voce strozzata, prima che uno dei seguaci di Arcan li mordesse iniettando il letale veleno nelle loro vene. E lei era lì dinnanzi. Impotente. Piangeva e strisciava verso di loro, bloccata da soldati, guardie e catene. Elementi che avrebbero dovuto proteggerla, non ferirla. Spalancò gli occhi e sentì un fremito caldo e tenebroso attraversarle il cervello. Era la rabbia, ed era talmente forte che non sconfisse semplicemente il "farmaco" che avrebbe dovuto contenere le sue trasformazioni fino ad impedirle, bensì le permise di ignorarlo completamente. Le iridi le si illuminarono mentre Thorley, Katara e Moses la caricavano sbavando a causa della sensazione di adrenalina generata dalla battaglia e dalla caccia. Se Dream era umana, non era poi così forte. Con un morso l'avrebbero tagliata in tre sottili pezzettini ma, ora che l'Alpha si curvava e diventava un gigantesco lupo nero e furioso, anche Moses ci ripensò due volte prima di attaccarla, lui che era il più grosso e robusto dei tre traditori lycan.

Katara non fu furba come suo solito: non ci pensò nemmeno a trasformarsi per combattere servendosi della magia, così per Jason fu facilissimo congelarle le gambe e finirla con un incantesimo abbastanza doloroso.

Thorley era stato più astuto di lei, molto stranamente. Era sgusciato dietro Dream, che ora mostrava le zanne a Moses, ed anche essendo grande nemmeno la metà di lei, le saltò addosso mordendole la collottola. Cercava di arrivare alla gola. Non ci riuscì. J in un attimo si fece crescere delle spine sulla punta delle dita e le lanciò contro la schiena del lupo spelacchiato e moro. Quello sussultò e cadde a terra. L'Alpha si voltò e si leccò i baffi. Due secondi dopo lo stava già sbranando.

Moses tremò e la sua coda si nascose tra le gambe. Poi abbassò lo sguardo su Kat, che ancora sotto forma di lupo giaceva a terra tra schegge di ghiaccio e polvere. Il suo volto coperto dal pelo bianco era deformato a causa dell'incantesimo che le era stato scagliato contro. La bocca era spalancata, i denti ormai rotti e gli occhi azzurri vitrei. La donna che amava era morta. E se Moses doveva fallire, l'avrebbe fatto per ricongiungersi con lei. Finalmente inarcò la schiena e ringhiò sonoramente. Con un solo salto aveva raggiunto il naso di Dream e lo aveva morso, probabilmente lasciando una ferita permanente. Il povero naso marroncino scuro della ragazza era sbrindellato e perdeva sangue. Non gliel'avrebbe mai perdonato.

Tornò a guardare la sua prossima vittima, e quasi avrebbe avuto voglia di sorridergli. "Il mio ghigno sarà l'ultima cosa che vedrai, sporco traditore", ruggì impaziente. Si abbassò e scivolando fino al nemico riuscì a chiudere il suo mento nella morsa fatale dei denti.

Ma Moses era potente. "Provaci se ci riesci!", sputò al culmine dell'ira.

Grazie alle zampe graffiò il torace dell'Alpha e la fece cadere all'indietro, riversa sulla schiena. Subito saltò a morderla di nuovo, ma Jason intervenne e gli lanciò contro una raffica d'aria che lo fece allontanare e confondere. Il grosso lupo nero saltò oltre i rivali, ormai capendo di non essere abbastanza forte per sfidarli. La botola spalancata gli fu d'aiuto. Moses guardò per un secondo Dream e Jason, poi ringhiò profondamente ed infine saltò nella botola, scendendo lungo le scale. A quanto pare non si sarebbe rifatto vivo per un po'. J scattò per raggiungerlo ma Dream, ora umana, lo bloccò.

«Non c'è tempo per lui», disse guardando in alto.

Gli occhi del giovane biondo si posarono su Arcan, che teneva ancora prigioniera Joy e si allontanava sempre di più nel cielo. Le gambe del ragazzo si azionarono automaticamente e il suo cuore prese a battere più forte che mai. Jason si gettò sul cornicione, quasi inciampando e cadendo giù dalla torre. Lanciò un incantesimo di nome Betha ad Arcan ma questi chiuse per un istante l'ala sinistra, che si illuminò e deviò il colpo. A quanto pare, il mostro conosceva abbastanza magia da difendersi perfettamente. Arcan non si diresse più in avanti, cambiò direzione e salì più in alto. Era esattamente sopra un fiume.

Mentre saliva, Jocelyn si dimenava e provava ad urlare "Betha", senza nessun risultato, dal momento che non era una maga. Arcan la guardò con i suoi grossi occhi deformi e terribili, per poi sorriderle. Le sue intenzioni non erano affatto a favore della ragazzina. La voce profonda e carica di rabbia ed impazienza di Arcan si rifece viva.

«Sin dal primo giorno che ti ho vista ho capito che saresti morta per mano mia», rise sonoramente.

Joy non poteva trasformarsi in lycan, se lo avesse fatto avrebbe di sicuro ucciso Arcan trascinandolo al suolo grazie al peso del lupo che sarebbe diventata, ma sarebbe morta con lui. «E sono sicuro che hai dubitato di me fin dal primo istante. Sei stata la più furba dei Lunapiena, te lo concedo», continuò la creatura. «Ma ora è troppo tardi per renderti conto di chi sono davvero». I suoi occhi brillarono freddi. «Sogni d'oro, piccola lycan», bisbigliò a voce più bassa il Zanna Rossa.

I secondi che seguirono furono lenti come un'eternità. Le zampe artigliate del mostro si aprirono in uno scatto e le ali lo riportarono indietro con facilità. Lo spostamento d'aria che crearono fu percepibile anche da coloro che, ai piedi della torre, osservavano la scena allibiti e spaventati.

Jocelyn mosse le braccia come a cercare di aggrapparsi al cielo o al vento. Jason spalancò gli occhi incredulo e Dream lo raggiunse dietro il cornicione. Davanti ai loro occhi, Joy precipitava mentre il muso le si allungava e il suo aspetto diventava quello di un enorme canide spaventato. Ma era troppo tardi, proprio come aveva detto Arcan. La lycan rossiccia riuscì a malapena a voltarsi verso Jason, che guardò le iridi gialle e impaurite dell'amica. Un secondo dopo, il fragile corpo della lupa toccava l'acqua gelida del fiume, colpendo numerose rocce. Il suo manto color nocciola non riaffiorò, ma per qualche istante un piccolo pezzo di fiume si tinse di rosso scarlatto.

La risata malvagia di Arcan riempiva l'acqua e la sua smorfia vittoriosa gli deformava il viso già grigio e folle. Si voltò verso Jason e Dream, le sue prossime vittime. Sorrise e volò contro di loro, colpendoli con le zampe, simili a quelle di un'arpia, e gettandoli al suolo con un fracasso pauroso. Uno dei due si era di sicuro rotto qualcosa. Poco importava, non era nulla in confronto al dolore che provavano per le perdita di Joy. Rabbia, paura, tristezza. Si miscelavano nel cuore di entrambi senza pietà, trasformandosi in lacrime e in urla.

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