La preda [2]

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Fanny e Jocelyn, tornate finalmente umane, tornarono al campo nel giro di un'ora. La recluta guerriera zoppicava e si tastava i fianchi dolenti. Aveva rischiato troppo durante la caccia, mettendo a repentaglio non solo una cena sicura per i suoi compagni lycan, ma anche la sua salute. Fanny era furente e nessuno poteva di certo biasimarla.

Per arrivare alla tenda del medico bisognava percorrere una strada curva che transitava di fronte alla mensa, dove Jason attendeva impaziente che Joy si mostrasse. L'amica non si era fatta viva al pranzo di quel giorno e, cosciente del piano portato a termine, temeva che Serena le avesse fatto del male o che qualcuno le avesse scoperte. Quando finalmente comparve di fronte a lui senza neanche accorgersi della sua presenza, Jason spalancò gli occhi, dischiuse le labbra e il suo battito cardiaco aumentò talmente tanto da fargli male al petto. Deviò le scale con un solo salto, quasi cadendo a terra, ma non perse l'equilibrio. Iniziò a correre verso le due ragazze chiamando il nome di Jocelyn. Lei si voltò e si sforzò di sorridergli. Sentiva dolori ovunque come se qualcuno l'avesse appena malmenata.

«Joy! Che diamine ti è successo?», urlò spaventato Jason. Forse credeva che la ragazza fosse stata attaccata dai vampiri un'altra volta. Le si avvicinò subito per aiutarla a sostenersi. Il viso della ragazza era coperto da graffi e tagli poco gravi. A preoccuparlo era il braccio che aveva assunto un colorito violaceo, come se avesse un enorme livido sulla pelle. Inoltre, Joy zoppicava e camminava con la schiena protesa in avanti, tenendosi il torace con il braccio illeso. Jason era impallidito solamente a vederla ridotta in quello stato.

Fanny provò a rispondere ma Jocelyn fu più rapida di lei, finendo per guadagnarsi un'occhiataccia dalla cacciatrice. «Fanny è stata talmente gentile da volermi portare a caccia, ma io mi sono fatta prendere la mano e ho rovinato tutto. Mentre inseguivo un capriolo gli sono saltata alle spalle anzitempo e l'ho mancato, cadendo malamente. Non ho potuto ammortizzare la velocità... e così è successo», tentò di spiegare Jocelyn.

Jason non guardò nemmeno in faccia Fanny, che però stava cercando le parole per interpellarlo mentre le sue guance tornavano paonazze, si avvicinò a Joy e le prese il braccio ferito. Lei cercò di non dare segni evidenti di dolore.

«La tenda del medico è lontana... vediamo cosa posso fare». Il biondo, lentamente, circondò la vita della ragazza con un braccio e provò a sollevarla, mentre posizionava l'altra mano dietro le sue ginocchia. La prese tra le braccia, provando ad ignorare il viso sconvolto, imbarazzato e dolorante dell'amica. Si voltò verso Fanny per un solo secondo. «Grazie per averla aiutata», le sorrise prima di tornare serio. «Ora puoi tornare ad allenarti, ci penso io a lei», la congedò subito.

La riccioluta prima vagamente felice adesso sembrava infastidita e scosse il capo. «Cosa? No! Vengo con voi, voglio sapere come starà lei. Dopotutto la responsabilità è in parte mia», affermò scuotendo la testa. Era palesemente una scusa per restare in loro compagnia, o meglio, in compagnia di Jason.

Lui decise di non ribattere, anche se in realtà stava pensando ad un modo per mandarla via il prima possibile. Si era ricordato di lei e di quel giorno in mensa e poteva dire con certezza che non le era sembrata poi così cordiale. Con Joy tra le braccia, si incamminò lontano dalla strada per non destare troppi sospetti, stesso motivo per il quale rifiutò di tramutarsi in lycan e portare l'amica sulla schiena.

Fanny, da dietro, proseguiva con il viso imbronciato e le braccia incrociate, come se la terribile situazione non le importasse più di tanto. Lanciava orribili occhiate a Joy, mentre ne riservava altre ansiose a Jason, sospirando quando un ciuffo dorato gli ricadeva ai lati del viso.

Arrivati alla tenda il medico lasciò entrare Jason, ma appena ebbe posato Joy sul lettino, il povero ragazzo fu cacciato fuori. Fanny ridacchiò, vedendo come era stato respinto. Esasperato ed infastidito, J la fissò severo. «C'è qualcosa che trovi divertente?», domandò aggrottando le sopracciglia.

Fanny alzò le spalle. «Sei davvero disperato se hai deciso di fidanzarti con una come lei. Non sa neanche come cacciare un capriolo e avete il coraggio di definirla Anima di Lupo? Segui il mio consiglio, trovatene una meno imbranata», sbottò acidamente, per poi sedersi sul prato umido.

La pazienza del ragazzo aveva raggiunto un limite. «Non ti permetto di parlare di lei in questo modo. In uno scontro ti farebbe fuori in pochi secondi, ricordatelo», la avvertì.

Fanny socchiuse gli occhi con un'aria triste. «Lo sapevo», bisbigliò.

Jason non capì. «Sapevi cosa?», domandò confuso.

«Non hai detto nulla nonostante io l'abbia definita "la tua ragazza". Da quanto tempo state insieme? Dubito durerà molto, se sei un tipo sveglio ti renderai conto di essere circondato da ragazze decisamente migliori di lei», rise Fanny. Nella sua voce c'era qualcosa che tra le righe urlava "Sto parlando di me stessa", risultando odiosa, ma non alle orecchie di Jason.

Lui scosse la testa. «Lei... lei non è la mia ragazza! È solo una mia amica!», si difese prontamente. Eppure, le sue guance si tinsero di un curioso rosa acceso.

Fanny rise ancora più forte. «Oh, menomale. Speravo non fossi così tonto. Se fossi in te prenderei le distanze da Jocelyn... mi sembra una ragazza poco raccomandabile», lo stuzzicò ancora di più. Poi decise di iniziare a meditare, seduta sull'erba fresca del prato, mentre J si sedeva a qualche metro di distanza, con le spalle appoggiate alla tenda del medico. Guardò di sfuggita Fanny, non badando al suo vano consiglio. Aveva davvero creduto che Joy fosse la sua fidanzata. Scosse il capo e sospirò, chiudendo anche lui gli occhi.

Dentro la struttura, Jocelyn era ancora posta sul lettino di pelli e cercava di non mostrare di star provando abbastanza dolore. Insomma, era l'Anima di Lupo, aveva sconfitto due vampiri uscendone illesa e si era conciata così a causa di uno stupido capriolo? Era ridicolo. L'uomo, un nuovo medico che Joy non aveva mai visto prima, le controllò con attenzione il braccio e la zona della gabbia toracica, disinfettò le ferite e i graffi che si era procurata con un miscuglio di erbe e dei curiosi sali candidi e poi si sedette sulla sua sedia, schiarendosi la voce.

«Il braccio non è conciato benissimo. Dovrai tenere un gesso per qualche settimana», spiegò con calma, poi riprese. «Per quanto riguarda le costole, sei stata fortunata. Ti curerò il braccio e applicherò il gesso», illustrò gentilmente e con grande professionalità.

Joy spalancò gli occhi. Doveva assolutamente allenarsi con Dream e tenersi pronta per eventuali attacchi da parte dei draculiani. «Non potrei rivolgermi ad un mago e ridurre la cura a... non so, una settimana?», implorò, cercando di muovere il braccio per illudere il medico di star bene.
Questi la guardò e scosse la testa. «I servizi di Ezra sono costosi e riservati ai leader. Non credo possa aiutarti», spiegò subito.

Jocelyn nascose unsorrisetto. «Non m'importa di Ezra», lo rassicurò. «Potrei rivolgermiad un altro mago, uno di mia conoscenza».

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