Una bolla di cristallo nell'oceano

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Nota dell’autrice
Quella che state per leggere è una pubblicazione diversa dal solito, molto più poetica e metaforica ma allo stesso tempo terribilmente reale per parlare di una tematica centrale della storia che state leggendo: i disturbi alimentari di cui non dobbiamo ricordarci esclusivamente oggi ma ogni singolo giorno(proprio come accade con i capitoli che avete letto dove questa tematica viene descritta in modi diversi). Spero che ciò che state per leggere tocchi davvero il vostro cuore. 
Grazie e buona lettura a tutti/e!

Una giovane donna stringeva tra le dita un mazzo di fiori color lilla, chiamati “Specchio di Venere”. Non aveva esitato un istante a raccoglierli dal campo in cui stava passeggiando, mentre sfiorava delicatamente i soffici petali con le dita si perse nel lungo viale della memoria anch’esso costellato da salici e querce maestose, e da strette stradine ciottolate, talvolta insidiose che portano ai ricordi. 
Quella volta si ritrovò a percorrere una strada che per tanto tempo era stata celata da ombre terrificanti e dal buio profondo. Le prime immagini attraversarono la sua mente e la giovane donna ricordò quelle sensazioni laceranti e asfissianti di quando si trovava davanti a uno specchio vero e proprio, pensò alle lacrime che tante volte avevano inumidito le sue guance e alle palpebre costantemente abbassate per non vedere il riflesso in quello specchio. 
Subito dopo un’altra immagine nitida e chiara, quella di una bolla ma non come quelle che amava fare da bambina bensì una bolla di cristallo dalla superficie dura e infrangibile, invisibile per chi si trovava all’esterno ma a volte confortevole e allo stesso tempo terribile per lei che si trovava all’interno. 

Sentì la pelle ricoprirsi di brividi, per un attimo fu come tornare a stare nella bolla di cristallo, dove a volte si sentiva protetta e al sicuro ma non quando il “mostro”, il suo disturbo alimentare prendeva il sopravvento. I ricordi erano scolpiti nella sua memoria, quando urlava dall’interno della sua bolla ma nessuno riusciva a sentirla, oppure quando non era sola ma nessuna delle persone accanto a lei aveva il coraggio di poggiare una mano sulla superficie della bolla. 
Poi la sensazione peggiore, quella di affogare senza ossigeno, come una pietra che sprofonda dolcemente nel buio dell’Oceano Pacifico, inerme e inascoltata, proprio come quando stava per affogare e le palpebre dei suoi occhi si rifiutavano di rimanere aperte.

Proprio quando la bolla di cristallo stava per toccare l’abisso la sua “luce” si fece strada nell’oceano, non era un angelo e non indossava un'armatura era semplicemente la prima persona che ebbe il coraggio di tuffarsi tra quelle onde irrequiete, nuotando senza paura. Fu così che lui la trovò all’interno della sua bolla di cristallo, sfiorò la superficie della bolla, nonostante questo le sue mani incontrarono quelle della ragazza. 
Quello fu l’inizio, lui le insegnò a nuotare e a sconfiggere il mostro, lei imparò a “nuotare”  e lui trovò una ragione in più per vivere. La bolla di cristallo divenne sempre più sottile mentre nuotavano quando riuscirono ad arrivare in superficie la bolla in cui si trovava la giovane donna esplose e lei ricominciò non solo a respirare davvero ma senza il mostro che per tanto l’aveva perseguitata ritornò a vivere. 

Dopo l’ultima immagine la donna tornò nel viale della memoria e volgendo lo sguardo a quella stradina non vide più sofferenza ma speranza e vita mentre in quel prato dove aveva colto i fiori lilla che teneva tra le mani, colui che come lei era sopravvissuto a quell’oceano impervio e aveva distrutto la bolla di cristallo, le stringeva la mano. 

The boy in redLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora