Capitolo XLVII

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Guardai con soddisfazione la mia valigia piena per Silverstone, era stato complesso scegliere cosa mettere nel bagaglio dato il tempo ambiguo e mutevole della terra di Sua Maestà ma dopo due interminabili ore ce l’avevo fatto. Max come al solito si era alzato molto presto e prima ancora di andare a correre aveva preparato la sua valigia. 
Applicai una linea di eyeliner nero sugli occhi e il mascara, solo quando spostai lo sguardo dallo specchio notai Max appoggiato allo stipite della porta intento ad osservarmi 
<<Che fai lì Verstappen? Non dovresti essere al tuo simulatore?>> chiesi ironicamente 
<<Sono pronto…non ho bisogno di prepararmi ulteriormente>> rispose ammiccando 
<<Sei troppo sicuro di te stesso Max>>
Si avvicinò avvolgendo le braccia intorno ai miei fianchi <<Bè se avessi delle aspettative basse o se fossi insicuro nella vita non sarei qui con te piccola. E poi mi diverto molto di più a stare qui ad osservarti…a proposito non ti serve quella roba sulla faccia, tu sei già bellissima così>>

Accorciò la distanza tra i nostri volti e fece scontrare le nostre labbra intensamente spingendomi verso il letto 
<<Non pensarci nemmeno, ho appena sistemato i capelli e il trucco… assolutamente no>> Mi spinse con delicatezza sul materasso e quando fu sopra di me cercò di convincermi posando una morbida scia di baci sul mio collo <<Max dobbiamo uscire da qui tra mezz'ora è impossibile>> dissi ridendo 

<<So anche essere veloce se mi impegno Lisa>>
Riuscì a posizionarmi a cavalcioni sopra di lui e strinsi le sue spalle stando a pochi centimetri dalle sue labbra <<Non possiamo>> ribadì tra le risate 

Max si arrese chiudendo gli occhi <<D’accordo, stasera però sì>> chiese con uno sguardo dolce 
<<Vedremo Verstappen, sai che ci sono anche i ragazzi in casa con noi>>
<<Appunto potrebbero imparare qualcosa>> disse ridendo e io cercai di alzarmi 
Mi bloccò prendendomi per i fianchi, poi nè percorse le curve con le dita risalendo fino alle spalle e mi attirò a sé baciandomi <<Sai a cosa pensavo mentre ti guardavo prima Lisa?>>
<<Credo di averlo capito>>
<<Pensavo a quanto è bello averti qui in questa casa, da quando ci sei tu c’è vita e leggerezza qui, non c’è paragone con quando ero qui da solo>> confessò 
Lasciai un bacio leggero sulla sua bocca <<Non sarai mai più solo, lo sai. Ho amato questo mese che abbiamo passato sempre insieme in tranquillità>>
<<Io amo te>> rispose 

Sentivo però che qualcosa lo rendeva irrequieto, riuscivo a capirlo dagli occhi <<Come ti senti per questo weekend a Silverstone?>> provai a chiedere
<<Voglio vincere, se ci riesco posso avere ancora più punti di vantaggio su Hamilton>>
<<C’è qualcosa che devi dirmi Max? Sento che non sei tranquillo>>
<<In realtà ci sarà anche mio padre, è per questo>> abbassò lo sguardo e io sbuffai <<E mi ha detto che vorrebbe parlarti e scusarsi con te>> 
<<Tutto ciò che mi importa sei tu Max però se vuole parlare, lo ascolterò. Io ti amo Max>>
 Passammo il resto del tempo a parlare l’uno delle braccia dell’altro fino a quando non arrivò il momento di andare in aeroporto. Saremmo stati insieme a George e Pierre in una casa di Lando che distava circa un’ora dal circuito di Silverstone, nelle settimane precedenti avevamo visto poco i ragazzi al di fuori dei weekend di gara perchè io e Max avevamo bisogno di stare da soli e recuperare anche tutto il tempo perso nei mesi precedenti ma quando Lando ci aveva invitati a stare da lui non avevamo potuto rifiutare. 

Il volo per l’Inghilterra era stato più breve e rilassante del previsto, una macchina ci aspettava fuori dall’aeroporto e non appena arrivammo all’indirizzo di Lando trovammo i nostri amici fuori dalla casa ad aspettarci. Non feci quasi in tempo a scendere dall’auto che Lando e George mi travolsero abbracciandomi insieme, ripetendo almeno dieci volte quanto avessero sentito la mia mancanza 
<<Ragazzi, aiuto mi state soffocando>> dissi ridendo 
Quando mi “liberarono”, notai Pierre che mi sorrideva, spalancò le braccia e mi fiondai verso di lui, mi strinse forte a sè, affondando il viso nell’incavo del mio collo 
<<Mi sei mancato troppo>> sussurrai 
<<Anche tu Lisa>> posò un bacio sulla mia fronte 

<<E per me niente? Siete veramente degli ingrati>> esclamò Max provocandoli, scatenando una risata generale poi tornò al mio fianco stringendomi la mano mentre osservava attentamente Pierre. Qualcosa non andava tra loro, l’avevo percepito già a Parigi ma ne ero quasi certa in quel momento. 

Dopo il nostro arrivo andò tutto liscio e respirai di nuovo quell’atmosfera che si creava quando ero con tutti loro, quell’aria di serenità e di famiglia che ci riportò quasi a un anno prima quando ero tornata a Monaco. Accompagnai Max e gli altri ogni giorno al circuito, nel box Red Bull ormai conoscevo tutti per nome e avevo iniziato a comprendere il rapporto di Max con Christian Horner che era come un padre per lui. Senza rendermene conto mi ritrovai a domenica, il giorno della gara. Entrammo nel box e Jos era già arrivato, aveva la sua espressione seria e concentrata, salutò Max e io cercai di non intromettermi in quello che poteva essere il loro momento di riconciliazione dopo che suo padre aveva espresso il suo disaccordo per la nostra relazione già mesi prima. 

                                              

                                                                     Silverstone,18 luglio 2021

Giunse il momento di entrare in pista e la tensione che ancora provavo prima di ogni Gran Premio si diffuse nel mio corpo, il campionato proseguiva e Max sentiva sempre più pressione su di sé e la presenza di Jos non migliorava le cose
<<Vinci e torna da me però ti prego fa attenzione. Sai che questa è la patria del tuo avversario e farà qualunque cosa per vincere>> 
<<Sta tranquilla, sarò qui prima che te nè accorga Lisa>> 
Mi baciò con trasporto, prima che salisse sulla sua monoposto accarezzai le sue fossette e gli zigomi che subito dopo nascose sotto il suo casco.  

Jos si sedette a fianco a me per seguire la gara, senza proferire parola. Mi immersi completamente nel giro di formazione, osservando Max posizionarsi a lato di Lewis Hamilton, dietro di loro Valtteri Bottas e Charles. Sentì il battito del mio cuore accelerare mentre i semafori si accendevano e sospirai cercando di calmarmi, poi la bandiera a scacchi fu sventolata e i motori iniziarono a ruggire. 

Max non deluse le aspettative del team e dei fan facendo una partenza perfetta, all’entrata della seconda curva aveva già sorpassato il Campione del Mondo in carica che però gli stava già dando la caccia. Hamilton tentò poco dopo un sorpasso rischiando la collisione ma senza successo, non sarebbe stato facile scappare per Max sottrarsi alle grinfie del britannico. Nello stesso giro arrivarono a Copse, uno degli snodi fondamentali del tracciato, Lewis si spostò bruscamente verso l’interno accelerando, per un attimo ebbi paura che tentasse qualcosa di impensabile e terribilmente pericoloso, un sorpasso proprio a Copse. Sperai che Max alzasse il piede e lo lasciasse andare ma nessuno di noi ebbe l’opportunità di pensare, Hamilton tentò il sorpasso all’interno sfiorando la gomma posteriore destra di Max. 
La Red Bull dell’olandese partì come una scheggia impazzita e fu quasi impossibile capire dallo schermo cosa stesse succedendo, vidi una gomma staccarsi e la macchina di Max che si schiantava contro la barriera ad una velocità fuori dal comune. 

Il silenzio scese nel box e non mi accorsi nemmeno di aver urlato per la paura fino a quando Christian non fu accanto a me, un boato di terrore e sconvolgimento fece eco dagli spettatori. Cercai di ricordare come respirare ma era quasi impossibile, non sapevamo se si fosse interrotta la comunicazione, Max non diceva nulla e iniziai a temere il peggio, era stato uno schianto a 51G
<<Max stai bene?>> chiese Horner in cuffia ma non ricevette risposta
Sentì le lacrime bagnarmi le guance e iniziai a tremare, accesi il microfono per parlare direttamente con Max <<Ti prego, Max dì qualcosa…basta una parola, per favore>> dissi singhiozzando mentre sembrava che il mio cuore avesse smesso di battere.

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