CHANDLER
Due mesi dopo
L'aula di tribunale è piena di giornalisti, a malapena riesco a respirare quando scappo da lì dopo l'udienza. Inforco gli occhiali da sole e mi infilo nell'auto che mia sorella ha mandato al Peaceful Hospital stamattina.
Sono stato dimesso dopo otto settimane trascorse lì dentro, a vivere come in un cazzo di mondo parallelo. Non bevo da quando mi sono quasi ucciso e ora assumo i miei farmaci in modo corretto, seguito da un medico a cui non interessi solo intascarsi i miei soldi.
Ho passato il tempo tra psicoterapia, attività didattiche e gruppi di sostegno. È stata dura all'inizio, ma so che mi ha salvato la vita. Riesco a vedere chiaramente ciò che non funzionava in me prima e ciò su cui voglio lavorare, sento ancora il dolore infestarmi il cuore come un vecchio fantasma dimenticato in una soffitta, ma ora sono più consapevole di me stesso.
Mi hanno dimesso in tempo per partecipare alla prima udienza, quella contro mio padre. Ho testimoniato contro di lui, ho consegnato i diari che avevo affidato a Willa e lasciato che la giustizia facesse il suo corso.
Amelia era in aula accanto a me, ha pianto per tutto il tempo ma è riuscita a parlare davanti a tutti. Kurt è in prigione ora e ci resterà fino a quando non verrà emessa una sentenza definitiva. Non l'ho nemmeno guardato in faccia, non gli permetto più di definire chi sono.
Mi ha rovinato la vita e io gliel'ho lasciato fare perché ero accecato dal bisogno di compiacerlo, ma ora sono abbastanza forte da combattere la tentazione di ricadere negli stessi schemi.
Mi squilla il cellulare e lo tiro fuori dalla tasca dei pantaloni eleganti. Leggo il nome di mia sorella e un sorriso mi si dipinge sulle labbra.
«Mer».
«Dove diavolo sei? Il pilota dice che hai venti minuti di ritardo, non puoi partire quando ti pare».
«Pensavo fosse questo il bello di avere un jet privato» le faccio notare. «Comunque sono quasi arrivato, ho dovuto lottare con un covo di giornalisti stronzi fuori dal tribunale».
Meredith mugugna qualcosa e sua figlia piange in risposta. Mi scappa un sorriso.
«Beh, devi essere all'aeroporto entro dieci minuti. Ho soffiato il jet alla Crimson per darlo a te».
«Sarò lì in due minuti» la rassicuro.
«Amelia come sta?»
«Non lo so, è stata dura per lei. Dovresti chiamarla».
Io e Amelia siamo molto più vicini ora che non abbiamo più segreti, soprattutto dopo che è venuta a trovarmi in clinica e mi ha mostrato il suo tatuaggio: le impronte del mio piede e quello di Amy da neonati. Ho pianto per due giorni quando me l'ha mostrato.
«Senti chi parla, tu sei appena uscito da quella clinica e tra un mese hai la prima udienza contro Nick».
Non mentirò, stare meglio non significa essere improvvisamente guarito, ma sto molto meglio e non mi sento ancora sopraffatto da ciò che è successo oggi. Mio padre è stato spedito dove dovrebbe stare da sempre, dietro le sbarre e lontano da noi.
«Devo andare, Lynn deve mangiare» borbotta lei.
Ogni volta che sento il suo nome, mi si disegna un sorriso enorme sulle labbra. Ha il secondo nome di Amy e della nonna, Meredith mi ha chiesto il permesso prima di darlo a sua figlia.
Temeva che mi facesse soffrire, invece è stato un regalo bellissimo. Meredith ha partorito poco dopo il mio ricovero, la piccola è nata prematura e tutti sappiamo che probabilmente è stato a causa di tutti gli scandali dei Milestone. Oggi sta bene, stiamo tutti bene.
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Love, Kennedy
Teen FictionKennedy Lancaster è stato cresciuto per essere l'ombra di suo fratello Kayden, ha passato tutta la vita cercando di proteggerlo dai pericoli che non poteva cogliere a causa della sua malattia e cercando di essere invisibile agli occhi degli altri. A...
