Capitolo 59

240 15 3
                                    

L'attrazione tra noi due c'era e prima o poi la scintilla sarebbe scattata.

Nonostante fossimo a dicembre e il freddo ormai era diventato quotidianità, in quel momento, stretta tra le sue forti braccia, si stava benissimo.

Infilai il viso nell'incavo del suo collo e strofinai più volte il naso sotto al suo orecchio.
Proprio come me, quel gesto lo mandava in tilt e avvertii una scossa di brividi attraversare la sua schiena.

Quando lo sentii agitarsi sotto il mio tocco, non ne potei fare a meno e ridacchiai divertita.

Sorrise anche lui e mi lanciò un'occhiataccia divertita.

"Cosa c'è? Non ho fatto nulla" sussurrai come una bambina finta innocente.

Lo guardai negli occhi e sprofondai nel verde scuro delle sue iridi. Mise una mano sulla mia guancia e mi accarezzò dolcemente il viso.

Il cuore mi stava scoppiando nel petto e non riuscivo a staccare gli occhi dalle sue labbra.
Il suo respiro si fece improvvisamente accelerato e mi morsi il labbro nervosamente.

Ormai non si rideva più, era estremamente serio, e glielo si leggeva negli occhi che quei grattini non gli bastavano più.

Harry voleva altro.

Io stessa, volevo altro.

E mi decisi che quello era il momento.

Il nostro momento.

Non ebbi nemmeno il tempo di pensarci due volte, che, le sue labbra si bloccarono a mezz'aria, a circa mezzo centimetro dalle mie.

"Signori è pronta la vostra ordinazione" fu tutto quello che udimmo.

E l'occasione che, solo in quel momento mi resi conto di aspettare da tanto, svaní in un istante.

Proprio in quel momento doveva farsi viva quella lì?

Entrambi ci voltammo di scatto verso quella maledetta cameriera cinese e ingoiai a fatica, riacquistando la lucidità che, fino a poco prima, era offuscata dagli ormoni.
Alli aveva ragione. Non aspettavo altro che baciarlo.

Mi rassegnai borbottando qualcosa tra me e me, e le lanciai un'occhiataccia piccata.

"Arriviamo" disse solo Harry, e fui costretta a staccarmi da lui.

Sbuffai sonoramente, dato che ormai la fame mi era passata, e scesi dal muretto per andare a prendere il cibo.

Harry non sembrò scomporsi più di tanto, e circondò le mie spalle con un braccio.

Mi accoccolai a lui nuovamente e lo lasciai pagare il tutto, sapendo che poi, in camera avremmo diviso le spese.

Prendemmo le buste del ristorante e andammo in macchina. Mi trascinai lungo il marciapiede, ancora irritata da quella situazione ed entrai di malavoglia nella macchina

"Sei stanca piccola?" Sussurrò Harry,  una volta messa in moto l'auto e il malumore che mi aveva circondata passò in un baleno.

Quel suono risultava ogni volta più dolce alle mie orecchie e quindi non riuscii a mantenere il broncio contro la cameriera molto a lungo.

Era incredibile con quanta naturalezza parlavamo tra noi. Il suo senso di protezione, le coccole e gli sguardi complici erano ormai dolce quotidianità e, la voglia di andare oltre la semplice amicizia, sembrava provenire da entrambi.

"Un po', ma sono felice di andare a mangiare" affermai convinta e mi rilassai sui sedili comodi.

Harry mi fece un occhiolino complice e tornò a posare la mano destra sulla mia coscia.

The soldier's returnDove le storie prendono vita. Scoprilo ora