Dopo aver passato un'altra ora in auto a sorridere come un ebete al solo pensiero di come si erano evolute le cose, trovai finalmente un negozio. Comprai qualcosa da mangiare e tornai in associazione.
"Ecco qui. Spero che la focaccia al pomodoro le piaccia. Farina integrale e poco olio, il giusto per mantenersi in forma e non alzare il colesterolo" dissi non appena mi sedetti nuovamente proprio davanti ad André.
"Sei intuitivo giovanotto" sorrise subito lui, poi aprì l'involucro di carta e diede un morso bello grosso alla fetta di focaccia. Aveva fame, non c'erano più dubbi.
"Sono attento" ritoccai però saputello, stampandomi un gran sorriso sul volto.
Mi ero perso troppe cose pensando solo ed esclusivamente ai miei problemi. Soprattutto dopo quello che mi aveva detto Paul e la conferma di Lily qualche ora prima, dovevo recuperare.
"Hai lasciato la tua ragazza al pranzo di Capodanno?" Domandò poi, una volta ingoiato il primo boccone.
"Vedo che anche tu sei molto attento" ritoccai allora abbozzando un sorriso.
"Sono così monotone le giornate qui. È normale origliare se c'è qualche novità. E poi, detto in tutta sincerità, non ci vuole un genio a capire che sbavi per lei" ammise con lo stesso fare saccente che mi caratterizzava.
"Non sbavo per nessuna io" mi difesi quindi, arricciando il naso alla sola idea di abbassarmi a tali futilità. Tuttavia sapevo benissimo che era la pura e semplice verità.
"Certo, farò finta di crederti. Quanto a te invece, perché non sei anche tu al pranzo di Capodanno?" Domandò azzannando nuovamente la focaccia.
"Non potevo imbucarmi ad un pranzo di famiglia così presto. Stiamo insieme da due giorni. O meglio, non ne sono nemmeno certo" ammisi, ricordando che comunque nemmeno qualche ora prima aveva sottolineato la parola "amici".
Ma gli amici non si baciano giusto?
"Non parlavo della sua famiglia. Ma della tua. Perché non festeggi con loro?" Chiese allora e subito mi si formò un groppo alla gola.
Distolsi immediatamente lo sguardo dal suo e cercai di riflettere a cosa dire.
"È complicato" risposi quindi, cercando di abbozzare un sorriso.
"Ho capito" disse allora e si asciugò la bocca con un tovagliolo.
"Pensa però, che tu una famiglia ce l'hai. Non sprecarla" continuò e mi diede due pacche sulla spalla.
Istintivamente mi sfregai più volte le mani sul viso e ripensai a quelle parole. Avevo passato gli ultimi due capodanni in missione, stavo trascorrendo il terzo senza rivolgergli nemmeno gli auguri. Ma la cosa peggiore, era che in quel momento mi resi conto che non avevo nemmeno la benché minima scusa.
Non ero in guerra, né in ospedale, né ammalato e loro lo sapevano bene
Avevo risolto con Paul, avevo ritrovato Haylei, forse avrei dovuto iniziare a pensare anche a risolvere quello che avevo fino a quel momento lasciato in sospeso.
***
Dopo diverse ore passate a chiacchierare con diversi abitanti dell'associazione, con il cuore in fibrillazione, misi nuovamente in moto l'auto e tornai da lei.
Il tragitto trascorse rapidamente. Anche se non era da me, iniziai involontariamente a fantasticare su come si sarebbero evolute le cose una volta tornati al campus.
E non vedevo l'ora.
"Hey piccola" sussurrai poi, non appena riuscii ad intrufolarmi nella sua camera.
"Hey" sorrise vedendomi e subito i battiti del mio cuore ripresero ad accelerare. Mi tolsi la giacca di pelle e dopo aver appoggiato il borsone a terra mi fermai un attimo a guardarla.
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The soldier's return
ChickLitCome possono due ragazzi, apparentemente pieni di problemi e misteri, riuscire a trovare la calma e stabilità di cui hanno sempre avuto bisogno? Harry e Haylei, cosi' diversi ma allo stesso tempo uniti da un filo sottile, capace di portarli sulle n...
