Non so fino a che punto credesse ciecamente alle mie parole, ma in quel momento, il suo consenso mi bastava.
Pian piano iniziavo a capire, e scavalcavo, sempre più rapidamente, i muri che lo sparavano da me.
Il problema fondamentale tra noi era proprio quello: la mancanza di comunicazione.
Ormai era da tanto che lo sapevo, ma fortunatamente coi giusti tempi, tutto sembrava migliorare.
Tra le varie cose che mi aveva detto, la paura era la cosa che maggiormente lo frenava.
Aveva paura di parlare, di raccontare sia passato che presente, di confidare segreti e amettere la realtà.
Tutto ciò lo portava ad essere diffidente, ad allontanare tutto e a chiudersi sempre più in sé stesso.
Ora che però avevo tutto chiaro, mi era anche più facile affrontare le cose.
Passammo molto tempo immobili, fermi l'uno tra le braccia dell'altro e nonostante tutto quello che mi aveva appena confessato, non sarei potuta stare meglio.
***
Harry
Lo avevo fatto. Glielo avevo detto.
Ora sapeva tutto, o meglio, sapeva la parte più oscura di me.
Erano mesi che mi ripetevo costantemente di doverlo fare. Dovevo essere sincero prima di buttarmi a capofitto in qualcosa di troppo grande, ma non ci ero riuscito.
Ed avevo sbagliato tutto.
Come sempre d'altronde.
Dovevo dirglielo prima, dovevo parlare apertamente con lei, raccontarle tutto dalla A alla Z senza peli sulla lingua, senza tralasciare la parte più cruda e violenta della mia vita, ma non lo avevo fatto.
Dovevo dirglielo prima, ma non pensavo potesse essere lei la mia ancora di salvezza, non pensavo nemmeno che potesse mai esserci qualcuno disposto a salvare uno come me. E invece c'era, ma ormai la paura che potesse essere solo un miraggio non mi lasciava tregua.
Dovevo dirglielo prima, prima che la mia testa e la mia vita fossero completamente incentrate su di lei e sul suo benessere.
Ormai dipendevo totalmente dalla sua presenza.
Era come una droga e non se ne rendeva conto.
Ed era l'unica.
L'unica che mi guardava come se fossi un essere normale, l'unica che ascoltava i miei silenzi, l'unica che ricordava ogni mio movimento come se fosse il suo, come se fossimo una cosa sola.
E per quanto potessi essere malato, per quanto potessi essere matto, era l'unica che mi faceva sentire vivo.
Non capivo cosa la spingesse verso di me e, nonostante le urlassi contro, nonostante la facessi diventare matta, la rifiutassi e la ignorassi come un completo idiota, lei era lì.
Sopportava ogni mio cambiamento, ogni mio stato d'animo, ogni mio malumore, ogni mia pazzia col sorriso sulle labbra e una pazienza infinita.
Ma dovevo dirglielo prima.
Prima di diventare davvero pazzo di lei.
Perché nonostante avessi una testa di cazzo grande quanto una mongolfiera, sapevo che se mai fosse andata via da me, sarei stato perso.
E a quel punto non c'entravano nulla la schizofrenia, la malattia mentale, i disturbi e i traumi, a quel punto sapevo che, quello che provavo, veniva da altrove e non potevo controllarlo.
Le avevo confessato il mio problema più grande ma, in quel momento, non era nulla in confronto alla paura che avevo di perderla.
Perché era così che funzionava sempre.
Non appena parlavo con qualcuno dei miei problemi, non facevo altro che farlo allontanare, inorridito dalla questione e da me.
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The soldier's return
Literatura FemininaCome possono due ragazzi, apparentemente pieni di problemi e misteri, riuscire a trovare la calma e stabilità di cui hanno sempre avuto bisogno? Harry e Haylei, cosi' diversi ma allo stesso tempo uniti da un filo sottile, capace di portarli sulle n...
