Capitolo 11

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Apro la porta di casa e subito entro. Corro in camera assicurandomi che non ci sia nessuno. Vado verso il comò e poso subito la pistola, ma poi penso quello che ho fatto e che ho consumato i colpi, così mi metto a scavare e trovo dei proiettili, li metto all'interno della carica e poi poso tutto.

"Fortuna che ho spiato Elia mentre lo faceva. Non ho mai sperato per lui questo futuro. Nonostante facesse e fa tutt' ora sparatorie, non credevo che avrebbe continuato. Certo, ora è pieno di soldi da far schifo, ma sono soldi fatti in modo disonesto." Vado in bagno e mi scacquo la faccia. Esco dalla camera, andando in salotto, mi siedo e faccio come se nulla fosse mai successo.

<<Ella, dove sei stata?>> La voce di Samuel mi fa voltare verso la sua direzione. Il suo sguardo senza emozioni mi fa capire che non è arrabbiato con me. Ripenso a quello che è successo poco prima. "Poteva anche morire e con lui anche mio fratello." Quasi non riesco a controllare le lacrime per l'immagine brutta formatasi davanti ai miei occhi: Samuel ed Elia morti.

<<Sono...sono andata a fare un giro per la città, ma quando Veronica mi ha chiamata, cioè subito dopo essere uscita dal garage, ero già partita e quando volevo tornare in dietro mi sono trovata nel traffico, tutto qui.>> Mento, nella speranza che ci caschi. <<Ella, te lo ripeto...dove-sei-stata?>> Scandisce bene le parole, facendomi capire che lui non ci casca, si siede di fianco a me sul divano, avvicinandosi di poco. Abbasso la testa ed inizio a spiegare la verità. <<Io...io ti ho seguito.>> Sospiro, alzando di nuovo lo sguardo. <<Non sei uscita dalla macchina, vero?>> Il suo sguardo speranzoso mi fa quasi male, poiché non ho la risposta che si spetta. Nego con la testa. <<No. Sono scesa e come.>> Si alza così velocemente che neanche riesco a rendermene conto. Serra la mascella e il suo sguardo si fa così arrabbiato, ma così arrabbiato che mi fa mettere paura. <<CAPISCI COSA HAI RISCHIATO?!>> Mi grida contro, indicando un punto indefinito, riferendosi al posto abbandonato di prima. <<TU POTEVI...POTEVI MORIRE! ELLA...TI RENDI CONTO DI QUANTO HAI RISCHIATO SEGUENDOMI?!>> Continua, non togliendomi gli occhi di dosso. Tengo lo sguardo abbassato, non riuscendo ad alzarlo, perché so che ho sbagliato e non ho il coraggio di guardarlo in faccia. <<Tu non capisci.>> Quasi un sussuro il mio. Spero che lui non abbia sentito, ma invece è tutto il contrario. <<Cosa non capisco? Che sei stata una stupida? Lo capisco e anche tanto.>> Fa per uscire, ma le mie urla lo fermano. <<STAVI QUASI PER MORIRE STUPIDO! SE NON CI FOSSI STATA IO, ADESSO STARESTI IN OSPEDALE O ANCHE PEGGIO, MORTO! SE NON FOSSE STATO PER ME, MIO FRATELLO SAREBBE MORTO! HO DOVUTO SPARARE, SI, MA SEMPRE MEGLIO DI PERDERE MIO FRATELLO! È L' UNICA COSA CHE MI RIMANE!>> Le lacrime solcano sul mio viso rigandolo in tante parti. Lo guardo negli occhi, notando che dentro di essi si legge visibilmente la paura. Si avvicina piano a me, stando attento a non sbagliare qualcosa. <<Tu...hai sparato? Hai ucciso delle persone...per me? Perché altrimenti mi avrebbero ucciso? Perché così avrei potuto continuare a tenerti con me? Perché così potevo ancora controllati? Ella...perché lo hai fatto? Posso capire per tuo fratello ma...perché anche per me?>> Il suo tono calmo e deciso mi fa tranquillizzare. Alzo lo sguardo e asciugo le lacrime. <<Non lo so.>> Dico con voce tremante per il pianto appena finito. <<So solo che qualcosa dentro di me mi diceva che dovevo farlo. So che mi pentirò di questo, ne sono certa che lo farò, ma per il momento non mi lamento. Ho ucciso persone e ci ho provato per un secodo...gusto. Ho provato il piacere nel farlo, ma non voglio farlo ancora, a meno che non sia costretta.>> Mi alzo dal divano e mi dirigo verso la porta per uscire dal grande soggiorno. Qualcosa mi vieta di farlo. Una mano. Una mano forte. Samuel mi tira a se, facendomi cadere sulle sue ginocchia. Mi abbraccia a se così forte che diventiamo quasi la stessa persona. Lo abbraccio al mia volta, trovando in esso un qualcosa di speciale, un qualcosa che mi fa dire "Sto bene", non so cosa sia e ho paura di saperlo, non so perché, non conosco affatto il motivo del perché abbia paura, ma è così e basta. Sto per staccarmi, ma lui non me lo permette. Mi da un bacio tra i capelli e poi mi prende in braccio a mo di sposa. Mi porta fino alla cucina e mi posa sul tavolo a isola al centro di essa. <<Ma...ma che vuoi fare?>> Domando curiosa. Si muove avanti e indietro per la cucina, non facendo capire più niente alla cuoca che stava cucinando per il pranzo. <<Voglio fare una cosa.>> Dice semplicemente, prendendo un paio di cose dai mobili. <<E cosa vorresti fare?>> Continuo a domandare, ma sembra che lui non abbia alcuna intenzione di dirmelo. <<Una cosa. Ora sta zitta e stai a guardare.>> Mi fa un piccolo sorriso ed io ricambio.

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