Finita la colazione, mi alzo dalle gambe di Samuel e mi dirigo verso mio fratello. <<Fratelloneee>> Cammino verso di lui con le mani dietro la schiena. <<Dimmi, Ella>> Mi sorride affettuosamente, dandomi spazio per sedermi, ma nego con la testa. <<Volevo dirti...possiamo, solo io e te, fare un giro in città? Non ho mai visto Madrid e vorrei TANTO andarci.>> Faccio gli occhi dolci e sporgo il labbro all'infuori per poi incrociare le mani in segno di favore. <<Mi dispiace Ella, ma non posso. Devo andare in riunione e poi devo andare in un posto.>> Mi prende le mani e mi avvicina a lui, per chiedermi scusa. Metto il broncio, che subito lo fa ridere almeno un po'. <<Ti prometto che un giorno ti porterò.>> Mi sorride dolcemente, per cercare di alzarmi il morale. <<Uffa! Ci siamo ritrovati solo ieri e già non hai tempo per me! Siamo fratelli! Da piccolo dicevi sempre che non mi avresti mai trascurata, però lo stai facendo ora!>> Me ne vado. Cammino velocemente verso l'uscita della sala da pranzo. In questo momento non voglio vedere nessuno.
"Non posso credere che mio fratello non abbia tempo per me perché è impegnato a fare la vita del mafioso! Come se poi fosse importante essere un mafioso." Apro la porta d'ingresso, uscendo nel grandissimo giardino. Apro la bocca sorpresa dalla grande immensità di questa villa, quando mi allontano per vedere quanto grande essa sia, rimango ancora più scioccata. Scuoto la testa per liberarmi da questi pensieri, per poi sedermi sulla lunga scalinata che porta all'ingresso.
"In pratica...tutto ciò è per non farsi notare, no?" Mi chiudo a riccio, cercando di coprire con le braccia le mie gambe, per trasmettere loro, un po' di calore. "Mi sono dimenticata che qui siamo in Spagna e non in Sud Italia." Riscaldo le mie mani con il mio fiato e sfregandole fra di loro.
"Meglio prendere la febbre, la bronchite, il raffreddore o qualunque altra cosa, che vedere qualcuno. Ora proprio non mi va."
30 minuti dopo...
La porta d'ingresso si apre. Non mi volto nemmeno per vedere chi è, mi basta solo il suo tono di voce per riconoscere chiunque esso sia. <<Cara mia, ti prenderai una bella febbre. Dai, entriamo.>> Veronica cerca di farmi alzare, ma io non mi muovo nemmeno di un millimetro. <<Vero, lasciami stare, non voglio vedere nessuno.>>Appoggio la testa alla ringhiera, non curandomi della sua presenza. <<Tieni...>> Mi porge la mia giacca, ma non la prendo, così l'appoggia sulle mie spalle, senza che io le dicessi niente. Se ne va, lasciandomi da sola sulla scalinata, immersa nei miei pensieri.
"Se continua ad andare avanti così, col non poter stare con me neanche un secondo, io GIURO che me ne vado." Abbasso lo sguardo, pensando ad ogni via di fuga.
10 minuti dopo...
A un certo punto sento delle urla.
<<ANCORA NON È ENTRATA?! COSA CAZZO ASPETTI TU?! SEI SUO FRATELLO! VALLA A PRENDERE!>> Samuel inizia a gridare come un pazzo contro tutti, finché non sento la porta d'ingresso aprirsi. <<Sorellina.>> Elia mi richiama, ma io non mi volto.
"Non voglio dargli retta. È infantile da parte mia arrabbiarmi per questo, ma mettetevi nei miei panni e immaginate di vivere senza il vostro fratello o vostra sorella per la metà della vostra vita, per poi ritrovarvi e ricevere come risposta un "non posso stare con te ora, sono impegnato." Non vi farebbe male?" <<Dai,entra dentro. Non rimanere qui fuori, prenderai la febbre o qualcos'altro.>> Quasi mi prega di fare ciò che mi dice e, anche se non lo sto vedendo, mi sembra abbastanza dispiaciuto. Scuoto la testa un segno di no, poiché non ho né la voglia e né il piacere di vedere altre persone. Preferisco rimanere al freddo che entrare in casa. Elia si arrende, così entra in casa. <<NON VUOLE ENTRARE! CHE CAZZO VUOI DA ME?!>> Elia grida contro ad una persona a me sconosciuta. <<NON SAPETE FARE UN CAZZO!>> Ora è Samuel. La porta d'ingresso viene aperta con forza e sbattuta a sua volta. I passi che scendono le scale, mi arrivano come un suono ovattato, troppo immersa nei miei pensieri, non mi rendo neanche conto che la persona uscita pochi secondi fa, si è seduta di fianco a me. <<Cosa ti prende?>> La voce calma e decisa di Samuel, mi fa voltare verso di lui. Non so perché e il motivo preciso, ma mi sento come se finalmente stessi di nuovo respirando aria pulita. Una lacrima scende sul mio viso, che subito asciugo. <<Niente.>> Guardo a terra, pensando che in questo momento i miei piedi scalzi siano diventati sorprendentemente interessanti. <<Impossibile.>> Mi tira a se, circondano con un braccio la mia vita e facendomi appoggiare la testa al suo petto. <<È solo che...insomma...come dire? Mettiti per un secondo nei miei panni e immagina di essere me. Immagina di vedere andare via tuo fratello all'età di soli 15 anni e non sentire più notizie di lui. Te lo ritrovi davanti in mezzo ad una sparatoria. In quel momento vuoi solo non lasciarlo più, vuoi passare il tempo con lui finché non ti stanchi e di arrivare a fine giornata dicendo "Ho passato una giornata fantastica!" Per me non è così. Mio fratello fa parte di un riorganizzazione mafiosa, è un mafioso, lavora con Samuel Torres il mafioso più pericoloso al modo, non mi caga di striscio e crede che tutto ciò sia normale. Crede che sparare a persone sia un "lavoro", crede che fare traffici di droga sia un "lavoro". Io invece credo che tutto quello che fate siano pure stronzate. Non so perché tu abbia cominciato e non so neanche perché lui abbia cominciato, non mi interessa nemmeno, ma so che tutto ciò mi fa paura. Non riesco neanche a concepire il fatto che lui abbia incominciato per puro divertimento, ma poi è diventata seria e per finire è diventata una cosa più grande di lui. Tutto ciò mi spaventa, non solo per il pericolo che si corre in queste situazioni, ma anche perché...>> Mi fermo. Non riesco ad andare avanti e la gola mi si secca. <<Perché?>> Mi incita a continuare. Sospiro, per poi continuare. <<Avevo 15 anni. I miei genitori andarono a trovare i miei nonni paterni in America, mentre io rimasi a casa dei miei zii in Calabria. Fu un Sabato sera. Quella sera ero uscita con le mie amiche, mentre Elia era a fare le solite cose illegali. Quando ritornai a casa e aprii la porta, mi si presentò una scena terrificante. Non potevo crederci.>> La mia voce inizia a tremare ed anche il mio corpo. Samuel rimane in silenzio ad ascoltare il mio discorso, la mia storia. Mi tiene più stretta a se, per dirmi che lui è qui. <<I miei zii erano stesi a terra in una pozza di sangue. I miei cugini erano di fianco a loro mentre piangevano. Ora sono grandi e sono sposati e anche con dei figli, ma quella scena...non la dimenticheranno mai e non la dimenticherò mai. Chiamai la polizia, che arrivò un'ora dopo. Quando entrarono, neanche loro sapevano cosa dire. Ci hanno interrogati, venendo al dunque che poteva esserci una sola risposta a tutto quello. Dagli indizi trovati, si poteva dire per certo che fu stata una banda mafiosa. Non so da cosa lo abbiano dedotto, perché io non ho visto nessun indizio che poteva incriminare dei mafiosi, ma quando pensai alle cose dette da Elia, cioè che una banda avversaria aveva minacciato la sua e quindi hanno fatto un torto a tutti i membri, mi si aprì un mondo davanti, arrivando così al dunque. Credevano che quelli erano i miei genitori, invece erano i miei zii, che erano innocenti e non sapevano neanche che Elia faceva quelle cose, a parte me. Da quel giorno ho paura di tutto quello che tu, Elia, Cameron, Veronica e tutti gli altri state facendo. Quando mi sono ritrovata in quella sparatoria, avevo una paura assurda. La paura di finire a terra come tutti quegli uomini. Non mi faceva senso e neanche paura vederli morti, perché erano persone comuni. Potevano avere una famiglia, certo, ma più di tanto non mi faceva niente. Se fai sparatorie, sapendo che c'è tua moglie o la tua ragazza o ancora peggio, i tuoi figli ad aspettarti a casa e poi un giorno muori per mezzo di un colpo di pistola, non ti aspettare che non ti diano dello stupido o infame, perché tu sapevi che stavi facendo una cazzata, ma l'hai fatta lo stesso. In quella sparatoria...non avevo alcuna paura di sparare qualcuno per salvare la mia, ma ora...ora mi rendo conto che era meglio mettermi in mezzo a quei colpi e morire. Io non voglio più vivere questa vita di merda. I miei genitori che ormai mi odiano, i miei zii materni morti, i miei zii paterni che nemmeno mi vogliono vedere. Le uniche persone su qui posso contare sono i miei nonni. Sia paterni che materni. Loro hanno cercato di far ragionare i miei genitori per una cosa che avevo fatto tempo fa, ma non diedero retta a nessuno dei miei 4 nonni. Loro sono la mia unica felicità e pensare che queste mie felicità un giorno se ne andranno...mi fa così male...>> Concludo il mio lungo discorso con le lacrime che iniziano a rigarmi il viso. <<Non posso dirti mi dispiace...ma posso dirti che...io ci sono. Io sono qui e ti sto accanto fino all'ultimo. Non devi più preoccuparti per nessuno, perché se loro non lo fanno per te, perchè tu lo devi fare per loro? Se i tuoi genitori non se ne fregano più di come stai, perché te ne devi fregare di come stanno loro? Se i tuoi zii non ti vogliono né vedere e né parlare, perché tutto ciò ti deve importare? Le persone su qui fai appoggio sono i tuoi nonni e fai bene. Tutta la mia famiglia sa cosa faccio ovviamente. Tutto il mondo sa cosa faccio. Tutto il mondo mi odia, ma le uniche persone a starmi affianco...sono i miei nonni. Sono le uniche persone di cui mi fido ciecamente. I tuoi nonni ti amano e hanno fiducia in te. Sanno come sei e sanno il tuo carattere. Ti conoscono e ti hanno tenuta in braccio da quando eri bambina. Non hai segreti con loro e anche se cerchi di nascondere un qualcosa...loro già sanno.>> Le mie lacrime non smettono più. Le sue parole mi toccano il cuore. Si può dire che finalmente, dopo tanto tempo di sofferenza, qualcuno non mi grida contro per il mio passato.
<<Aspetta...>> Mi fa alzare lo sguardo, per poi guardarmi dalla testa ai piedi. <<Ma...tu hai la mia felpa?>> Annuisco senza emozioni, senza, effettivamente, fregarmene della sua reazione. Si mette a ridere, facendo spuntare in me un piccolo puntino di luce, che basta a farmi sorridere.
"Il cuore di pietra che ho nascosto per anni, non verrà mai trasformato in un cuore normale. Nelle mie vene non scorre sangue, ma veleno. La mia non è pelle, ma ferro. La mia anima non è come tutte le altre. La mia è nera. La mia è un'anima che preferisce non legarsi alle altre. Quelle poche volte che rido e sorrido, è perché lo faccio sinceramente. Non ho mai riso per finta e non ho intenzione di incominciare, ne ora e ne mai"
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Sei semplicemente mia
RandomElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
