Capitolo 55

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Poche ore. Poche ore all'attacco per la nostra vendetta. Abbiamo già spiegato a Lucia e Ilary il nostro piano e a quanto pare la figlia di Lucia, la più grande, non vede l'ora di farla pagare al padre per il male indotto a due donne innocenti e a una bambina che si ritrova come sorella dopo tanti anni all'oscuro di tutto. Sono in palestra ad ammazzarmi di esercizi, pesi ma soprattutto picchiare quel sacco da box rosso. <<Hey piccoletta, se quel coso fosse una persona lo avresti steso, calmati.>> Samuel mi blocca le braccia da dietro e le porta ai lati del mio corpo. <<Non...posso...fermarmi.>> Dico con il fiatone che mi blocca ad ogni parola che cerco di far uscire dalla mia bocca secca. <<No, ora ti fermi e ti vai a fare una doccia.>> Mi dice calmo. <<NON POSSO!>> Sbotto d'improvviso. La sua faccia è tra l'allibito e il confuso, ma è come se si aspettava già una mia reazione brusca. <<Scusa, scusa. Sono preoccupata, agitata e ho anche una buona dose di nervosismo che scorre nelle mie vene che non mi fa ragionare come devo. Ma ormai ti ci devi essere abituato.>> Una nervosa risata esce dalle mie labbra, portandomi a guardare un basso e ad accarezzarmi il collo nel tentativo di calmarmi. <<Direi di sì.>> Mi sorride raggiante. <<Ora vai a farti la doccia che è ora di cena. Sei qui dentro dalle tre del pomeriggio, ma non ti fanno male le ossa?>> Mi chiede divertito, guardando la mia faccia per niente stanca. <<Per niente.>> Sorrido anche io. <<Se domani ti fanno male i muscoli non ti lamentare.>> Alza le braccia in segno di innocenza, uscendo lentamente dalla palestra. Quando lui esce, entra Elia. <<Bellissima! Ancora in palestra?>> Mi chiede con un sorrisino sulle labbra. <<Sono troppo testa e devo scaricare la rabbia e calmare i nervi.>> Dico sospirando e avvicinandomi a lui. <<Non ti preoccupare, andrà tutto liscio. Non ci sarà bisogno neanche che tu intervenga.>> Mette le mani sulle mie spalle e mi sorride dolcemente. Sto per controbattere per chiedere come fa a sapere che probabilmente interverrò, ma mi precede. <<Samuel oggi ha convocato tutti e ha voluto darci questo dettaglio per farci capire di mettercela tutta per non coinvolgerti.>> Mi fa un altro sorriso amorevole, che gli invidio ogni volta che lo fa, perchè io proprio non riesco a riprodurlo con l'amore che ci mette lui. Sospiro, mettendomi una mano in fronte esasperata. <<Ma ha capito che non si deve preoccupare per me?>> Gli chiedo esasperata. <<E tu hai capito che per lui è perennemente impossibile?>> Mi risponde con un altra domanda. <<Lo so, ma la deve smettere. Facendo così mette in pericolo anche la vostra vita.>> Lo guardo dura. Per ammonire anche lui, visto che Samu non c'è. <<Di tutto per salvare la tua, sorellina.>> Mi da un bacio sulla fronte e poi si dirige verso gli attrezzi. <<Va bene, fate come volete, ciao.>> Esco dalla palestra, andando velocemente in camera. Mentre entro in camera mi spoglio, rimanendo i miei indumenti sparsi per terra. Entro nel bagno e mi butto sotto la doccia. Mi faccio lo shampoo, la doccia, mi passo le mie creme da bagno, la maschera per i capelli e, conclusi tutti i miei riti da doccia-bagno, esco e mi asciugo il corpo. Indosso il pigiama più infantile che possiedo, solo per il piacere di ritornare un po' bambina e sognare quel poco che posso in questi tempi. Metto un pigiama bianco con un avocado sul petto e tanti piccoli avocadi sul pantaloncino. Mi asciugo velocemente i capelli, raccogliendoli poi in uno chignon disordinato.

 Mi asciugo velocemente i capelli, raccogliendoli poi in uno chignon disordinato

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