Ella Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
Poche ore. Poche ore all'attacco per la nostra vendetta. Abbiamo già spiegato a Lucia e Ilary il nostro piano e a quanto pare la figlia di Lucia, la più grande, non vede l'ora di farla pagare al padre per il male indotto a due donne innocenti e a una bambina che si ritrova come sorella dopo tanti anni all'oscuro di tutto. Sono in palestra ad ammazzarmi di esercizi, pesi ma soprattutto picchiare quel sacco da box rosso. <<Hey piccoletta, se quel coso fosse una persona lo avresti steso, calmati.>> Samuel mi blocca le braccia da dietro e le porta ai lati del mio corpo. <<Non...posso...fermarmi.>> Dico con il fiatone che mi blocca ad ogni parola che cerco di far uscire dalla mia bocca secca. <<No, ora ti fermi e ti vai a fare una doccia.>> Mi dice calmo. <<NON POSSO!>> Sbotto d'improvviso. La sua faccia è tra l'allibito e il confuso, ma è come se si aspettava già una mia reazione brusca. <<Scusa, scusa. Sono preoccupata, agitata e ho anche una buona dose di nervosismo che scorre nelle mie vene che non mi fa ragionare come devo. Ma ormai ti ci devi essere abituato.>> Una nervosa risata esce dalle mie labbra, portandomi a guardare un basso e ad accarezzarmi il collo nel tentativo di calmarmi. <<Direi di sì.>> Mi sorride raggiante. <<Ora vai a farti la doccia che è ora di cena. Sei qui dentro dalle tre del pomeriggio, ma non ti fanno male le ossa?>> Mi chiede divertito, guardando la mia faccia per niente stanca. <<Per niente.>> Sorrido anche io. <<Se domani ti fanno male i muscoli non ti lamentare.>> Alza le braccia in segno di innocenza, uscendo lentamente dalla palestra. Quando lui esce, entra Elia. <<Bellissima! Ancora in palestra?>> Mi chiede con un sorrisino sulle labbra. <<Sono troppo testa e devo scaricare la rabbia e calmare i nervi.>> Dico sospirando e avvicinandomi a lui. <<Non ti preoccupare, andrà tutto liscio. Non ci sarà bisogno neanche che tu intervenga.>> Mette le mani sulle mie spalle e mi sorride dolcemente. Sto per controbattere per chiedere come fa a sapere che probabilmente interverrò, ma mi precede. <<Samuel oggi ha convocato tutti e ha voluto darci questo dettaglio per farci capire di mettercela tutta per non coinvolgerti.>> Mi fa un altro sorriso amorevole, che gli invidio ogni volta che lo fa, perchè io proprio non riesco a riprodurlo con l'amore che ci mette lui. Sospiro, mettendomi una mano in fronte esasperata. <<Ma ha capito che non si deve preoccupare per me?>> Gli chiedo esasperata. <<E tu hai capito che per lui è perennemente impossibile?>> Mi risponde con un altra domanda. <<Lo so, ma la deve smettere. Facendo così mette in pericolo anche la vostra vita.>> Lo guardo dura. Per ammonire anche lui, visto che Samu non c'è. <<Di tutto per salvare la tua, sorellina.>> Mi da un bacio sulla fronte e poi si dirige verso gli attrezzi. <<Va bene, fate come volete, ciao.>> Esco dalla palestra, andando velocemente in camera. Mentre entro in camera mi spoglio, rimanendo i miei indumenti sparsi per terra. Entro nel bagno e mi butto sotto la doccia. Mi faccio lo shampoo, la doccia, mi passo le mie creme da bagno, la maschera per i capelli e, conclusi tutti i miei riti da doccia-bagno, esco e mi asciugo il corpo. Indosso il pigiama più infantile che possiedo, solo per il piacere di ritornare un po' bambina e sognare quel poco che posso in questi tempi. Metto un pigiama bianco con un avocado sul petto e tanti piccoli avocadi sul pantaloncino. Mi asciugo velocemente i capelli, raccogliendoli poi in uno chignon disordinato.
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