Capitolo 38

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Il momento è arrivato. Mi ritrovo di fronte alla porta della mia casa, pronta ad affrontare quei quattro pettegoli che mi ritrovo come nonni. Prendo le chiavi dalla borsa e poi le inserisco nella serratura. Quando apro la porta Samuel mi prende per mano e poi mi fa entrare. Tolgo con la mano sinistra la chiave dalla serratura e poi chiudo la porta alle mie spalle. Samuel mi da un veloce bacio a fior di labbra, ma anche se stato un gesto così veloce, quei quattro gatti riescono a vedere tutto. <<Aha! Beccati!>> Nonna Dina fa il suo ingresso trionfante, spiettellandoci in faccia la verità e con lei anche gli altri tre nonni, che ci guardano vittoriosi. <<Okay si, avevate ragione, ora volete un premio?>> Chiedo e loro fanno finta di pensarci su. Alzo gli occhi al cielo ridendo per poi farmi spazio tra loro ancora mano nella mano con Samuel, che li saluta con un cenno della mano. <<Ella, è arrivata questa borsa con le tue cose poco fa.>> Mi dice Nonna Madison, prima che possa sedermi sul divano. <<Oh giusto, avevo ordinato di farti prendere tutto quello che avevi lasciato nella casa sull'isola.>> Spiega Samuel ed io annuisco, ma a quanto pare il luogo dove si trova la casa non passa indifferente ai miei nonni, che subito attizzano le orecchie. <<Come, come? Casa sull'isola? Intendi proprio un'isola di tua proprietà?>> Chiede nonno Luciano, sedendosi di fianco a Samuel che guarda tutti divertito. Annuisce e poi mi guarda. Alzo gli occhi al cielo divertita, prima di acconsentire a quello che lui pensa. <<Beh...che ne dite se vi ci mando per questi mesi che Ella lavorerà?>> Chiede Samuel, facendo illuminare gli occhi a tutti loro. Quando sto per sedermi sul divano, lui mi tira a se, facendomi sedere sulla sua gamba. <<Per noi sarebbe fantastico, vero?>> Nonno Luciano si rivolge a tutti, specialmente a nonno Jo, perché lui è sempre il guasta feste di turno. <<Si, perché no? Mi ci vorrebbe un po' di tranquillità e un po' di mare.>> Acconsente nonno Jo, facendo gioire non poco nonna Madison. <<Oh caro, finalmente sei d'accordo su una cosa. L'unica cosa a cui non hai detto di no è stato quando ti abbiamo chiesto di venire qui.>> Dice nonna Madison, avvicinandosi al marito e dandogli un bacio sulle labbra. I miei occhi di colpo si illuminano al solo sentire quelle parole che mi toccano il cuore.

"Non ha obiettato nel venire qui..." Il mio cuore si sta sciogliendo piano piano e la cosa non mi piace poi così tanto. È pericoloso e non voglio rischiare. Samuel si gira verso di me e si accorge della mia reazione alle parole di nonna Madison. Mi sorride e poi mi lascia un bacio sulla spalla.

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Sono stesa sul letto a pensare alla mia vita con quel ragazzo problematico che mi ritrovo come fidanzato. A pensare al mio futuro con lui e ad un presunto matrimonio o figlio.

"Chissà se succederà un giorno, ma in fondo non è nemmeno un giorno che stiamo insieme. Non riesco a smettere di pensare a come sarebbe un nostro presunto figlio. Capelli biondi o mori? Occhi azzurri o castani? Pelle chiara o pelle scura? Alto o basso? Intelligente o idiota come il padre? Il nostro matrimonio poi, se ci sarà, come si svolgerà? Sarà disastroso? Sarà bello? Sarà micidiale? Sarà praticamente la cosa più bella che abbia mai fatto nella mia vita? Sarà il giorno più bello e importante per me? Ma soprattutto, sarò fiera di essere la sposa? E sarò fiera che lui sarà il mio sposo? Non ne sono certa, ma voglio sperarci fino in fondo." Sorrido ancora un volta, quando sento il rumore della porta che si apre. <<Piccoletta, oggi non hai lavoro?>> Mi giro a guardare quel ragazzone così bello da far paura, che mi scruta attentamente. <<No, mi sono ricordata che oggi di appuntamenti non ne ho.>> Alzo le spalle in segno di menefreghismo, fissando di nuovo il soffitto bianco. <<Comunque credevo avessi smesso di chiamarmi "piccoletta">> Constato io, senza voltarmi nella sua direzione. <<E da quando?>> Una risatina esce dalle sue labbra, che mi fa venire i brividi per quanto sia bella. Sento che si avvicina a me, con il suo solito passo deciso e possente. <<Da ieri sera. Di solito le coppiette si chiamano con nomignoli del tipo "Amore", "Tesoro", "Cucciola", "Orsacchiotto Pucci pù", invece tu mi chiami "Hey...piccoletta.">> Cerco di imitare la sua voce alla fine, ma mi viene così male che subito scoppia a ridere. Dopo pochi secondi comincio a ridere anche io, voltandomi finalmente dalla sua parte. Quando rido io, lui quasi subito si ferma. Non sentendolo più ridere mi fermo anche io. <<No, non smettere di ridere. Lo fai così poche volte che quando sento la tua risata mi sembra sentire un coro di angeli cantare l'haleluija.>> Arrossisco di botto, diventando l'invidia dei peperoni, delle fragole, delle ciliege e di tutti i frutti e ortaggi rossi che esistano al mondo. <<Sei bella anche quando arrossisci e...la cosa ti riesce così facile con me che quasi mi sembra di avere un super potere.>> Si distende di fianco a me, accarezzandomi una guancia con fare amorevole. Un tocco così delicato da parte sua non lo avevo mai ricevuto, ma ora capisco. Lui ci tiene veramente a me. <<Samu...tu, a me, ci tieni seriamente?>> Aggrotta le sopracciglia con fare confuso alzando di poco la testa per guardarmi meglio. Non ce l'ho fatta, dovevo chiederglielo. <<Mi stai veramente facendo una domanda del genere? Lo sai già, Ella.>> Riappoggia la testa sul cuscino, ricominciando a fare cerchi immaginari sulla mia guancia. <<Ho bisogno di sentirtelo dire.>> Mi avvicino di più a lui, invogliandolo a parlare. Fa un sospiro e poi mi guarda. <<Io non ci tengo a te...>> In un nano secondo il mio cuore va in frantumi, ma quando sto per alzarmi, Samuel mi tira di nuovo a se. Mi sorride e poi mi bacia. <<Di più.>> Continua la frase. Un sorriso a trentadue denti si forma sulle mie labbra. La gioia cresce così tanto in me che mi butto a capofitto contro di lui da ribaltare la situazione e finire io sopra di lui che lo bacio. <<Ella, se non ci fossi tu con me...non so dove sarei ora. Non puoi chiedermi se ci tengo a te, perché non esistono parole che possano decifrare quanto io tenga a te e il perché io tenga a te, ma puoi starne certa che io farei di tutto pur di farti sorridere. Il tuo sorriso per me è droga. Se per un giorno non vedo un cenno di un sorriso o una risata io non riesco a dormire, ma soprattutto...se non ci sei tu al mio fianco io non dormo. Anche se rischio di cadere dal letto o di averti completamente addosso, io voglio e pretendo che tu dorma con me SEMPRE. Non so nemmeno come abbia fatto a dormire solo per quei dieci o venti minuti dopo che te ne andasti. Avevo un vuoto che niente e nessuno poteva colmare, ma rivederti è stata la cosa più bella che abbia mai fatto nella mia vita, dopo averti incontrato ovviamente.>> Senza pensarci due volte lo bacio come se non ci fosse un domani.

Sei semplicemente miaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora