Bussiamo alla porta e una voce dietro di essa ci invita ad entrare. Faccio scattare la maniglia, ma prima guardo Samuel, che mi incita con lo sguardo a potercela fare. Apro la porta e entriamo. <<Salve, lei è...?>> Mi chiede Giovanni, porgendomi la mano in segno di saluto. <<Sanchez Ella.>> Giovanni si sorprende appena sente il mio nome. <<È già arrivata? Credevo avrebbe fatto quello che aveva fatto il resto della sua famiglia: rifiutare senza neanche pensarci.>> La sua faccia fa una smorfia di disgusto e io insieme a lui. <<Non mi paragoni a quella mandria di mostri senza cuore.>> Sussurro io con disprezzo. Samuel mi appoggia una mano dietro la schiena guidandomi verso la sedia di fronte alla scrivania. <<Allora, lei è pronta ad adottare sua sorella? Se vuole le diamo titolo di sorella e non di madre.>> Mi dice facendo un piccolo sorriso. Guardo Samuel che mi fa segno di pensarci. <<A questo devo pensarci, ma più che altro...se mi date titolo di sorella, ci dovrà essere per forza qualcuno a fare la parte del maschio della famiglia?>> Chiedo titubante e non capendo neanche io ciò che ho detto, ma quest'uomo ha talento e capisce anche la minima cosa. <<Non per forza, ma se lei ha il marito o convive, può dire tranquillamente che qualcuno la aiuta ad occuparsi della bambina.>> Incrocia le mani sul tavolo, facendosi più avanti, dandomi la possibilità di squadrarlo meglio. È un signore sui quarantacinque o cinquant'anni. Ha pochi capelli e la stempiatura a forma di M, il naso alla Francese, le labbra sottili, le orecchie normali, ne troppo grandi e ne troppo piccole. La forma della testa è rotonda e la pelle è abbastanza curata. <<Senta, io devo pensarci, mi dia due giorni è le farò sapere.>> Dico tra i miei pensieri, ancora concentrata sulle parole di mia madre che mi prega di prendere mia sorella e portarla via. Trattarla come una figlia.
"Non metterò mai in testa a quella bambina di essere sua madre. Pensa quando si fa grande e scopre che sua madre è invece sua sorella e che la sua vera madre è stata in carcere perché la voleva ammazzare insieme a suo padre. Le dirò sempre che sono sua sorella anche se sulle carte ci sarà scritto che sono la sua mamma adottiva." Giovanni annuisce, per poi alzarsi e salutarci con una stretta di mano. <<Ci pensi bene.>> Mi dice, prima che io chiuda la porta. <<Ella, perché hai chiesto due giorni per pensarci?>> Samuel mi prende per mano, mentre usciamo da questo posto, consapevole che in una delle tante stanze di questa struttura ci sia mia sorella. <<Perché anche se posso sembrare pronta, non lo sono. Devo metabolizzare bene la cosa e decidere cosa scrivere su quelle carte. Farò la sorella o farò la mamma? Una cosa è sicura, non la farò crescere con il pensiero di essere sua madre. Quando cresce e scopre la verità cosa penserà? Samu sono terrorizzata dal futuro. Non riesco a vedermi crescere una bambina ora.>> Una lacrima solca sul mio viso, ma cerco di non farmi vedere mentre apro la portiera della macchina. Samuel mi volta verso di lui e mi abbraccia. <<Sono sicuro che anche se crescerà con il pensiero che sei sua sorella, ti tratterà come una mamma e sono più che certo che tu ce la puoi fare. Non hai mai ricevuto affetto ma ne nutri così tanto. Ce la farai. Hey...guardami. Ce la farai.>> Mi da un bacio tra i capelli e poi mi fa sedere in macchina. Quando si siede al mio fianco inizio a guardarlo e ad osservarlo. <<La smetti di fissarmi?>> Sorride mentre si gira per un secondo verso di me, beccandomi a fissarlo come una stalker. <<Stavo pensando a come fai a prendere in mano questa situazione con così tanta calma e dedizione. Non riesco proprio a capirlo.>> Appoggio la testa sulla sua spalla e attorcigliando le braccia intorno al suo braccio. <<È una mia dote.>> Mi sorride raggiante.
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Arriviamo a casa giusto giusto per l'ora di cena. Quando saliamo al nostro piano, noto due persone che continuano a bussare al mio campanello. Mi avvicino a loro e poi picchetto la spalla della ragazza che continua a sbuffare. <<Oh Ella! Allora non sei in casa. Siamo venuti a farti visita e abbiamo portato anche Mike.>> May mi mostra il piccolo che dorme tra le sue braccia ma che un secondo dopo inizia ad aprire gli occhi. <<Certo, entrate pure.>> Dico, prima di aprire la porta e fare loro spazio per entrare. <<Abbiamo saputo la notizia.>> Mi pietrifico sul posto alle parole di Jacob.
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Sei semplicemente mia
RandomElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
