Alzo lo sguardo dai genitori di Samuel e la vedo: la bara è posta in fondo a tutto aspettando che incominci la messa. Una lacrima sfugge alla barriera che mi ero imposta di far rimanere salda fino alla fine. Mi volto dall'altra parte per non farmi vedere da Samuel così. <<Scusate un attimo, vi lascio soli.>> Mi stacco da Samuel e vado dritta verso la bara ancora aperta. Sfioro il bordo con la mano, guardando quella salma pallida ma che mi ispira sicurezza nonostante non ci viva più nessuno. <<Ciao.>> Lo saluto, nella speranza che sia tutto uno scherzo e che mi risponda anche lui. Un'altra lacrima cade calda sulla mia guancia quando accetto il fatto che non mi potrà mai più rispondere e che non mi potrà mai più aiutare a capire i miei dubbi. <<Sono venuta a salutarti per l'ultima volta. Spero che tu sia qui con la tua anima. Sai, tua moglie per la disperazione stava per uccidersi ma non ti preoccupare, la conoscerò e le starò accanto insieme a Samuel. A proposito di Samuel. Tu sai la storia di mia sorella e tutto quanto, beh...Samuel è diventato veramente bravo con i bambini. Si comporta come un vero padre e quando ha tempo lo sfrutta per stare con me e con la piccola. Lo amo così tanto, Salvador. È crollato. È crollato anche lui, ma non ti preoccupare, ci sono io. Cerco di non affondare insieme a lui, ma di tirarlo fuori da tutta questa tristezza e disperazione. Ti ringrazio, perchè grazie a te, ora, Samuel sta parlando con i suoi genitori. Certo, non avrei mai voluto che per farli rincontrare tu dovessi morire. Mi manchi così tanto, Salvador.>> Non ce la faccio più. Crollo anche io, ma mi giro completamente verso la bara per non farmi vedere. <<È-è così brutto dover vivere i-in questo mondo s-senza di te. Non parlavamo molto ma q-quel poco era abbastanza. Ti voglio un mondo di bene, ti adoro e sarà difficile per tutti noi continuare a vivere senza di te. Ma si sa, prima o poi ci abitueremo, soffrendo, ma ci abitueremo. Ti voglio bene, Addio nonno.>> Mi asciugo le lacrime e raggiungo nuovamente Samuel con la testa bassa. <<Samuel, dov'è la mia nipotina?>> Chiede sua madre. <<Lì>> Samuel fa segno di andare vicino ad Elia e lei così fa. Di punto in bianco vengo trascinata fuori dalla Chiesa. <<Amore, guardami.>> Con due dita mi alza lo sguardo facendo incastrare le sue iridi blu con i miei occhi di un semplice marrone. <<Non fa nulla se crolli anche tu per qualche secondo, lo so che stai soffrendo anche tu. Ti ho vista mentre cercavi di parlare a mio nonno e ho visto che hai incominciato anche tu a piangere. Non ti devi fregare di me in questo momento, se vuoi piangere, piangi. Sfogati anche tu come io ho fatto con te. Piangi come io ho pianto con te o anche peggio. Liberati da questo peso.>> Le sue parole sono così dolci, il suo sguardo mi sprona a liberarmi di ciò che ho oppresso per tutto questo tempo per non farmi vedere debole da lui. Una lacrima si lascia andare. Sola e salata. Mi irrita la pelle, mi fa bruciare gli occhi per colpa delle sue amiche che non vedono l'ora di raggiungerla, di correrle dietro come se fosse una gara. Una ci riesce, anche una terza ce la fa, e poi un'altra e un'altra, così da creare il quadro completo di tutto quello che non ho mai avuto il coraggio di esprimere: la mia fragilità, la mia debolezza, la mia paura nel perdere le persone a me care. Samuel mi tira a se abbracciandolo come non mai. Mi sento protetta tra le sue braccia, mi sento amata e compresa, mi sento...libera di fare tutto quello che voglio, tutto quello che non ho mai potuto fare con altre persone. Il suo odore mi ispira fiducia, il suo odore è un odore che mi ricorda casa che mi ricorda il mio rifugio, il mio eroe. Le mie braccia si stringono forti intorno al suo corpo come lui stringe me, sovrastandomi con la sua altezza e riuscendo a coprirmi per darmi tempo per riprendere le forze.
"Certe volte mi chiedo come sia possibile che una persona, una semplice persona, possa trasmetterti così tante cose da riuscire a farti venire i brividi in tutto il corpo, non avete sbagliato a leggere, è in tutto il corpo e non su tutto il corpo. Lui mi fa tremare dentro come mai nessuno è riuscito a fare, come mai nessuno ha potuto fare. Mi sono fidata di poche persone nella mia vita, ma mai mi sarei aspettata di fidarmi così tanto di un mafioso. Un essere che ho sempre odiato da quel giorno che uccisero i miei zii. Un essere, una razza di uomini che sono capaci di tutto. IO credevo che fossero capaci di tutto, TUTTO, ma non credevo che fossero capaci di amare. Forse sono io che ho acchiappato quello buono o forse in ogni essere c'è almeno un briciolo d'amore che aspetta solo di essere coltivato e di essere lasciato crescere con le migliori attenzioni. Io ci sono riuscita con Samuel? Apparentemente sì, perchè lui è riuscito a far germogliare in me quel seme d'amore che avevo tenuto nascosto con gelosia e con arroganza." Mi stacco da lui e lo guardo di nuovo negli occhi. Mi alzo sulle punta e lo bacio. Le mie mani appoggiate sulle sue guancia e le sue mani sui miei fianchi sono la dimostrazione di tutto l'amore che stiamo seminando in ogni angolo del nostro corpo. <<Giura che un giorno mi sposerai. Anche in comune, basta che lo fai.>> Gli sussurro sulle labbra, facendogli spuntare un sorriso. <<Non c'è nemmeno bisogno di chiedermelo. Ti sposerò quant'è vero che mi chiamo Samuel Torres. Tu, tu diventerai Ella Torres e non ci sarà nessuno, e dico NESSUNO, che mi separerà dall'amore che provo per te.>> Mi bacia lui questa volta, in un modo che non so spiegare. Dolce? Troppo poco. Passionale? Non mi sembra. È...È...è un bacio semplice, ma perfetto. <<Samuel, Ella, sta incominciando la messa.>> Sentiamo Veronica chiamarci e subito ci stacchiamo. Andiamo dietro di lei raggiungendo il posto dove si sono messi i nostri amici. Il prete fa le solite preghiere, augurandosi che l'anima di Salvador venga accettata da Dio e che sia stato un uomo da imitare. <<Qualcuno vuole dire qualche parola?>> Ad alzarsi subito è Alvaro, il figlio di Salvador. Si sistema la giacca e si va a posizionare dietro la bara ormai chiusa e con una ghirlanda da funerale sopra. <<Salve a tutti, ciao papà.>> Mette una mano sulla bara, facendo un piccolo sorriso. Mi viene da piangere. Mi volto verso Samuel che guarda costantemente il padre. <<Mio padre è, e sarà sempre, la persona che stimerò per tutta la mia vita. Ho vissuto con lui metà della mia vita e mi sono sempre appoggiato a lui quando ne avevo più bisogno e lui mi accoglieva sempre a braccia aperte. Lo vedevo quasi tutti i giorni e la gioia che provavo quando mi abbracciava era unica, perchè lui è il mio papà, è il mio eroe.>> Alcune lacrime scendono dai suoi occhi facendo luccicare i miei per le lacrime che sicuramente cadranno sul mio volto già bello che andato. <<Sinceramente non ho nulla da dire al mio papà, perchè lui sapeva sempre dov'ero e cosa facevo. Gli raccontavo i miei problemi e lui mi raccontava i suoi. Ci sostenevamo a vicenda, perchè un papà è così...amerà sempre suo figlio.>> Alza lo sguardo e osserva Samuel, Jason e Rosaly. Sorrido per le sue dolci e sentie parole. <<Qualcun'altro?>> Ad alzarsi questa volta è Ines. <<Prima di tutto volevo dire che suocero migliore non si poteva avere, come anche una suocera migliore non si può avere.>> Con una mano indica una signora nella fila in avanti. <<Mio suocero è stata una delle persone più dolci di questo mondo. Ricordo ancora quando giocava con mio figlio Samuel e quando giocava con Rosaly e Jason, anche se loro erano già cresciuti un po' di più. Salvador passava giornate intere con noi e mia suocera anche. Era una persona vermanere da invidiare per tutto l'amore che riusciva a dare nonostante in passato ebbe molte delusioni. Il sorriso non gli è mai mancato, ha sempre illuminato la mia casa con le sue battute e la sua ironia. Mi mancherà tanto, soprattutto perchè mi ha fatto da secondo papà.>> Anche a Ines le lacrime non mancano. Si siede vicino a sua suocera e a suo marito. Elia si alza. <<Salvador? Salvador era un pezzo d'uomo che, mamma mia, ti faceva scompisciare dalle risate!>> Tutti si mettono a ridere. <<È stato un papà per me, quello che non ho mai avuto.>> Abbassa lo sguardo. <<Oggi è un giorno triste, sì, ma secondo voi Salvador vi vorrebbe vedere con questi musi lunghi? Lui direbbe sicuramente "Sono morto? È vabbè, è sempre un giorno come un altro"!>> E ancora tutti ridono. <<Apparte gli scherzi, so che questo è un giorno triste, ma io sorrido, per lui, sorrido perchè mi vuole vedere sorridere.>> Si bacia una mano e poi la appoggia sulla bara. Piano piano tutti vanno a dire la loro su Salvador, manchiamo solo noi: io e Samuel. <<Dai, vieni con me.>> Lo incito e lui annuisce. Prende anche la bambina e la porta con se. Quando siamo dietro la bara la famiglia di Samuel comincia a bisbigliare alcune cose non piacevoli, del tipo "Ha anche il coraggio di presentarsi nonostante quello che fa?" "Che schifo" "Non si meritava un nonno così o una famiglia così." La mia rabbia cresce sempre di più. Incrocio le braccia e guardo tutti male. <<Avete finito? Mh? Volete continuare ad insultare o volete fare gli idioti? Scusate Ines, Alvaro, ma non riesco a sopportare più queste persone che si credono di poter giudicare Samuel quando non hanno mai provato a conoscerlo per davvero. Mi dispiace per tutti voi ma Salvador AMAVA Samuel. Salvador lo ADORAVA e non per quello che fa, ma per quello che è. Vai amore, puoi parlare.>> Do il via a Samuel, che mi sorride fiero. <<Sono qui, mi sono presentato qui, non solo per il rispetto di mio nonno, ma anche perchè volevo dargli l'ultimo saluto. Mio nonno...mio nonno.>> Sospira. <<Sapete che c'è? Non parlerò di com'era mio nonno, ma parlerò di cos'ha fatto mio nonno con me e PER me. Da piccolo io con lui giocavo ogni volta che potevo, era la mia droga quotidiana. Ogni volta che lo vedevo saziava la mia felicità e spensieratezza. Ogni volta che era con me, anche giocando, mi insegnava le regole per essere un uomo, un uomo vero. Mi diceva sempre di rispettare le donne. Lo ammetto, qualche volta non l'ho fatto, ma non mi sono mai permesso di alzare un dito contro di loro. Ora, grazie ad una donna specifica ho capito cosa intendeva mio nonno col "rispetta una donna." Rispettare una donna è amarla fino al diabete, è renderla felice per farti felice, è accarezzarla avendo paura di romperla anche se sai che intorno ha una corazza. Essere un uomo è prendersi le proprie responsabilità, pensare prima di agire, stare attento a tutte le cose che ci circondano per poter prevenire ogni cosa che può andare contro alle persone a cui teniamo di più. Essere un uomo è...tenere duro in momenti come questi anche se scende una lacrima di debolezza. Voglio ringraziare mio nonno perchè mi ha permesso di vivere attimi della mia vita indimenticabili e mi ha aiutato nei momenti difficili da controllare per me, come riconquistare la ragazza che amo.>> Si gira nella mia direzione sorridendomi. <<La bambina che ho in braccio si chiama Elis Sanchez e mio nonno ha avuto la fortuna di conoscere questa fantastica creatura. È la sorellina della mia ragazza che abbiamo adottato subito quando ce lo hanno chiesto. Voglio presentarvi mia figlia, la bambina che amerò per sempre, nonostante quello che farà e quello che sarà. Vero Elis?>> Samuel si volta verso la bambina che si mette a ridere e agita le braccia verso di lui. <<Io non ho nulla da dire, quello che volevo dire gliel'ho già detto in privato. Vorrei ricordare solo una cosa, che se non fosse stato per lui, io e Samuel non saremmo qui, insieme, a ricordare che grande persona era. Non scorderò mai le sue parole. "Ti ci vedo a mettere la testa a posto a quel ragazzo". Ha funzionato? Ci sono riuscita? Non lo so, ma se ci sono riuscita ho compiuto una missione che lui non è riuscito a portare a termine.>> Sorrido nel guardare il mio uomo che altrettanto guarda me. Ci allontaniamo dalla tomba e ci andiamo a sedere nuovamente ai nostri posti. <<Ti amo.>> Mi sussurra Samuel all'orecchio. <<Non sai io.>> Appoggio la testa sulla sua spalla, aspettando che il prete finisca ciò che deve fare. <<Adesso portiamo la bara al cimitero.>> Ci comunica Alvaro. Annuiamo entrambi. <<Amore, tieni la bambina, io vado a dare una mano con la bara.>> Annuisco ancora, prendendo Elis in braccio. <<Elia, Cameron.>> Samuel chiama i ragazzi che si avvicinano subito. A portare la tomba per tutto il tragitto sono Samuel, Jason, Elia e Cameron. Nessuno degli altri nipoti si sono offerti, quindi, invece di far stancare Alvaro, si sono offerti Elia e Cameron che sono stati dei nipoti per Salvador. La moglie di Salvador è davanti a tutti che piange appoggiata a Ines, io di fianco a Samuel con Elis in braccio, i genitori di Ines, che piangono anche loro, vicino alla moglie di Salvador. Arriviamo al cimitero, che è più o meno vicino. È stata una "passeggiata" per far si che rimanessimo un altro po' con Salvador fino alla destinazione. Mettono la bara nel fosso pronto già da tempo, quando stanno per ricoprirlo fermo tutti. <<Aspettate!>> Do per un attimo Elis a Veronica, mi avvicino al fosso, mi inginocchio, sfilo il bracciale che mi regalò tanto tempo fa mia madre per aver superato l'esame di terza media e lo metto sulla bara, con difficoltà, ma ci riesco. <<Così avrai qualcosa di me.>> Una lacrima solca sul mio viso, ricordandomi che questo giorno sarà impresso nella mia mente. Mi rialzo e do il via per continuare il lavoro. Mi faccio indietro, andando a sbattere contro qualcuno. <<Amore.>> Samuel avvolge le sue braccia intorno a me, accarezzandomi la testa mentre le lacrime percuotono il mio corpo stremato. Non ho mai pianto così tanto nella mia vita, apparte quando fecero finta che Samuel era morto. Quasi tutti se ne sono andati, tutti quelli che, a quanto pare, non se ne fregavano nulla di Salvador. io rimango ancora a piangere tra le braccia del mio amato, che piange insieme a me. <<Hey, piccoletta, calmati. Stai per andare in iperventilazione. Devi calmarti, ok?>> Annuisco, ma le lacrime continuano a scendere sul mio viso, insieme e quelle del ragazzo dinanzi a me. <<Samuel, Ella.>> Elia è in lacrime e insieme a lui anche Sammy, Veronica e Cameron. Si avvicinano a noi e ci abbracciano. Il nostro pianto rimbomba in mezzo al vuoto che è rimasto intorno a tutti noi. Ci stacchiamo dall'abbraccio e ci guardiamo tutti quanti. <<Aspettate...ma Elis?>> Chiedo, non vedendola. <<L'abbiamo lasciata con i genitori di Samuel.>> Risponde Veronica. Annuisco, con ancora qualche lacrima di sofferenza sul mio volto, triste di lasciarmi.
"Mi passerà mai questo dolore? Sarò mai pronta ad affrontare giorni di lavoro con questa tristezza che pare infinita, insaziabile? Riuscirò mai a far passare questa tristezza soprattutto a lui? Al mio amore più grande. Riuscirò mai a stare senza i discorsi al telefono con Salvador quando non c'era Samuel? Riuscirò a resistere alla voglia di aggiungere anche lui alla chiamata con i miei nonni come abbiamo fatto ultimamente? Non lo so...spero solo che tutto passi. Se ci vorrà tempo non mi interessa, basta che passi."
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Sei semplicemente mia
RastgeleElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
