Capitolo 5

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Mi stendo sul letto ed inizio a dormire, stranamente in modo beato e con una tranquillità assurda, come se con me non ci fossero 50 mafiosi e probabilmente ce ne sono anche di più, ma insomma...sono tranquilla e questo è strano.

Dopo 2 ore e 10 minuti di volo...

Mi sento come essere sollevata. Come se mi stessero spostando dal mio posto. Cerco di mettermi comoda sul letto, ma al suo posto trovo sotto il vuoto e forse un muro di marmo di fianco a me. Mi appoggio ad esso e continuo a dormire, sentendo però prima, una piccola risata, che per le mie orecchie diventa musica.

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Mi ritrovo di nuovo nel dormiveglia. Mi sento come se mi stessero appoggiando a qualcosa di davvero comodo. Mi rendo conto di essere stesa su di un letto, che sinceramente, è il più comodo su cui io sia stata. Percepisco che qualcuno si è steso di fianco a me. Apro leggermente gli occhi, trovando la chioma bionda inconfondibile del mafioso.

<<Che cazzo ci faccio qui?>> Mi alzo ancora assonnata, ricevendo uno sguardo divertito da lui. <<Siamo in Spagna, precisamente nella periferia di Madrid.>> Il suo tono calmo e serio mi fa stranamente l'effetto di poter stare tranquilla in sua compagnia.

<<Stiamo in una piccola casa vero?>> Dico speranzosa, visto che le dimensioni della camera sono abnormi, così grandi che quelli che l'hanno arredata, non sapevano più cosa metterci. Una camera normale, solo...più lussuosa. <<Certo, se per piccola intendi una villa di 4 piani...allora sì, è una piccola casa.>> Si alza dal letto dirigendosi verso ad un borsone. Il mio borsone. Lo apre e scava al suo interno, inizio ad arrabbiarmi, così mi alzo dal letto e mi avvicino con passo da elefante verso di lui. È accovacciato per vedere meglio nel borsone, così ho il tempo di dargli uno schiaffo con tutta la mia forza, sulla nuca. Lo schiaffo risuona nella camera e così iniziano le mie urla. <<Come cazzo ti permetti di frugare nelle mie cose?! Non ti hanno insegnato cos'è la privacy?! Brutto stronzo che non sei altro! Sto maleducato di merda!>> Mi giro per andarmene, ma di colpo una forte stretta al braccio mi fa girare. <<Senti...non ti ho uccisa, non ti ho picchiata, non ti ho mandata in un mio locale, non ho fatto tante cose che avrei dovuto fare, MA STAI METTENDO ALLA PROVA LA MIA PAZIENZA! Quello schiaffo...me la farai pagare, in un modo o in un altro. Incomincia col rimanere in camera, poi ti faccio chiamare io.>> I suoi occhi sono iniettati di sangue, la sua rabbia mi fa, per la prima volta, avere seriamente paura.

"Forse ho esagerato a dargli lo schiaffo...forse" I miei occhi si sbarrano alla sua vicinanza a me. La paura che mi possa fare qualcosa inizia a salire, ma non fa niente. Sussurra solo delle parole, che mi arrivano come un allarme. <<Comportati bene...altrimenti finisce male.>> Finalmente mi lascia ed esce dalla camera. <<STRONZO!>> Grido di rimando, per poi cadere a terra. Le mie gambe non reggono più. Sono deboli. Tante emozioni mi invadono, riuscendo a farmi piangere.

Rabbia, tristezza, queste sono quelle che prevalgono su tutto.

Poco dopo entra una ragazza, che mi dice che Samuel mi aspetta in salotto. Mi alzo da terra, asciugando le lacrime e controllando che sia tutto a posto e che non si noti che abbia pianto. Un tentativo invano. I miei occhi sono troppo rossi, non riuscirò mai a nascondere quello che è successo. Esco dalla camera e mi dirigo verso un lunga scala. Agli ultimi due scalini, sento la sua voce.

<<Seguimi.>> Alzo la testa verso di lui e senza obiettare, lo seguo, verso una meta a me sconosciuta. Arriviamo in una cucina da ristorante, incontrando la cuoca. <<Esci>> Comanda alla cuoca, che subito esce impaurita. Le faccio uno sguardo di conforto, mentre lei mi ricambia con un "buona fortuna" sussurrato.

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