Capitolo 57

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"Sapete quando siete in quel momento di "Ce la farò" ma allo stesso tempo "Non ce la farò"? Ecco, io sono proprio in quella situazione. Perchè? Il sorvegliante delle telecamere, dopo aver sentito gli spari, ha cacciato fuori UNA CAZZO DI PISTOLA LANCIA "BOMBE" LASER! Quella la usano i militari! Come diamine fa ad averla!? E ora...ci devo pensare io. Farò catastrofe? Non lo so, molto probabilmente, sì. Potrò morire? Certo che sì. Lo farò lo stesso? Mi pare ovvio." Sicura di me stessa entro dal retro della struttura, salendo lentamente le scale. L'uomo delle telecamere è intento a scoprire come si usi la pistola che sta maneggiando, non consapevole del danno che può provocare, probabilmente. Lentamente, cautamente mi avvicino a lui, come una pantera nera si aggira nella notte in cerca della sua preziosa preda. I colpi di pistola continuano a farsi sempre meno frequenti, risultato che le persone morte dono aumentate, da parte nostra non credo proprio. Faccio un passo, un altro ancora, sempre più lentamente. Arrivo molto vicina a lui. <<Ella, stai attenta.>> La voce di Rosaly risuona nella mia testa, distogliendomi per un secondo dal mio obbiettivo. Ancora nascosta dietro ad una montagna di scatoloni sul corridoio delle scale che collega gli altri piani, decido finalmente di farmi avanti. Corro verso di lui, colpendolo con l'arma alla testa, facendolo svenire. Di sotto, troppo assorti nel combattimento, non si accorgono di nulla. Trascino l'uomo nella sua amata stanzetta delle telecamere. Lo siedo sulla sedia e con l'aiuto dello scotch, trovato sulla scrivania, lo lego come un salsiccioto e gli tappo la bocca. <<Ragazzi, l'ho preso e legato su una sedia, voi a che state?>> Chiedo con il fiatone per lo sforzo fatto trasportando un uomo nemmeno troppo magro. <<Ci stiamo...lavorando.>> Mi risponde Elia, anche lui con un notevole fiatone, per il continuo via vai da un nascondiglio all'altro. <<Va bene. Ehm...Veronica, le ragazze sono pronte?>> Chiedo, ricevendo un semplice sì come risposta. <<Ehm...okay, falle andare nel retro, che io le vengo a prendere.>> Dico velocemente, ma Cameron mi interrompe. <<No Ella, aspetta che finiamo!>> Dice, cercando di sovrastare il rumore dei proiettili. <<Ma non possiamo aspettare!>> Dico stizzita. <<Stai a sentire Cameron.>> Lo asseconda Samuel. <<Fate come volete, ma vi conviene fare presto, perchè sicuramente questo qui ha mandato l'allarme al suo capo!>> Questa volta urlo, rendendomi conto che il capo starà arrivando già. <<Abbiamo quasi fatto.>> Cerca di "tranquillizzarmi" Elia. Riuscendoci ben poco. Agitata mi muovo avanti e indietro, finchè non sento gli spari che cessano di esistere. Come un fulmine mi precipito fuori da quella stanza, andando dritta verso la porta sul retro. Le due mogli e la ragazza sono già pronte. Le porto nello studio del capo mettendo, però, la ragazza in quello che sembra uno stanzino. <<Okay, tesoro, sai quello che devi fare nel caso non funzionasse il piano A.>> Annuisce, mettendosi seduta a terra. Lascio la porta leggermente aperta, così che l'aria possa passare e che non stia completamente al buio. Sento qualcuno salire velocemente le scale e d'istinto afferro subito la mia arma. <<Amore, sono io.>> Samuel mi corre subito in contro abbracciandomi. <<Ho avuto così tanta paura per te.>> Mi lamento, ma la mia voce esce come un piccolo sussurro, dato che sono completamente con la faccia contro il suo petto. <<Lo so, anche io ne ho avuta per te.>> Si allontana leggermente, prendendomi il viso con le mani. <<Ma ora siamo qui e il piano sta andando a meraviglia. Si tratta di un tempo di pochi minuti e tutto questo sarà finito. Noi torneremo a casa con Elis e nessuno si sarà fatto niente, tranne quel bastardo. Va bene?>> Il suo piccolo sorrisino confortante mi da un senso di relax che non si può spiegare. È come se con quei piccoli gesti, riuscisse a manipolati come mai nessuno è riuscito a fare. Un mini sorriso si fa parto sulle mie labbra, facendolo sospirare di sollievo. <<Va bene.>> In un veloce e scaltro movimento, si tuffa sulle mie labbra, facendomi assaggiare il dolce sapore che ricopre le sue. <<Ragazzi, sta facendo ingresso con due suoi uomini.>> Ci avverte Rosaly, mettendoci in allerta. Io e Samuel prendiamo le nostre armi e le puntiamo sulla porta, così da fare fuori chiunque voglia entrare. Piano, piano la porta si apre, mostrando la media statura di quello che dovrebbe essere il capo. Le sue mogli sono in ginocchio davanti a me e a Samuel, con le mani alzate che cercano di far uscire alcune lacrime di finzione. <<C-cosa?>> Un sussurro da parte sua, che fa capire tutta la sua sorpresa nel vedere le due donne prese in giro da lui stesso, per ormai, anni. <<NON POTETE FARMI QUESTO!>> Continua a gridare imperterrito. <<Oh sì, che possiamo.>> Il ghigno malefico che ha Samuel lo fa sembrare tutta un'altra persona, il che mi fa chiedere "Com'è possibile?" Samuel si mette al fianco di Lucia, puntandole la pistola al petto. <<No, no, non farle del male. Non ucciderle.>> Lo sguardo del capo si fa preoccupato, ansioso, quasi abbia veramente paura che muoiano. <<Salvami Marcos.>> Sussurra Lucia piangendo. <<Va bene, allora...se non vuoi che uccida lei, uccideremo l'altra.>> Si avvicina a Ilary, puntando anche a lei la pistola al petto. <<N-no, non toccarle!>> Gli sbraita contro. Il suo viso si fa rosso di rabbia, ma il dolore lo lacera fin dentro le pupille. <<Ma come? Tu volevi uccidere la mia ragazza e mia figlia, non importandotene di come l'avrei presa io. Quindi non è la stessa cosa? O vogliamo provare con mamma e figlia messe insieme? Mh? Ti va di fare questi gioco?>> Il tono di Samuel si fa sempre più da "persona scappata dal manicomio" il che mi mette un po' di angoscia. <<In che senso?>> Chiede Marcos. <<Nel senso che prendiamo tua figlia e le spariamo al cuore, come volevi fare con la mia.>> Gli ricorda Samuel, facendogli ricordare ancora una volta che aveva ordinato di uccidere me e Elis. <<Samuel, aspetta un secondo.>> Lo fermo. <<Marcos...>> Lo richiamo. <<Guarda queste tue donne e dimmi chi sono.>> Gli ordino. <<Sono le donne della mia vita.>> Mi risponde subito, guardando entrambe, ma con vergogna. <<Ti sembra normale?>> Gli chiedo. <<No...>> Scuote lentamente la testa. <<Samuel passami la pistola.>> Gli do la mia arma e prendo la sua pistola. <<Queste due donne sono distrutte dalla notizia di aver condiviso lo stesso marito per anni, non essendosi accorte di tutte le cazzate che dicevi la sera al ritorno da casa da una delle due.>> Gli faccio capire dove essenzialmente c'è lo sbaglio. <<Quindi...se le hai mentito per tutto questo tempo non ti frega nemmeno di loro. Allora...>> Senza pensarci due volte sparo al petto ad entrambe. Il sangue finto esce e loro fanno finta di morire. <<NOOO!>> Le lacrime incominciano ad uscire dai suoi occhi, si inginocchia a terra, ignaro di tutto quello che sto pensando su di lui in questo momento.

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