Ella Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
Mi sveglio nel letto della camera mia e di Samuel, con la testa sul suo petto nudo. Alzo la testa verso di lui, sorprendendomi che ancora non si sia svegliato. Prendo il cellulare che sta facendo un rumore incredibile per colpa della sveglia. Spenta la sveglia mi alzo e prendo l'intimo e i vestiti che avevo lasciato qui per sbaglio quando me ne andai. Vado in bagno, appoggio i vestiti sul marmo che unisce i due lavandini e poi mi spoglio. Mi fiondo sotto la doccia dopo aver regolato per bene l'acqua. Mi faccio una doccia rinfrescante per metabolizzare cosa sia successo la sera prima.
"Io, Samuel, insieme. È un sogno vero? Perché non voglio svegliarmi mai più. Se è un sogno, non ditemelo, fatemi sognare ancora e ancora, perchè finalmente qualcosa nella mia vita sta andando nel verso giusto." Finita la doccia mi vesto, mettendo una maglia bianca velata e un jeans blu chiaro. Esco fuori e vedo ancora Samuel dormire tranquillamente con la bocca dischiusa. Sembra quasi un angelo. Vado vicino alla scarpiera e trovo le mie Puma rosa antico.
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Rimango i capelli sciolti, che miracolosamente hanno mantenuto la piega. Mi avvicino al letto e scuoto leggermente Samuel. <<Samu, svegliati.>> Mugula un qualcosa tipo "È ancora presto.", ma non ne sono sicura. <<Dai Samu, che dobbiamo partire!>> Fa un suono di disaccordo, cercando di nuovo di dormire. Sbuffo e vado in bagno. Mi lavo la faccia e i denti. Prendo alcuni trucchi che tengo nella borsa in caso di un ritocco di emergenza. Metto il mascara, eyeliner, rossetto rosa antico MATT e un po' di blush leggermente più scuro della mia pelle. Esco dal bagno e vedo ancora Samuel dormire. <<Samuel! Ma porca puttana, svegliati!>> Lo vedo aprire gli occhi ancora assonnato. Si gira e mi guarda con fare da cucciolo bastonato. Mi avvicino a lui e lo guardo minacciosa. <<Alza il culo, vatti a lavare, vestiti e scendi a fare colazione! E se non ti alzi...vedrai cosa succede!>> Sbuffa, ma non si alza. <<Baciami e mi alzo.>> Si mette a lagnare con le braccia conserte. <<Non fare il bambino e alzati.>> Alzo gli occhi al cielo sbuffando, ma mentre me ne sto per andare Samuel mi tira a se, facendomi cadere su di lui. <<Baciami e mi alzo.>> Sussurra in modo provocante, sapendo che non riesco a resistergli. Gli do un bacio a stampo, ma a quanto pare non gli sta bene, infatti mi attrae di nuovo a lui e mi bacia appassionatamente. Capovolge la situazione, facendo andare me sotto e lui sopra. <<Ora si.>> Arrossisco all'istante, mi scanso da lui ed esco fuori dalla camera. Sospiro, mentre scendo le scale per dirigermi in cucina. Mi faccio un the verde, aspettando che quel ragazzone idiota si muova a scendere per andare via. Quando finisco di fare colazione, sento dei passi scendere le scale. Esco dalla cucina, trovandolo in tutta la sua bellezza e sicurezza. Distolgo lo sguardo da lui per andare a posare la tazza. Esco dalla cucina e mi dirigo verso il salotto per aspettare il momento della partenza verso casa. Poco dopo aver perso tempo a guardare cartoni animati spagnoli, sento un fiato sul mio collo. In primo momento mi spavento, ma poi sento il tocco delle SUE labbra e così mi calmo. <<Sei...pronta?>> Mi dice tra un bacio e l'altro. Annuisco, non essendo capace di parlare per colpa del suo magico tocco. Quando trovo il fiato per dire qualcosa le sue labbra si impossessano delle mie. Si stacca quasi subito, fa il giro del divano e poi si siede vicino a me. <<Non ci credo.>> Dice. Corrugo la fronte confusa, pensando a cosa si riferisce, ma non riesco ad arrivare ad una conclusione. <<A cosa?>> Finalmente gli chiedo. <<Che hai accettato. Insomma, eri e sei già MIA, ma che di tua spontanea volontà hai accettato...ancora non ci posso credere.>> Sorrido, avvicinandomi a lui e dandogli un bacio sulla guancia. <<Beh...credici invece. Sinceramente per me sembra un sogno, ma poi mi rendo conto che è tutta realtà ed inizio a sorridere senza sosta. Samuel...tu riesci a rendermi felice con un solo sguardo e ti ringrazio per questo, perché sono un tipo che non sorride quasi mai e lo sai bene.>> Mi guarda insistentemente, forse abbindolato dal mio sguardo e io dal suo. Si avvicina a me lentamente, ma i miei ormoni sono troppo impazienti, quindi gli salto totalmente a dosso, mettendomi a cavalcioni su di lui, incominciando a baciare il suo sorriso divertito. Mi tiene per i fianchi, per farmi avvicinare di più al suo bacino. Istintivamente mi struscio su di lui, provocandogli un sospiro di approvazione. Sorrido maleficamente, dopo aver avuto un'idea abbastanza crudele. Incomincio a strusciarmi più frequentemente e a ogni mio movimento un gemito esce dalle sue labbra. Senza preavviso mi prende e mi porta di sopra, apre la porta e la chiude subito dopo con un piede. Mi mette sul letto e poi affonda le sue bellissime labbra sulle mie. Ormai anche io voglio di più. Lascio perdere il fatto che molto probabilmente siamo in ritardo per andare a casa, ma al diavolo tutto. <<Samuel...la porta...chiudila...a chiave.>> Dico tra un bacio e l'altro. Si stacca da me e velocemente va a chiudere la porta. Arriva a lunghe falcate da me, fiondandosi ancora una volta sulle mie labbra pieno di voglia di avere di più. Velocemente gli tolgo la maglia nera, buttandola da una parte a me sconosciuta della stanza. Rimane a petto nudo, così ho la possibilità di toccare il suo corpo muscoloso. Con il dito tratteggio i suoi tatuaggi, finché anche lui non ha il bisogno di poter andare più in fondo. Mi toglie la maglia così velocemente che ho quasi avuto paura si potesse strappare, ma in questo momento ho solo voglia di lui. <<Samuel...le precauzioni.>> Sussurro senza fiato. Mi sorride e poi mette una mano nella tasca. <<Intendi dire...questo?>> Caccia dalla tasca dei pantaloni una bustina argentata mentre sorride. <<Avevi già intenzione di...>> Annuisce e poi mi bacia subito, non dandomi nemmeno la possibilità di finire la frase. Quando cerca di slacciarmi i pantaloni lo sento innervosirsi. Prendo la sua faccia e lo spingo di più a me, facendogli lasciare la presa dai miei pantaloni. Velocemente lo faccio al posto suo, ma mentre sto per abbassarmi i pantaloni mi prende i polsi e li porta sulla mia testa. Sorrido divertita dal suo comportamento e dalla sua costante ossessione di avere tutto sotto controllo. Mi lascia i polsi e con le mani mi accarezza dalle spalle fino ai fianchi. Bacia ogni centimetro di pelle, concentrandosi di più sulla zona del collo, su cui ci lascia qualche succhiotto: come se quelli che aveva già lasciato non erano abbastanza. Lentamente mi abbassa i pantaloni, facendomi salire ancora di più la voglia di farlo mio e di poter dire che lui È MIO. Non so con quale forza soprannaturale, ma ribalto la situazione, rimanendo io sopra, a cavalcioni su di lui. Lo vedo con la coda dell'occhio che sorride, ma non ci faccio peso e inizio a preparare la mia piccola e dolce tortura. Incomincio a baciargli il collo, lasciando qualche succhiotto, scendo più in giù arrivando fino al petto. Mentre con le labbra gli bacio il corpo, con le mani faccio scivolare i pantaloni via da lui. Entrambi rimaniamo solo in intimo. Mi alzo e lo guardo negli occhi. Occhi lucenti, accecati dalla voglia e dalla lussuria. Di colpo prende di nuovo il controllo, provocandomi una risatina. Incomincia di nuovo a baciarmi. Le sue mani scivolano dietro la mia schiena nell'intento di togliere il reggiseno, ma gli suona difficile visto che la mia schiena è attaccata al letto. Inarco la schiena e lui, come se avesse visto lo sconto sul barattolo gigante di Nutella, mette subito le mani sul gancio. Mentre è intento a slacciarmi il reggiseno, io gli bacio il collo, rendendogli la cosa ancora più difficile. Riesce finalmente a slacciarmi il reggiseno, ma in un nano secondo mi fermo. Le mie guancia si dipingono di rosso e l'imbarazzo inizia a crescere. Mi tengo stretto il reggiseno al petto, guardando da un'altra parte. <<Non devi vergognarti, non con me. Sei bellissima e non ti permetto di nascondermi questo paesaggio.>> Fa un sorrisetto beffardo. Mi volta il viso verso di lui e poi sposta le mie mani. Inizia a baciarmi il collo, scendendo sempre più giù, fino al reggiseno. Tenendo le mani occupate a bloccarmi i polsi, per togliermi quel pezzo di tessuto lo prende con i denti e poi lo butta non so dove. Ora sono scoperta, ma il mio imbarazzo non c'è più. Non esiste. Incomincia a stuzzicarmi così tanto, che non resisto più, ma non riesco a muovermi per colpa sua. <<Cazzo Samuel...>> Sussurro tra un ansimo e l'altro. <<Che c'è? Qualcosa non va?>> Scherza, facendomi innervosire. <<Samuel...fammi tua...ORA!>> Alza la testa verso di me, guardandomi con desiderio. <<Credo di non aver capito.>> Mi sussurra all'orecchio in modo sensuale, facendo salire ancora di più la mia voglia sfrenata. <<Non c'è nulla da capire. Fammi tua, Samuel. Ora e per sempre.>> Non se lo fa ripetere una terza volta che subito si leva i boxer e poi mi toglie le mutande. Prende la bustina argentata e la apre con i denti. Dopo essersi sistemato mi guarda e mi sorride. Mi fa cenno se può andare avanti ed io annuisco. Appena sento che ormai è fatta, un sospiro di sollievo e una tranquillità mi avvolge completamente. Per almeno una mezz'ora tutto continua per lo stesso verso. <<Samuel...credo che...che dobbiamo partire ora. Siamo...in un grosso ritardo.>> Annuisce, prima di liberarsi e subito dopo anche io. <<Oh...mamma.>> Ormai parlo a sospiri e l'affanno fa parte di me. Samuel mi guarda soddisfatto e fiero. Mi sorride e poi mi bacia. Ci alziamo e ci sistemiamo come meglio possiamo. Le coperte le prendo e le porto nella stanza delle lavatrici.
"Siamo in troppi e una lavatrice non basta." Sorrido ancora al pensiero che tutto sta andando nel verso giusto e che io sto...con Samuel.
"Da quando ho accettato di stare con lui, ho capito che quello era sempre stato il mio desiderio, dal primo sguardo, dal primo contatto fisico e dalle prime parole, soprattutto dalle prime minacce." Rido al pensiero di quel giorno e gioisco per tutto quello che è successo. Ritorno dalla persona che si può definire il mio ragazzo. <<Andiamo?>> Mi chiede ed io annuisco. <<Ragazzi!>> Mi giro e trovo Rosaly ancora assonnata che si stropiccia gli occhi. <<Ho sentito dei rumori tremendi e sono scesa. Se l'ho sentito io figuratevi gli altri che sono al vostro stesso piano o al secondo. Avete per caso...>> Fa il gesto di quando uno fa sesso. Divento subito rossa e volto lo sguardo verso Samuel. Che divertito guarda la sorella. <<Sì.>> Una risposta secca. Rosaly sorride e poi se ne va. Sto per parlare, ma vengo interrotta. <<Aspettate, aspettate! Ma quindi voi state...>> Inizia ad urlare Rosaly, ma subito si ferma. Samuel mi prende per i fianchi e mi bacia dolcemente. Appoggio le mani sulle sue spalle spingendolo di più a me. A un tratto sento gridare un "Oooh!", poi un "Wow!" e ancora un "Non ci posso credere!". Ci stacchiamo e davanti a noi si presenta metà delle persone che vivono in questa casa. <<LO SAPEVO! Hai perso Elia!>> Dice Veronica, avvicinandosi ad Elia e porgergli la mano, aspettando che probabilmente gli dia qualcosa. Elia sbuffando le da 20€. <<Ma che ca...?>> Guardo Elia e Veronica molto confusa, tanto che subito si mettono a spiegare. <<Avevamo scommesso che se voi un giorno vi sareste messi insieme, avreste subito scopato, ma Elia invece diceva che avreste scopato più in là, INVECE HO VINTO IO!>> Esulta Veronica. Cameron si mette a ridere per le stupidate che fa la sua futura moglie, ma poi decide di prendere Veronica e di farla stare ferma, visto che stava spiattellando i 20€ in faccia ad Elia. <<Noi andiamo.>> Dice Samuel, prima di mettermi un braccio in torno ai fianchi e portarmi fuori casa. Tutti gridano un "Ciao" ed io ricambio, tranne Samuel.
"E mo chi glielo dice ai miei nonni che avevano ragione?!" Mi siedo nella Ferrari che tanto amo, con questo pensiero che mi martella la testa.