Capitolo 42

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Mentre giochiamo con la piccola, un brontolio si sente dalla mia pancia. Samuel si volta verso di me e scoppia in una fragorosa risata, cosa che mi fa storcere il naso. <<Vuoi mangiare qualcosa? Anche se hai già mangiato due ore fa?>> Mi chiede ancora sogghignando e cercando di non ridere, cosa che non gli riesce bene. Sbuffo e mi alzo dal letto. <<Vado a...a prendere...QUALCOSA DA MANGIARE!>> Fuggo dalla camera, correndo come una pazza verso la cucina. Vedo che nella cucina non c'è nessuno, così vado vicino ad un mobile e lo apro. Cerco un po' quando finalmente vedo il paradiso: delle gocciole mi stanno guardando da lontano. Mi appendo da tutte le parti per cercare di prenderle e quando finalmente ce l'ho mi siedo a terra, apro il pacco e incomincio a mangiare, godendo ad ogni morso che do. Poco dopo sento aprire la porta della cucina, così alzo la testa con ancora il biscotto in mano che sto per addentare. Samuel è lì, che mi guarda, osservando il mio sguardo colpevole. <<Ma che fai lì a terra?>> Scoppia a ridere, tenendosi la pancia per le troppe risate. Faccio un sorrisino anche io. Mi alzo e prendo un biscotto, mi avvicino a lui e gli tappo la bocca con esso. <<Ma stai zitto, che è meglio.>> Le sue risate si fermano, posa il suo sguardo di sfida nei miei ed io ricambio molto volentieri. Capisco le sue intenzioni, così comincio a scappare e a correre per tutta casa. Vedo Elia nel corridoio di sopra attraverso la ringhiera, così corro su per le scale e gli salto dietro le spalle. <<Elia! È il tuo migliore amico, FERMALO!>> Samuel è ad una distanza di sicurezza, con il suo solito sguardo beffardo. Elia è davvero confuso e stessa cosa Sammy, che è appena arrivata. <<Non so cosa vuole farmi, ma scommetto qualcosa di brutto...>> Sussurro all'orecchio di Elia. Lui scoppia in una fragorosa risata, alimentando un po' la presa sulle mie gambe per tenermi. <<Ma lui è il tuo ragazzo e sta a te tenerlo a bada, non di certo a me.>> Lo guardo supplichevole, ma lui si mette a ridere. <<E non ridere cretino!>> Gli do uno schiaffo sulla testa e lui sta zitto. <<Piccoletta, non riuscirai a scapparmi e non sarà tuo fratello a fermarmi.>> Un ghigno si fa spazio sulle sue labbra e riesce ad accendere in me quella scintilla che sento ogni volta che mi guarda, mi tocca o solo mi sfiora. Mi paralizzo in quegli occhi azzurri, così tanto che non mi accorgo che Elia mi ha messa a terra e se ne sta per andare. Appena non sento più il corpo di mio fratello vicino distolgo lo sguardo e poi mi precipito da lui. <<Non lasciarmi sola!>> Grido ormai senza speranza. Per girarmi verso Elia che sta andando nella direzione di Sammy, ma delle braccia forti mi circondano i fianchi. <<Lasciami!>> Comincio a dimenarmi, ma lui è il quadruplo più forte di me. <<Lo sai che non lo farò.>> Mi sussurra. <<Ora, io e te, andremo in quella stanza che tanto hai abusato e ci rilassiamo come non mai, ma soprattutto, avrò la mia vendetta.>> Le sue parole mi folgorano completamente, facendomi infiammare come il fuoco che arde in una foresta avvizzita. <<M-ma io ti h-ho messo solo un b-biscotto in bocca p-er farti stare z-zitto. Nulla d-di che.>> Balbetto, sì, perché la sua troppa vicinanza mi fa troppo effetto e non riesco a resistergli. <<Nella seconda guerra mondiale i tedeschi avevano stabilito che se moriva un tedesco per colpa di un italiano, dovevano morire di conseguenza dieci italiani. Bene...tu mi hai messo solo un biscotto in bocca per farmi stare zitto, mentre io farò qualcos'altro.>> Strabuzzo gli occhi per lo strano paragone che ha fatto, ma poi passo a quello che ha detto dopo e io mi agito come un'anguilla fuori dall'acqua. <<No! Non voglio! Tu fai cose strane, tu sei strano! E poi...dove hai lasciato Elis?>> Ci penso e in effetti non mi sono accorta che lei non era con Samuel. <<È con Veronica, ha preso anche la borsa con tutte le sue cose, ma ora non ci pensare e seguirmi.>> Mi tira per il braccio fino al terzo piano, fermandosi proprio davanti a quella porta che ormai conosco a memoria. <<Ci ho speso le ultime due settimane della mia vita, prima di scappare dalla villa.>> Sussurro tra me e me, infatti Samuel non sente. <<Dai, entra.>> Mi incita ad entrare ed io così faccio, anche se non nascondo, un po' di timore si fa spazio in me. <<Come già sai, vai in spogliatoio, ti cambi e poi...massaggio...>> Mi fa uno sguardo languido, che non mi va molto a genio. <<Non fare quella faccia, tanto non te la do.>> Mi giro e mi dirigo con fare altezzoso verso gli spogliatoi. Prima di chiudere le porta, scorgo lo sguardo di sfida che ha il mafioso fuori dalla porta. Mi cambio velocemente, prendendo lo stesso costume che usai la prima volta che misi piede qui dentro. Esco e trovo già Samuel vicino al lettino del massaggi. Guardo bene quel lettino e più lo guardo e più mi insospettisce. <<Hey! Ma il lettino si può alzare e abbassare!>> Scioccata indico il lettino, mentre Samuel scoppia a ridere. <<Quindi la prima volta lo avevi fatto apposta! IDIOTA!>> Gli grido contro, ma a lui sembra non importare. Quando finisce di schernirmi, mi fa segno di stendermi, ma io nego con la testa. Insiste e insisto pure io. Si avvicina a me, mi prende la mano e mi porta vicino al lettino. <<Avanti stenditi.>> Sospira, aspettando che faccia quello che dice, ma non gliela do vinta. <<È inutile fare tutto questo casino, perché tanto non te la do.>> Guardo da tutt'altra parte, ma sembra che a lui non stia bene. <<Va bene, vuol dire che ti prenderò con la forza.>> Alza le spalle indifferente. Non mi da il tempo di ribattere, che mi prende come una patata e poi mi mette a pancia in giù sul lettino. <<Uffa! Questa si chiama "violenza domestica"!>> Sbuffo, arrendendomi, perché tanto non c'è nulla da fare contro un energumeno come quello. <<Vedo che capisci, piccoletta.>> Mi sussurra all'orecchio, facendo formare sulla mia pelle tanti puntini. <<Ti ricordo che sei più forte di me, piccoletto!>> Gli sbraito contro, facendo nascere in lui una piccola risata, che mi fa andare in bestia ancora di più. La sua mano prende i miei capelli e li sposta di lato, così da lasciare scoperto il mio collo, con attorcigliato attorno il filo del costume. Pochi secondi e quel filo scompare, cadendo ai lati della mia testa. <<No Samu, per favo-...>> Non mi fa finire di parlare che le sue labbra incominciano a danzare sul mio collo, creando una scia di baci umidi lungo le mie spalle. Con la mano scende al secondo nodo a metà schiena e scioglie anche quello. Non riesco ad oppormi a quel tocco così angelico e esperto. <<Questo io non lo chiamo massaggio.>> Riesco a sussurrare, mentre mi godo ogni suo singolo bacio sulla mia pelle vogliosa di lui. <<No?...E come...lo chiameresti?>> Dice tra un bacio e l'altro. <<Paradiso o Inferno, decidi tu.>> Mi mordo il labbro per non gemere, quando arriva al mio orecchio. <<Girati.>> Mi sussurra, ma io non mi muovo. <<Cazzo Ella, girati...!>> Dice a denti stretti. Mi giro, lasciando il pezzo di sopra del bikini a giacere sul lettino. Si fionda subito sulle mie labbra, facendo accendere in me quella voglia matta di farlo mio.

"Col CAVOLO che non gliela do! Quella volta che non c'è Elis, possiamo farlo facendoci sentire, invece di cercare di stare in silenzio!" Appoggio le mie mani sulle sue guancia, accarezzandole anche qualche volta. Le sue mani salgono, fino a raggiungere il loro scopo. Un sospiro esce dalle mie labbra, che fa sorridere di soddisfazione il ragazzo sopra di me. Si stacca da me e scende fino in giù, raggiungendo lo stesso scopo delle sue mani. Risale lentamente, guardandomi dritto negli occhi, con quella scintilla di lussuria che mi ricorda tanto la nostra prima volta. Sembra quasi stesse aspettando il mio consenso per farlo e in effetti fa sempre così. <<Prima mi porti qui con la forza e poi mi guardi come se ti dovessi dare il permesso?>> Lo guardo divertita, invece lui mi sorride <<Il corpo è tuo e non mio e poi...lo faccio perché con le altre non lo facevo. Insomma, agivo e basta, invece con te...è totalmente diverso. Ho paura di poterti far male o solo che tu effettivamente non voglia.>> Abbassa leggermente la testa, ma non sono sicura se per l'imbarazzo o per vedere il mio seno scoperto. <<Quando hai finito di dire cazzate e di voler fare l'amore con me, fammi un fischio, nel frattempo vado a farmi un bagno.>> Sto per alzarmi, ma lui mi ferma. <<Non ci pensare neanche.>> Riprende a baciarmi come se non ci fosse un domani, fino al momento che tutto non finisce. <<Cazzo Ella, il preservativo...>> Lo guardo con indifferenza, mentre lui è impanicato. <<Non ti preoccupare, non sono nel periodo di ovulazione, anzi, probabilmente domani mi viene pure il ciclo.>> Mi alzo da quel lettino e poi mi rimetto il costume. Le sento sospirare poi alzarsi anche lui e sistemarsi. Vado in piscina senza degnarlo di uno sguardo, continuando a pensare alla sua reazione.

"Perché si è impanicato? Certo, forse perché abbiamo già Elis, però devo dire che...un po' mi ha ferita." Vado al centro, dove più o meno tocco, godendomi l'acqua calda. <<Piccoletta, che hai? Perché hai quella faccia?>> Mi chiede confuso, circondandomi con le braccia da dietro. Mi giro verso di lui, guardandolo fredda e senza emozioni. Un mio grande pregio è che riesco a nascondere le mie emozioni, ma l'effetto collaterale di questo pregio è il difetto che non riesco a controllarlo e quindi decide il mio corpo per me.

"In questo momento vorrei far trasparire le emozioni che mi passano per la testa, ma non ci riesco, è più forte di me." Sta per parlare lui, ma lo precedo. <<Hai paura di diventare padre, Samu?>> Incorcio le braccia e continuo a guardarlo nello stesso modo. <<Oppure semplicemente ti basta Elis e non vuoi avere in futuro figli da me? Guarda che puoi dirmelo, io non ho alcun problema se tu non vuoi, anche se non posso prometterti che non ti metterò mai le corna per avere un figlio. Cioè, io lo voglio un figlio, ma se tu non vuoi, non vuoi, io non posso mica obbligarti. Prima hai avuto quella faccia che, sinceramente, sembravi morto da tre giorni o più, talmente eri sbiancato. Lo so, farò io schifo come madre dei tuoi figli o non vuoi che crescano come me, perché sono un mostro, va bene, ho capito.>> Parlo così a raffica che lo vedo più confuso di me la mattina. Mi stacco da lui e mi dirigo verso le scale che portano fuori la piscina termale, ma vengo fermata da lui per un braccio. <<Non ho capito un cazzo di quello che hai detto, o almeno la maggior parte. Senti, non mi metterai mai le corna, perché altrimenti castro e poi ammazzo prima quello che ti ha scopata e poi segrego te in casa. Prima ero "impanicato" perché per il momento Elis è piccola e occuparsi di due bambini quando sono tutti e due piccolissimi, non è il massimo del divertimento. Figli con te? Mi pare la cosa più giusta che possa fare nella mia vita, apparte sposarti e tenerti per sempre con me. Sì, ho paura di diventare padre, ma io rido di fronte alla paura e sono sicuro che io, dopo l'esperienza con Elis, sarò pronto a fare il padre. Te lo prometto.>> Mi sorride ed io ricambio felice. Ci baciamo, fino a perdere fiato, ma a noi non interessa e appena ripreso quel poco di ossigeno, continuiamo a baciarci con foga. L'amore che provo in questo momento è praticamente indescrivibile. Sento un fuoco che arde dentro di me e anche se quella parte negativa di me sta cercando di spegnerlo con secchiate d'acqua, quel fuoco arde senza paura di potermi bruciare viva.

"È questo l'amore?" Continuo a pensare, finché la risposta non me la da lui. <<E comunque, se fosse per me, ti metterei incinta anche ora.>> Mi sussurra a qualche centimetro di distanza dalla mia faccia, con un sorriso stampato sulle sue labbra, che mi fa ogni volta morire. Ci baciamo, ci baciamo e ci baciamo ancora, perché noi ci amiamo e perché ormai l'amore...siamo noi.

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