Capitolo 68

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Indosso velocemente il mio "pigiama" ed entusiasta mi avvicino alla porta del bagno, quando Samuel entra prima di me.

"Fortuna che ho la vestaglia che mi copre!" Velocemente esco, dirigendomi a grandi falcate in cucina. Apro il frigo e prendo la bottiglia d'acqua, che verso poi nel bicchiere. Faccio un sorso e piano piano bevo tutto. Metto il bicchiere in lavastoviglie e quando sto per uscire entra Elia. <<Ciao sorellina.>> Mi da un bacio sulla fronte. <<Ciao fratellone.>> Lo abbraccio io, dandogli poi un bacio sulla guancia. <<Wow, Ella, la notizia di prima mi ha...spiazzato. Insomma, tu sei incinta ed io sto per diventare zio dopo essere diventato fratello per la seconda volta di una fantastica bambina. Sono così fiero di te e di cosa stai facendo nella vita di Elis. Hai un grandissimo spirito materno che, credimi, molte madri ti invidierebbero. Sei...speciale. Credo che Samuel si sia reso conto che è davvero fortunato.>> Mi abbraccia tra le lacrime ed io ricambio con i singhiozzi che squarciano il silenzio. <<Ed io sono fiera di te. Ti sei fidanzato da ben tre anni con una ragazza fantastica e hai trovato il tuo posto nel mondo. Non sono fiera di tutto quello che tutti voi fate, ma non sono fiera nemmeno di quello che io ho fatto, però se la vita ci ha dato questo, posso solo che accettarlo. Non sto dicendo che sei un fratello cattivo perché uccidi le persone, sto solo dicendo che il destino poteva essere un po' più gentile con entrambi. I nostri genitori sono dei mostri, siamo sempre stati allo sgocciolo perché papà spendeva le cose la maggior parte in alcolici, noi avevamo vestiti e scarpe nuove una volta o anche due all'anno, ma dopotutto siamo di nuovo insieme e...viviamo in una famiglia fantastica. Questo bambino è la cosa più bella che mi potesse capitare e poi tra non so quanto mi sposerò e sarà tutto perfetto.>> I singhiozzi fanno tramare il mio corpo e quelli di mio fratello rimbombano nelle mie orecchie. <<Aspetta...>> Dice e si stacca da me. <<Tu ti sposerai? Con Samuel?! È riuscito a farsi avanti?!>> Dice quasi isterico con un sorriso a trentadue denti. Annuisco sorridendo anche io. <<Sono così felice per voi.>> Mi da un bacio sulla guancia e poi mi asciuga le lacrime. Rimaniamo un po' a parlare seduti vicino all'isola al centro della cucina, aggiornandoci su tutto quello che è successo nelle nostre vite. <<Elis?>> Mi chiede <<Elis è rimasta con Rosaly. L'hai vista oggi a cena? Non la vuole lasciare un attimo. Le ho promesso che la può tenere per oggi e per domani.>> Sorrido, al solo pensiero di quella piccola peste. <<Chissà cosa penserà quella bambina quando saprà che i suoi genitori sono in carcere perchè hanno aggredito e quasi ucciso la sorella che l'ha cresciuta. Chissà cosa penserà quando sarà grande le sarà detto che noi qui facciamo lavoro sporco.>> Scuote la testa deluso da tutto. <<Non dire così, vedrai che capirà. E poi mettila così, se non le sta bene che noi facciamo questo, può anche allontanarsi da questo posto. Sarà brutto allontanarci da lei, ma resteremo in contatto.>> Gli accarezzo la schiena, facendolo annuire. <<Come credi che sarà da grande?>> Gli chiedo con gli occhi che guardano al futuro. <<Bellissima, forse anche più di te. Sarà dolce, amorevole con la famiglia e adorerà Samuel, anche più di ora, di questo è certo. Non ti hanno detto che quando non ci sei stata, quando piangeva la notte la mettevano nel lettone con Samuel?>> Dice ridendo. <<A volte con me si calmava ma era tempo di nemmeno mezz'ora che cominciava di nuovo a piangere.>> Rido, nell'immaginare loro che si disperavano. <<Io vado a letto.>> Mi avvisa, alzandosi e sbadigliando. <<Sì, andiamo va.>> Sorrido, salendo le scale insieme a lui, dandogli poi un bacio sulla guancia e augurandoci la buonanotte. Entro in camera, trovando Samuel sotto le lenzuola che parla al telefono appoggiato con la schiena alla testiera del letto. Con disinvoltura mi avvicino al letto e girata di spalle mi sfilo la vestaglia e la appoggio dalla parte opposta alla testiera del letto. Con non chalance mi butto sul letto di schiena girandomi poi dal lato opposto al suo. Dopo questi svariati movimenti, di conseguenza, la mia veste da notte si alza ancora un pochino, lasciando intravedere le mutande bianche. Samuel si gira e con la coda dell'occhio lo vedo che ridacchia. Prende il lenzuolo e lo adagia su di me, così che non possa distrarsi mentre parla.<<Sì sì, ci sono, dimmi.>> Dice Samuel a telefono, dopo essersi ripreso, a quanto pare, dal fissarmi. <<Sì sì, di questo ne riparliamo domani, buonanotte Alfonso.>> Stacca la chiamata, ma io faccio finta di dormire, invece di girarmi come al solito verso di lui e appoggiarmi al suo petto. <<Amore però quando decidi di fare la stronza fallo quando non sono impegnato. E non fare finta di dormire, che ormai ti conosco troppo bene e lo so che con la luce accesa non riesci a dormire e nemmeno quando ci sono rumori esterni.>> Dice, avvicinandosi a me e appoggiando una mano sulla mia coscia. Sbuffando mi giro verso di lui, guardandolo dal basso, mentre lui mi guarda con sguardo superiore, con la testa appoggiata alla mano. <<Non ti ho mai visto mettere delle veste da notte.>> Mi guarda con un sopracciglio alzato. <<Perché non avevo voglia di indossarle.>> Faccio per alzare le spalle indifferente. <<Oppure perchè mi vuoi provocare.>> Puntualizza, alzando un angolo della bocca. <<Oppure.>> Ripeto sorridendo sotto i baffi. <<Ti dico uno spoiler: ci sei riuscita. Anche se per provocarmi mi basta anche solo il tuo profumo.>> Dice accarezzando il mio collo con la punta del naso e di tanto in tanto gli da qualche bacio. <<Quindi non ci vuole niente.>> Ridacchio io. <<Veramente l'elemento principale...sei tu e basta.>> Mi guarda negli occhi facendomi perdere un battito. Abbasso la testa in imbarazzo, non sapendo reggere lo sguardo in quella situazione. <<Oh andiamo, non mi dire che ti imbarazzi ancora alle mie frasi.>> Mi deride, con un meraviglioso sorriso sul volto. Gli do una spinta con la mano, incitandolo a smetterla. <<Sei così carina quando arrossisci.>> Si avvicina e mi da un bacio sulla guancia, facendomi arrossire ancora di più. <<Ora dormi.>> Gli dico, girandomi dall'altro lato, spegnendo la luce con l'interruttore vicino al letto. Dopo averla spenta non faccio conto alla luce fuori dalla finestra dei lampioni e della luna, che ci illuminano ancora un po', dando la possibilità a Samuel di ammirare la mie veste quasi completamente alzata. Sento che cerca di trattenersi, infatti si gira e cerca di dormire. <<Notte.>> Mi dice, ma io non ricambio, facendogli credere che in due minuti sono già partita verso il mondo dei sogni. <<È mai possibile che mentre io sono qui che scoppio tu sei lì che dormi? Non posso neanche vendicarmi perchè tanto in mutande mi vedi tutti i giorni.>> Sbuffa frustrato, facendomi quasi ridere. Faccio nuovamente finta di girarmi verso di lui e con le braccia gli circondo i fianchi, facendolo subito irrigidire. <<Va bene, vado a prendermi un bicchiere d'acqua.>> Si alza e quando sta andando verso la porta noto che il mio piano ha funzionato. Dentro di me esulto mentalmente, congratulandomi con me stessa per saperci ancora fare. Mi alzo di nuovo dal letto e raggiungo Samuel giù. Dall'orologio a pendolo vicino alla porta della cucina vedo che è mezzanotte passata. Quindi sicuramente stanno tutti dormendo o si stanno dando da fare con le proprio ragazze. Sbadigliando entro in cucina trovando Samuel appoggiato al bancone della cucina che beve dell'acqua da un bicchiere di vetro. Mi avvicino a lui, ma sembra non avermi notata. Mi metto davanti a lui e poi lo abbraccio. <<Samu, non riesco a dormire.>> Faccio una voce infantile, schiacciando la mia guancia contro il suo petto. Stranamente non ricambia l'abbraccio, ma posa entrambe le mani sul bancone e sbuffa nervoso. <<Ella, credo che se non ti allontani ti sbatto al muro e facciamo l'amore in cucina, ma non mi sembra il caso.>> Sbuffa ancora una volta. <<Amore, dai però! Per quella volta che mi metto una veste da notte nemmeno ti piaccio. Mo le butto tutte. Io non lo so. Volevo farti una sorpresa mostrandomi così a letto, con il tentativo di farti sbollire un po' il nervoso del lavoro e di questi giorni, ma invece ti ho fatto innervosire ancora di più. Va bene, me ne vado.>> Faccio per andarmene, ma lui mi prende per il polso e mi mette con la schiena rivolta al bancone, mentre lui si mette davanti a me. <<Tu non hai capito. Sei incinta, e ho paura di fare male al bambino o che ti succeda qualcosa mentre lo facciamo, perciò non ho fatto niente e ho cercato di non perdere il controllo.>> Dice, mentre con gli occhi guarda ogni angolo del mio corpo. <<Amore...>> Sospiro sorridendo, appoggiando una mano sulla sua guancia. <<Secondo te, le donne incinte non fanno niente con i rispettivi ragazzi o mariti per nove mesi? Stiamo parlando di quasi un anno. Ci sono donne che anche a otto mesi lo fanno, il problema è la posizione.>> Scoppio a ridere, mentre lui fa una risatina. <<Diciamo che per il momento puoi fare tutto quello che vuoi.>> A sentire le mie parole mi carica subito in spalla, facendomi venire un colpo al cuore. <<Samuel, so camminare.>> Dico sbuffando. <<Non ti innervosire. Se ti porto io facciamo prima.>> Mi dice. Rimango quindi, con le chiappe di fuori rivolte verso la sua faccia. Sbuffo, quando ad un certo punto mi arriva uno schiaffo sul sedere. <<Ahi!>> Grido, dandogli poi un pugno dietro la schiena nuda, che ovviamente non gli faccio niente. <<Sì così. Ah che bel massaggio!>> Dice, dopo che l'ho riempito di pugni. <<Guarda, non te la do più.>> dico, incrociando le braccia. Entriamo in camera e lui mi butta su letto. Ma io rimango con il mio sguardo arrabbiato e con ancora le braccia conserte. <<Dai, non fare così!>> Dice ridendo. Mi alzo dal letto e mi avvicino allo specchio. Alzo un po' la veste e vedo cinque dita rosse che si vedono benissimo. <<Ma guarda qui cosa hai fatto!>> Gli grido contro, mentre lui se la ride steso su letto. <<No Maria, io scioccata!>> Sbuffo affranta, con le dita sulle tempie, nel tentativo di calmarmi. Ad un certo punto due mani mi circondano e un paio di labbra mi baciano teneramente il collo. <<No ora te ne devi andare. Mi hai fatta male!>> Dico gridando, ma subito cerco di ricalmarmi. <<Ti ho fatta male qui?>> Mi chiede, toccando la parte dolorante del mio sedere. <<Samuel, basta.>> Giro lo sguardo verso di lui, fulmunandolo con gli occhi. Un secondo dopo fa una risatina e poi mi bacia. Quasi subito mi stacco, cercando poi di andare via, ma lui non mi lascia andare. <<Guarda come siamo carini.>> Dice, mente guarda lo specchio con il mento appoggiato alla mia spalla, le sue braccia intorno a me e le mie mani sulle sue. Sorrido a quella meravigliosa scena, non potendo resistere alla tenerezza che mi fa la sua faccia da cucciolo indifeso. <<Una foto?>> Mi chiede sorridendo. Sospiro alzando gli occhi al cielo e poi annuisco. Va a prendere il suo cellulare e poi ritorna. Si mette di nuovo come prima, io mi metto in posa e nel giro di pochi secondi scatta la foto. <<Un'altra così, però la faccio io.>> Dico, prendendogli il cellulare da mano. Fa una risatina, mentre mi da un bacio sul collo, in quel momento scatto una foto, riprendendo quel magico momento. <<Ora posso andare a dormire?>> Domando, anche se la voglia di lui non mi abbandona i pensieri. <<E perchè mai? È ancora presto.>> Incomincia a baciarmi il collo, ad accarezzarmi i fianchi fino ad arrivare sotto ai seni. Le sue mani si muovono sinuose sul mio corpo, portando la mia mente a lasciarsi andare e spegnere tutto. Una notte di fuoco e fiamme avviene tra di noi. In tutti i baci ci giuriamo amore eterno e in ogni carezza ci urliamo un "Ti amo" silenzioso. I nostri respiri ansimanti spiegano al vento il nostro amore e i nostri occhi che qualche volta si incrociano e si accertano che l'altro stia bene. <<Ti amo.>> Mi sussurra affannato all'orecchio. <<Ti amo.>> Ripeto aggrappandomi a lui e tirando le punta dei suoi capelli lisci e biondi.

Ciao e tutte! Lo so, lo so, mi sono fatta attendere. Ma partiamo subito con la domanda!

DOMANDA:
Il vostro più grande difetto e pregio.

RISPOSTA:
Pregio: (per molte persone è un difetto per altre no.) Sono diretta.

Difetto: Sono organizzata solo per i fatti miei, se si parla di cose importanti, tipo lo studio, allora no.

Odio studiare, però poi allo stesso tempo penso che lo studio sia importante. Ma se è una palla studiare non è colpa mia. Se inventate un modo divertente per studiare allora studio volentieri. I bambini mentre giocano imparano. La mia maestra per insegnarmi l'alfabeto inventavamo un personaggio con l'inizio di quella lettera e creavamo una storia che continuava fino alla Z. A matematica ci raccontavano le storielle e ci facevano risolvere problemi divertenti. Uff, voglio ritornare alle elementari, ADDIO.

Sei semplicemente miaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora